Masterclass in Campania: il Sudtirol racconta la sua cultura e le sue tradizioni. I piccoli produttori riuniti in cantine sociali, le viti di alta montagna, 86 UGA riconosciute e classificate
di Marina Alaimo
L’Alto Adige è il territorio che più di ogni altro ha saputo portare ai massimi termini il turismo di montagna in ogni stagione dell’anno. La regione tra le Alpi ha fortemente voluto mantenere integra la bellezza della sua natura, prevalentemente selvaggia e silenziosa, tanto da divenire una meta desiderata da moltissime persone. C’è un compromesso antico tra l’uomo e le montagne fondato sul rispetto che ha reso così affascinanti i paesaggi, disegnati da piccoli villaggi al cospetto della grande montagna, avvolti nell’abbraccio delle diverse vallate. La viticoltura fa parte di questo patto antico, modellatosi nel tempo alle condizioni dettate dal clima rigido e dalle asperità delle altitudini spinte, quanto dei suoli ripidi e spesso rocciosi. Una sfida che i vignaioli altoatesini hanno saputo trasformare in tratti identitari dei propri vini, declinati nelle svariate sfumature, tracciate dai diversi areali che tanto cambiano, anche in aree molto ristrette – pensiamo che ci sono circa 150 tipologie di rocce diverse. La vite si arrampica coraggiosamente fino, e oltre, i 1000 metri, sfidando la severità delle Alpi e i venti freddi.
MONTAGNA DEL VINO
Sì, la vite è un po’ ovunque nel Südtirol, è parte della sua identità, tanto che in tedesco “vigneto” si traduce con “Weinberg”, letteralmente “montagna del vino”. La profonda cultura del vino ha piantato radici solide, rafforzate dagli studi di ricerca sui quali da sempre si investe con convinzione per assicurarsi qualità e un futuro ambizioso – ricordiamo che qui è nata la prima scuola enologica d’Italia. I tanti piccoli produttori hanno presto intuito la necessità di unirsi in cantine sociali e lo fanno da 150 anni. Le cooperative in questo grande lavoro di concertazione rappresentano un sostegno importante ed efficiente, che consente di mantenere viva e solida la tradizione vitivinicola altoatesina. Per quanto piccola, la regione dell’Alto Adige si dimostra estremamente capace di stare al passo con i tempi, di ragionare e apporre soluzioni che affrontano tematiche ampie, complesse in un territorio di montagna, fino a mostrarsi stratega illuminato in campagne di marketing e di innovazione tecnologica.
86 UGA IDENTIFICATE E RICONOSCIUTE
Con il nuovo Disciplinare di produzione, approvato dal Ministero dell’Agricoltura nell’ottobre del 2024, il sistematico adattamento dei vitigni ai diversi terreni è diventato addirittura ufficiale: nello specifico si tratta di 86 unità geografiche aggiuntive definite chiaramente e documentate nel dettaglio. Per ognuna di queste sono state stabilite fino a cinque varietà di vitigni che meglio si adattano alle diverse caratteristiche del suolo. Inoltre, in materia di qualità vigono regole severe. Così solo i vini DOC possono essere anche vini UGA e le quantità vendemmiali sono state ulteriormente ridotte di un quarto rispetto a quanto prescritto per i vini DOC. Infine, l’uva dei vini UGA deve provenire al 100% dall’unità geografica indicata. Per i consumatori ciò significa che, a partire dall’annata 2024, è possibile individuare l’esatta ubicazione delle vigne grazie al nome dell’UGA riportata sull’etichetta insieme al relativo pittogramma sotto forma di grappolo stilizzato.


Masterclass vini Alto Adige con Filippo Bartolotta
A Napoli presso il ristorante Veritas, stella Michelin, Filippo Bartolotta ha raccontato i vini dell’Alto Adige, cercando di riassumere, nelle etichette selezionate, le microzone più rilevanti, con le relative peculiarità nel bicchiere.
Da territorio rossista, con vitigni interessantissimi come la schiava e il lagrein, fino a raggiungere una prevalenza di vini bianchi del 65%.
Circa 90 chilometri di vini bianchi raccontati nelle bottiglie scelte dal giornalista Filippo Bartolotta.
- Si inizia con un campione di premi, il Silvaner Praepositus 2023 di Abbazia di Novacella, in Valle Isarco – la vigna più a nord dell’Alto Adige, pertanto territorio esclusivo di uve bianche. Terreno morenico, roccioso, ci rimanda un vino ricco nel corpo e salino, dai profumi sottili di fiori bianchi, cedro e gesso.
- Etichetta simbolo della Val Venosta, il Riesling Vigna Windbichel 2023 Az. Agr. Unterortl – Castel Juval, piccola vigna di soli 4 ettari a 700 metri di altitudine, su terreno molto scosceso. Vigna ventosa la traduzione, elegante nei profumi, fresco e burroso allo stesso tempo, miele, cedro, liquirizia, delicati idrocarburi.
- Pinot Bianco Kalkberg 2023 Cantina Sankt Paulus, sa di frutta bianca e caldo il sorso forse per l’annata.
- Punta sul valore del tempo e sull’esaltazione del terroir, con risultati straordinari: Muller Thurgau Feldmarshall Von Fenner 2013 Tenuta Tiefenbrunner. È precisione e finezza, riporta l’austerità e la freschezza delle sue montagne, cristallino e vibrante nella freschezza, ma anche setoso e profondo. Grande vino.
- Appius 2015 della Cantina San Michele Appiano, blend di uve chardonnay, pinot grigio, pinot bianco, sauvignon. Profumato e ricco nel sorso un po’ troppo caldo.
Pinot Bianco Rarity 2009 Cantina Terlano: Emozionante già dai profumi da inseguire con la virtù dell’attesa per goderne appieno. Agrume di mandarino, poi balsamico, miele, cenere, gioioso tra agrume, burro e sale. Sebastian Stocker un vero kellermaister, l’enologo visionario che ha saputo dare valore ai vini di cooperativa traducendolo in un sistema sostenibile esemplare. Il vino, a sua memoria, ne conferma il grande valore professionale e umano.
Sicuramente divertente e colto l’abbinamento dei vini ai piatti dello chef Marco Caputi del Ristorante Veritas di Napoli, che lo ha visto servire il seguente menu:
- Lattughino arrosto, kiwi, mandorle verdi erbe spontanee
- Gambero, mandorla, limone e liquirizia
- Trottole con peperoni, cocco, ricci di mare e tonno alletterato
- Ravioli di pesce affumicato, pollo e dragoncello
- Rosa, rosa rosa (dessert)
Marina Alaimo
Giornalista Napoletana, rimasta a Napoli per scelta, collabora con
diverse testate e guide specializzate nel settore food and wine da molti anni. Sommelier, il viaggio nel mondo del vino è iniziato proprio frequentando un corso AIS e la folgorazione è stata totale, irresistibile, fino a scegliere di cambiare totalmente il corso della propria vita.