Roma da oggi ha la sua vigna e si chiama “vigneto Barberini”

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All’interno del Parco archeologico del Colosseo nasce un impianto di uva Bellone, ricordata anche da Plinio il Vecchio. La vigna entra a far parte dell’itinerario Iter Vitis, progetto del Consiglio d’Europa.

Anche Roma ha da oggi il suo vigneto nel cuore della città. Un po’ come a Parigi, ma viene da pensare anche a Vienna o a Torino, per rimanere in Italia. La vigna in questione è nel Parco Archeologico che porta il nome del famoso anfiteatro: il vigneto Barberini, impiantato sul Colle Palatino, entra ufficialmente a far parte dell’itinerario Iter Vitis, uno degli itinerari culturali del Consiglio d’Europa nato per promuovere e preservare il patrimonio tangibile ed immateriale europeo del vino e della viticoltura, valorizzandone la sua unicità nel mondo globalizzato.

Un riconoscimento che è un modo anche per ricordare l’antica vocazione agricola del Parco archeologico del Colosseo e che rientra a pieno titolo nel più ampio programma PArCo Green volto a valorizzare, anche in chiave sostenibile, l’eccezionale ambiente monumentale e paesaggistico che il Parco racchiude. “La vite e la sua coltivazione – dichiara Alfonsina Russo, Direttore Generale del Parco archeologico del Colosseo – rappresentano da sempre un simbolo di identità, capace di plasmare il territorio quanto la cultura di un popolo. Un valore che la nostra istituzione condivide da sempre e che costituisce un elemento fondante del nostro modo di operare nell’ambito della valorizzazione del patrimonio del PArCo”.

Il parco non è solo un sito archeologico ma anche una grande area verde che comprende il Foro Romano ed il Palatino e si estende per oltre 40 ettari nel cuore della città di Roma. Un “parco naturale” che, nella sua toponomastica, conserva a tutt’oggi delle aree denominate “vigna”, ovvero orti, nel senso più esteso del termine; inoltre indagini archeologiche e carte storiche ben documentano la presenza di vigneti. Da qui l’idea di impiantare una piccola vigna sul Colle Palatino denominata “Vigna Barberini”, dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà.

In tal luogo, due anni fa, grazie alla sponsorizzazione dell’azienda vitivinicola Cincinnato, sono state messe a dimora le barbatelle della varietà Bellone – noto anche come Cacchione – un vitigno antichissimo e autoctono che lo storico Plinio il Vecchio chiamava “uva pantastica” – nell’ambito della sua opera enciclopedica Naturalis Historia – coltivato ancora oggi nelle province di Roma e di Latina.

Nell’ambito degli “Iter Vitis Award 2022” inoltre al Parco archeologico del Colosseo verrà assegnato il premio Best wine tourism practice linked to archaeobotany, in occasione di una cerimonia in programma per il prossimo 19 ottobre presso la città di Santiago de Compostela.

Foto copertina: Vigna Barberini©Parco archeologico del Colosseo

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