Natalia Mastrota: “I miei record correndo tra i vigneti”

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La campionessa di Ultra Trail racconta le sue passioni nello sport e a tavola: “Non rinuncio a nulla, compresi calici e carne rossa. Smaltisco con allenamenti e gare. Amo i vini francesi, valdostani, lombardi e calabresi. E lo Sfursat…”

di Luca D.F.

Immaginate di camminare e correre su un circuito con un dislivello di 5.000 metri per 10 o 12 ore consecutive. Impensabile? Invece è proprio quello che fanno i professionisti dell’Ultra Trail, uno sport poco conosciuto, ma che viene praticato in ogni continente da atleti e atlete che definire fuoriclasse sembra persino riduttivo.

Natalia Mastrota, la figlia del conduttore Giorgio e di Natalia Estrada, è una di loro, fa parte del Team Vibram e gareggia in tutto il mondo.  In Italia ha iniziato a farsi conoscere dal pubblico televisivo partecipando a “Casa Mastrota”, programma condotto dal padre Giorgio Mastrota su Food Network, canale 33 del digitale terrestre. In quel programma, Giorgio Mastrota mostra come si preparano ricette semplici, che costano poco e che fanno parte della tradizione italiana, specialmente calabrese e lombarda.

Infatti “Casa Mastrota” viene registrato a Bormio (in Lombardia) oltre che a Civita, paesino in provincia di Cosenza che fa parte delle storiche comunità arbereshe in Italia, perché molti suoi abitanti sono di origine albanese. In Casa Mastrota, Natalia aiuta il padre a preparare le ricette di famiglia. Il programma le ha dato una certa notorietà, ma l’impressione è che lei gradirebbe di più essere famosa come atleta e aiutare il suo sport a diventare più popolare.

Come spesso avviene, i campioni e le campionesse degli sport più faticosi sono i meno conosciuti dal grande pubblico soprattutto perché sono meno seguiti dai media. Le chiediamo quindi di parlarci del suo sport, che ha anche un legame con il mondo del vino.

Natalia, parlaci dell’Ultra Trail.

È uno sport che richiede grande passione e grande preparazione fisica. Già correre per 10 o più ore non è da tutti, ma nell’Ultra Trail i circuiti hanno dislivelli che arrivano a 5.000 metri. Se la gara è di 100 km ogni 10/15 km vengono allestiti dei punti di ristoro con cibo, acqua, assistenza medica e in cui è anche possibile cambiare i vestiti

Come è nata la passione per questo sport?

 

A me è sempre piaciuto camminare in montagna, correre e sciare, quindi mi è sembrato naturale provare l’Ultra Trail. Mi sono appassionata e ho partecipato alle prime gare. Mi considero una professionista, gareggio in tutto il mondo e faccio parte del Team Vibram. Nel mio sport per le gare più importanti sono previsti dei premi in denaro, ma il contributo più rilevante te lo danno gli sponsor. Il vero limite del mio sport è che non ha le caratteristiche richieste dalla televisione: nessuno guarda una gara che dura 10, 12 o anche 16 ore. Per rendere l’Ultra Trail appetibile al grande pubblico un network dovrebbe riprendere tutta la gara e realizzare una sintesi di un’ora e mezza (la durata di una partita di calcio) o anche solo di un’ora. Difficile da concretizzare perché per il network sarebbe un grosso investimento economico e di personale”.

Potresti condurre un talk show in cui parli del tuo sport e intervisti i campioni e le campionesse.

Certo, mi piacerebbe realizzare un programma televisivo in cui contribuisco a far conoscere il mio sport, i suoi campioni e le sue campionesse. Sono cresciuta negli studi televisivi, per me sarebbe una cosa naturale.

Essendo l’Utra Trail molto faticoso, richiede un allenamento quotidiano?

È quella la parte più faticosa. Quando ti sei preparato nel modo giusto, la gara ti sembra meno faticosa dell’allenamento. Comunque, finita una gara c’è il periodo di scarico in cui non si cammina in salita, si fanno solo delle passeggiate in pianura, al massimo si fa una corsa e ci si avvale del fisioterapista. A Chamonix nevica da dicembre a marzo e quindi passo molto tempo a sciare”.

Come si alimenta un’atleta di Ultra Trail?

Mangio di tutto, anche la carne rossa, tanto con l’esercizio fisico e le gare smaltisco in fretta. So che molti atleti si nutrono quasi esclusivamente di carne bianca (pollo, tacchino, agnello, vitello), ma io non ho mai seguito questo regime alimentare. Non ricordo nemmeno quando ho mangiato di recente la carne bianca. Lo stesso vale per il vino: non sono mai stata astemia, molti atleti invece lo sono, ma io un bicchiere durante i pasti l’ho sempre bevuto

Quali sono i tuoi vini preferiti?

Abito a Chamonix (in Francia), vado spesso a Bormio e a Civita, quindi i miei vini preferiti sono francesi, valdostani, lombardi e calabresi. Le mie bollicine preferite sono lo champagne francese e lo chardonnay della Maison Anselmet della Val D’Aosta. Mi piacciono molto anche lo Sfursat della Valtellina, il Magliocco, il Rosato e il Greco bianco della Calabria. Lo Sfursat lo associo a una gara di 42 km: la Valtellina Wine Trail, da Tirano a Sondrio, tra i vigneti di montagna. Ebbene sì, anche l’Ultra Trail ha un legame con il mondo del vino

Immagine di Luca D.F.

Luca D.F.

Giornalista poliedrico ma specializzato in sport e spettacolo, collabora con quotidiani, periodici e riviste online vantando una lunga milizia radiotelevisiva. Ha scritto per Corriere della Sera, Il Giornale, Controcampo, Men's Health Italia, Guerin Sportivo, Jack e Progress.

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