In Cile un vino prodotto da una varietà di uve quasi estinta

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La cantina Santa Carolina ha riscoperto vigne di oltre 100 anni di una varietà di cui restano solamente 15 ettari piantati in tutto il mondo.

Come spesso accade le grandi scoperte sono figlie del caso. Anche in questa occasione è proprio la fortuna ad averci messo lo zampino ed aver probabilmente salvato dalla definitiva estinzione una varietà di vite. 
Dodici anni fa, durante delle ordinarie operazioni di pulizia delle cantine a Viña Santa Carolina, in Cile, è saltata fuori una mappa della tenuta risalente a circa 150 anni prima su cui era evidenziato un particolare vigneto.

Andres Caballero – enologo capo di Santa Carolina – ha raccontato a The Drinks Business che, proprio quella cartina, li ha condotti nel luogo dove sono state rinvenute le piante di una tipologia di vite che, inizialmente, si credeva potesse essere Malbec, ma che le indagini scientifiche hanno identificato come Romano, una varietà quasi estinta. Le piante – che si stima abbiano un’età compresa tra 100 e i 110 anni – trovate a Colchagua incredibilmente in buone condizioni, sono state espiantate e riallocate più a sud nella zona di Cauquenes.

Secondo gli studi condotti la varietà Romano, conosciuta anche come César, è originaria della zona di Chablis, nel dipartimento francese della Yonne. Le radici di questa pianta sono particolarmente resistenti, il che potrebbe spiegare il perché siano state impiantate in Cile e sopravvissute per così tanti anni. L’azienda cilena – il terzo produttore di vino del paese – ha selezionato un clone di Romano con il preciso intento di garantire la sua futura coltivazione ed espansione in Cile. Secondo Wine Grapes restano solo altri dieci ettari di Romano piantati a Irancy, in Borgogna, dove si produce un vino risultato di un blend con Pinot Noir.

Questo mese, dopo oltre un decennio, il vino sarà finalmente pronto per il lancio e farà parte della gamma “El Pacto” di Santa Carolina distribuita nel Regno Unito al prezzo di 15-18 £, per sole 2.000 bottiglie.

Caballaero ha descritto il vino come un rosso leggero, simile a un Pinot Noir, ma con tannini più marcati: “forse non ha la stessa eleganza di un Pinot, né è così raffinato, ma è autentico, onesto e un po’ caotico, più simile a un Picasso che a un Monet. È un vino dirompente, con una grande personalità.

 

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