Il “lusso democratico” del Prosecco DOC che si difende dalle imitazioni

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A pochi giorni da Vinitaly abbiamo intervistato il presidente del Consorzio Stefano Zanette e il direttore Luca Giavi. In un momento di crisi per il comparto vinicolo, le vendite continuano a registrare tassi positivi, mentre il Consorzio è sempre più protagonista di grandi iniziative che mettono in luce il lifestyle italiano. Il segreto: tracciabilità, esperienza e la paternità di un prodotto autentico ammirato in tutto il mondo

di Emma Pagano e Federico Gordini

Quello del Prosecco DOC è uno dei Consorzi che più rappresentano l’eccellenza del Made in Italy a livello mondiale. Come è iniziato per voi il 2024?

Luca Giavi: “Nelle prime due mensilità abbiamo osservato dei segnali positivi. Sebbene i consumi di vino siano in calo, gli sparkling risentono di meno di questo trend. Anche per il nostro consorzio c’è stata una contrazione del 3,5% in volume, ma a bilanciarla registriamo un incremento del valore dovuto all’aumento dei prezzi che si è verificato a partire dal 2022. Ora però dobbiamo fare i conti con una riduzione delle scorte: nel 2023 la produzione di bottiglie si è contratta e in parallelo la catena di distribuzione si è molto accorciata, di conseguenza, la ristorazione e la distribuzione organizzata non fungono più da magazzino, la cui funzione è stata trasferita, anche se solo parzialmente, ai distributori. Al contempo, non possiamo non tenere in conto la situazione geopolitica in atto: in tempi di guerra la gente spende meno, e questo influisce anche sul nostro Consorzio. Tutto sommato però la denominazione procede bene, ma l’obiettivo rimane quello di aumentare il prestigio e il posizionamento dei nostri prodotti”.

Stefano Zanette e Luca Giavi

Le recenti ricerche svolte tra i consumatori francesi e statunitensi indicano che i giovani bevono sempre meno, non sono interessati ai “fine wines” pur essendo disposti a spendere di più per prodotti di qualità. Sono dati che vi preoccupano?

Luca Giavi: “Nel nostro caso non parliamo di preoccupazione, ma di attenzione. Investiamo risorse proprio per ottenere una visione più nitida del futuro. I giovani cercano un approccio salutare e una narrazione accattivante: dobbiamo essere bravi a raccontare un’altra storia sul vino, su come si abbina al cibo, sulla differenza rispetto ai superalcolici. Il problema dei fine wines non si avvicina molto a noi, dato che il nostro prodotto rappresenta un esempio di ‘lusso democratico’. Per vendere il Prosecco non abbiamo bisogno degli stessi contesti di altissima gamma o degli abbinamenti al fine dining”.

Parliamo di concorrenza interna. Il trend positivo delle bollicine ha portato a un aumento notevole delle produzioni che ormai coinvolgono quasi tutto il territorio nazionale, con una crescita di prodotti “base” che spesso il consumatore tende a confondere con il Prosecco e che vengono utilizzati sia in mixology che in mescita. Qual è il punto di vista del Consorzio su questa concorrenza interna? Come possiamo uscire dall’idea del “prosecchino” e coinvolgere il pubblico nella cultura di prodotto?

Stefano Zanette: “Siamo di fronte a un prodotto diventato un brand internazionale. Tutte le bollicine passavano per Prosecco, anche se non sono considerabili imitazioni, ma piuttosto prodotti che seguono la nostra strada. Ora dobbiamo far capire ai consumatori che ci sono prodotti a denominazione e questo vale anche per il nostro Sistema: Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG e Asolo Prosecco DOCG. L’Europa riconosce il Prosecco proprio per garantire al consumatore la denominazione, certificando l’origine, il territorio e la qualità dei prodotti, differenziandoli da quei prodotti che cercano la notorietà, magari fatti con vini esteri spumantizzati in Italia. La paternità del Prosecco, invece, è certa. Non è facile comunicare questo tema, ma è necessario per tutelare sia le denominazioni sia i consumatori. Dobbiamo provarci tutti insieme”.

Negli ultimi anni il Prosecco si è presentato al mondo anche grazie a grandi eventi cui partecipate: parliamo di appuntamenti extra-settore come la Barcolana e la MotoGP, tra gli altri. Queste occasioni rappresentano il mondo italiano, ma si proiettano all’estero. Potete parlarcene?

Stefano Zanette: “Si tratta di esperienze molto positive. In questi anni, ad esempio, abbiamo visto come la presenza del Prosecco nel Paddock della Moto Gp sia stata non solo apprezzata, ma abbia creato una relazione forte con tutti i piloti, le loro famiglie e tutte le persone che vivono il ‘Circus’ del Mondiale. Queste relazioni diventano importanti tanto quanto la visibilità che il Consorzio ha nei momenti mediatici delle gare o della premiazione sul podio. Noi siamo entrati in punta di piedi, ma questo lato umano è stato un rafforzativo importante della nostra presenza da sponsor”.

Che ne pensate della ventata in arrivo da Bruxelles? È vero che il Parlamento Europeo sta per cambiare, ma di recente abbiamo assistito a una serie di provvedimenti ipernormativi soprattutto dal punto di vista del vino italiano, che si differenzia da quello dell’alcol e dai suoi consumi in altri paesi europei. Al momento – giusto per citare un esempio – i fondi OCM su cui si regge la promozione internazionale extra UE della nostra filiera vinicola, dovrebbero essere cancellati dal 2026…

Luca Giavi: “Per quanto riguarda il tema dei fondi a supporto della promozione, ci riorganizzeremo in funzione delle risorse che saranno disponibili ottimizzando le attività. Più in generale, attualmente si tende a parlare spesso in modo negativo di tutto ciò che riguarda l’alcol. Il Prosecco, rispetto ad altri vini, è già caratterizzato da un moderato grado alcolico e stiamo anche lavorando su una variante in cui la gradazione sia ancora inferiore. Detto ciò, la cultura e lo stile di vita quotidiano italiani, dove il vino si consuma a tavola e fa parte a tutti gli effetti dell’alimentazione, non hanno niente che vedere con lo sballo del weekend, che è un problema sociale e di salute. Un conto è limitare l’alcol, un altro è consigliarne un uso moderato. Vietare porta solo all’abuso, si tratta quindi di una forma di comunicazione sbagliata fin dall’inizio: non dobbiamo far prevalere la cultura del divieto. Piuttosto, dobbiamo parlare di un approccio culturale. Il consumatore non lo informiamo attraverso divieti e etichette allarmistiche, ma facendo cultura: alimentare, di territorio sulle modalità di produzione e di consumo”.

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Federico Gordini

Editore di MWW Media – Vendemmie, ha un’esperienza ventennale nell’ambito della comunicazione per il settore agro-alimentare ed è l’ideatore e produttore di format come Milano Food Week, Milano Wine Week e World Aperitivo Day.

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Emma Pagano

Emma Pagano, italo-americana, pratica l’amore per le parole in due lingue, tra comunicazione, traduzione e organizzazione di eventi culturali. Responsabile della Comunicazione di MWW Group, coordina il progetto Vendemmie assieme al team.

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