Il figlio di Simone: “Vi racconto la storia del Noscia, da un vitigno che ho scoperto in casa”

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Santoro è un enfant-prodige, enologo di 28 anni impegnato nell’azienda di famiglia Melillo: “Ho scoperto il Francavilla quando ero al liceo, dopo 10 anni di prove lo abbiamo messo in commercio e adesso è il nostro gioiello”

di Luca Serafini

Ha già una vita da raccontare, Simone Santoro. A soli 28 anni appena compiuti, si è costruito la sua piccola azienda all’interno di quella di famiglia, la “Melillo” di quarta generazione (“Iniziarono i miei bisnonni, la gestiscono ancora i miei zii”) e adesso si coccola il suo Nuscia che è il prodotto trainante del gruppo.

Un quinquennio all’Istituto Tecnico Agrario Locorotondo, poi altri 5 di enologia all’Università degli Studi di Udine: tra un libro e l’altro, tra un viaggio e l’altro dalla Puglia al Friuli, lavoro, solo lavoro, tanto lavoro. Perché è a Francavilla Fontana (Brindisi) che ha scoperto l’esistenza di un vitigno incolto: “Ero al secondo anno delle superiori quando si verificò il boom del progetto di biodiversità, che andava a sviluppare e mettere in atto le varie specie autoctone della regione”, spiega Simone. “Ho voluto focalizzare le mie attenzioni al vitigno Francavilla per il semplice fatto che si chiamasse come la città dove sono nato. Mi ha incuriosito, nessuno lo aveva mai sfruttato per vinificare. Iniziai a fare prove sperimentando sulle pochissime piante disponibili, anzi sarebbe più corretto chiamarle microprove”.

Una nicchia di qualche litro, 3 anni di lavoro, ma nel 2018 i risultati di nicchia non erano soddisfacenti: “Era un buon bianco, ma mancava qualcosa come un po’ di carattere, di personalità. Non si distingueva… Allora decisi di iscrivermi a Udine e fu una scelta giusta, perché è lì che appresi le tecniche per vinificare il Francavilla: raccolta al mattino presto, conservazione a temperature molto basse garantite dal ghiaccio secco, pressatura soffice del mosto attraverso le presse a polmoni francesi, in modo da mantenere tutte le caratteristiche varietali dal campo alla cantina”.

I primi risultati sono buoni e nel 2019 inizia l’imbottigliamento: 200-250 pezzi. Battezza la sua creature “Noscia” che in dialetto significa nostra. Al terzo anno di enologia a Udine, esplora la vicina Slovenia conoscendo le grandi cantine, famose per gli orange wine come il Castellata, il Gravner, il Carpino. Nel 2022 nasce il suo primo orange wine da uve al 100% di Francavilla “raccolte una decina di giorni dopo il Francavilla bianco, poi rimangono a macerare con le bucce per 33 giorni, come gli anni in cui morì Cristo”, racconta sorridendo Simone. “Adottiamo la fermentazione alcolica malolattica con affinamento in botte di rovere francese, per 5-6 mesi. La prima annata 2022 è stata premiata come miglior orange wine italiano nel 2025, nel frattempo siamo passati a una produzione di 3800-4000 bottiglie tra bianco e orange”.

Noscia oggi produce tra le 15 e le 20 mila bottiglie l’anno: “La ‘Melillo’ del resto è da sempre focalizzata solo su vini autoctoni, principalmente Primitivo, Negramaro, Susumaniello, mentre la seconda linea che abbiamo ribattezzato ‘Truddu’ (trullo, in dialetti) ha come prodotto principe, adesso, proprio il Francavilla: il ‘Noscia’ è trainante”.

Vende a ristoratori, enoteche e – sempre nel settore dell’horeca – all’estero: “Ho creato 3 anni fa la mia azienda privata che si chiama ‘Simone Santoro enologo’, rimanendo all’interno dell’azienda di famiglia. Con la mia azienda dei Noscia e con il Truddu abbiamo partecipato a ‘Milano Wine Week’, un’esperienza fondamentale per avere feedback da consumatori ed esperti: serve a loro per conoscerli e per me per capire”.

Immagine di Luca Serafini

Luca Serafini

Dal 1° febbraio 2024 direttore responsabile di Vendemmie, giornalista e scrittore, ha una lunga carriera televisiva alle spalle ed è tuttora opinionista sportivo tra i più apprezzati. Ha pubblicato saggi e romanzi, con “Il cuore di un uomo” (Rizzoli, 2022) ha vinto il premio letterario “Zanibelli Sanofi, la parola che cura”.

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