La carenza di personale tiene banco in questa estate 2022

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Ci fa i conti anche la Francia, il paese più visitato al mondo, che sta tornando ai flussi pre-pandemia, ma senza una manodopera all’altezza.

A stagione estiva ancora non terminata, il settore turistico alza i calici per festeggiare numeri molto vicini a quelli pre Covid. Il problema però, come si legge in un articolo pubblicato sul quotidiano online americano Politico.com nella sua edizione europea – è che sono ancora pochi i lavoratori addetti a far saltare il tappo della bottiglia per celebrare il ritorno alle vacanze. Insomma, la carenza di personale ha fatto la differenza in questa estate – quasi – alle porte. L’esempio più calzante per il giornalista Peter O’Brien è la Francia, dove i turisti sono tornati in massa nel paese più visitato del Pianeta.

Nel 2020, l’anno peggiore della pandemia, il turismo è diminuito del 40 per cento Oltralpe, provocando un deficit di circa 60 miliardi di euro. I lavoratori dell’ospitalità si sono trovati a casa per mesi e mesi, facendo affidamento sugli aiuti governativi piuttosto che su entrate e mance regolari, mentre bar, ristoranti e hotel hanno lottato per rimanere in vita. Quest’anno, la Francia dovrebbe raggiungere i livelli di turismo pre-pandemia, ovvero tra gli 80 a 90 milioni di visitatori stranieri all’anno, ma gli sforzi del settore dell’ospitalità hanno trovato un ostacolo importante dinanzi alla carenza di manodopera. Nella scorsa primavera – si legge nell’articolo – c’erano fino a 300.000 posti di lavoro pubblicizzati per hotel e ristoranti in tutto il paese. Nel 2020, nello stesso periodo, il settore impiegava 1,3 milioni di addetti.

Nel paradiso turistico del quartiere Saint-Germain-des-Prés a Parigi, i ristoranti più in voga hanno chiuso i battenti uno o più giorni alla settimana. Altri si sono rivolti all’aumento dei benefici e alla fornitura di orari flessibili, senza però ottenere un riscontro positivo da queste misure, mentre da più parti si leva la convinzione che questa situazione persisterà in autunno e oltre.

Sebbene l’ospitalità sia uno dei settori più colpiti, non è l’unico interessato da questo fenomeno. Un sondaggio della Confédération Générale des Petites et Moyennes Entreprises pubblicato a luglio ha mostrato che metà delle piccole e medie imprese in Francia era alla ricerca di lavoratori, ma il 94% di loro non riusciva a trovare il “profilo giusto”. L’impatto delle carenze va ben oltre i tempi di attesa per i clienti: senza persone veramente competenti, la qualità del servizio diminuisce. E insieme a ciò, le entrate. Sono i camerieri senior a parlare e a puntare il dito “contro” gli studenti, sempre – pare – meno volenterosi e con scarsa esperienza. La loro media di impiego è di circa tre settimane e poi vanno via, senza alcuna possibilità di una formazione seria. Più indulgente è la voce di Jean-Claude, maître d’hôtel della Brasserie Lipp, storico locale nato nel 1880: “Le mentalità sono cambiate, molti sono andati all’università, vogliono lavorare come tutti, ma fare orario d’ufficio. Vogliono che i fine settimana e i giorni festivi siano liberi, il che è praticamente impossibile in questo tipo di lavoro” . Non a caso – come si legge su Politico – l’intero staff della brasserie è composto da uomini dai capelli grigi, con grembiuli bianchi e panciotti neri. L’anzianità media di lavoro è di 19 anni.

Per il governo Macron affrontare la carenza è una priorità assoluta e anche una chiave di volta per abbassare il tasso di disoccupazione in Francia, che si attestava al 7,3 per cento nel primo trimestre del 2022. Una bella contraddizione se si pensa all’offerta di lavoro che c’è. Per questo motivo l’Eliseo intende rendere più difficile l’accesso ai sussidi di disoccupazione. In un’intervista del 14 luglio scorso, Macron aveva annunciato che un disegno di legge in tal senso avrebbe potuto essere presentato già “questa estate“, affermando che la “piena occupazione” era “il cuore della battaglia [che vuole] combattere nei prossimi anni”. La piena occupazione è in realtà un eufemismo: si tratta infatti di un obiettivo di disoccupazione inferiore al 5 per cento, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro. I sindacati però hanno criticato i piani, condannando l’idea di “condizionare i sussidi di disoccupazione [per far sì che le persone] accettino qualsiasi tipo di lavoro”.

Nonostante tutti i discorsi su come gli atteggiamenti e le aspettative delle persone possano essere cambiati, in particolare durante la pandemia, l’elefante nella stanza rimane il denaro. La scarsa retribuzione, le pensioni scadenti e i benefici deboli nel settore turistico rimangono gli inconvenienti più evidenti e con l’inflazione che si aggira intorno al 6%, è improbabile che le cose migliorino.

Il pezzo di O’ Brien si chiude sulle parole di Juan, manager del bar Monk vicino a Place Saint-Michel, che dice: “Dopo le 20:00 siamo pagati come se fossero le 9:00. Non ci viene rimborsato neanche il taxi che dobbiamo prendere alle 3:30. Il governo deve mettersi le mani in tasca e rendere questo un lavoro attraente“.

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