Gianni Sinesi: sommelier e produttore: “L’esperienza nel vino è qualcosa che va toccata con mano”

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Dal ruolo di Head Sommelier tra i tavoli del Reale di Niko Romito alla produzione di un’etichetta in prima persona. Gianni Sinesi ci racconta la sua idea di vino di oggi e di domani.  

di Irene Forni

Una carriera fatta di esperienze, crescita e una formazione continua quella di Gianni Sinesi, classe 1984. La sua passione nasce fin da bambino, quando inizia a muovere i primi passi nella sala del ristorante dei genitori. Una passione che, insieme a quella per il pianoforte e per la musica, lo accompagnerà sempre e che lo aiuterà a definirsi anno dopo anno, come uno dei più conosciuti e riconosciuti professionisti del nostro Paese. 

È attento, curioso e la sua crescita professionale, passa da quella scolastica dell’Istituto Alberghiero di Roccaraso (AQ), a varie esperienze nella ristorazione classica e alberghiera, fino ad imbattersi, post diploma, nel ristorante Reale di Rivisondoli. Era il 2004, Cristiana e Niko Romito avevano da poco rilevato la trattoria del padre da quattro anni e il Reale iniziava a sviluppare quell’identità gastronomica che lo avrebbe portato in due anni a guadagnare la prima stella Michelin. 

Gianni lavora e studia, formandosi alla professione di sommelier con l’esperienza diretta all’interno del ristorante e frequentando i corsi A.I.S. dove si diploma nel 2008, diventando nello stesso anno “Miglior Sommelier Abruzzo e Molise”, vincendo il concorso regionale. 

Gianni Sinesi

Sarà il 2006 a consacrare definitivamente Gianni nel mondo del vino. Dopo uno stage al ristorante “Da Caino” e l’incontro con Maurizio Menichetti, Gianni ha la conferma che la sommellerie è la sua strada. I giorni di riposo dal ristorante sono occasioni di viaggio e scoperta: gira l’Italia per conoscere vini e produttori, costruendosi il bagaglio culturale che lo accompagnerà lungo tutta la sua carriera e che lo porterà a molti successi e riconoscimenti. Nel 2016 riceve il premio “Sommelier dell’Anno” da Zonin 1821 all’interno della sezione Giovani Stelle della Guida Identità Golose. Nel 2018 arriva il premio come “Miglior sommelier dell’anno” assegnato da Food & Travel Italia, e nello stesso anno la giuria di esperti del TWS_BIWA – Best Italian Wine Awards lo consacra “Miglior sommelier 2018”.  

È però il 2020 che lo porta a distinguersi con il suo progetto “Impressioni di Gianni Sinesi”, creando una selezione di vini con un forte legame e identità territoriale della quale Gianni, cura il processo di produzione in collaborazione con selezionati winemaker. Dalla selezione delle uve alla produzione, fino all’imbottigliamento, i vini selezionati e prodotti rispettano cardini qualitativi come riconoscibilità e tipicità del vitigno e del territorio, eleganza e piacevolezza.

Abbiamo chiesto a Gianni Sinesi di fare una fotografia del settore vino, del ruolo del sommelier e di darci un piccolo assaggio della sua carta vini. 

Nel progetto Reale cosa distingue la sua selezione e quanto la carta ha sostenuto il successo del locale?

Sono con Cristiana e Niko dal 2004, da quando a Rivisondoli aprirono il Ristorante Reale.

Quando sono uscito dalla scuola alberghiera, cercavo un contratto prolungato di almeno due anni per continuare a mettere in pratica i miei studi. Oggi è facile per me dire a tutti che sono il sommelier del Ristorante Reale, ma quando sono arrivato all’inizio del progetto non sapevo dove sarei arrivato e cosa mi stesse aspettando. È stato fondamentale per me sposare un progetto fin dalla sua nascita. Sebbene non fosse il “mio” progetto, negli anni attraverso la passione, gli stimoli ma soprattutto una grande energia che sentivo dentro di me, lo è diventato. Se avessi pensato al fattore economico piuttosto che al cuore, oggi forse non sarei qui.

Sono quasi 20 anni di collaborazione con il gruppo Niko Romito. Ho preso il diploma da Sommelier nel 2008 ma posso dirmi tale dal 2011, da quando ci siamo trasferiti da Rivisondoli a Castel di Sangro in Località Casadonna. Ogni passo del mio percorso fatto di giorni di riposo andati in giro per aziende vitivinicole, studio, degustazioni, viaggi preparati ad hoc e incredibili produttori e persone, è frutto di condivisione e crescita personale e professionale. Sono sempre stato una “spugna” soprattutto quando non conoscevo la materia.
La carta dei vini del ristorante oggi è sicuramente frutto di tutto ciò che ho imparato in questi anni di esperienza e di lavoro.

Casadonna Staff

Con il suo progetto “Impressioni di Gianni Sinesi”, dalla sala passa a mettere mano alla produzione del vino. Perché? Cosa la porta a questa scelta e quanto c’è della sua esperienza?

Ad un certo punto della mia carriera, ho sentito l’esigenza di “sporcarmi le mani” e realizzare un mio vino. Sono partito dal territorio che meglio conosco, l’Abruzzo, perché nonostante sia di origini pugliesi, sono diventato ormai abruzzese di adozione. L’esperienza conta tanto nei miei vini. È importante avere conoscenza della materia e soprattutto consapevolezza di ciò che si sta facendo. In questa avventura ho puntato a creare un vino pulito e definito, in cui il vitigno e il territorio fossero riconoscibili. Un vino incentrato sull’eleganza e piacevolezza, criteri che ricerco sempre in un vino e che credo possano aiutare a comprenderne la natura. 

È senza dubbio un professionista completo a 360°.Quale crede che sia oggi il ruolo del sommelier e in che modo questo ruolo cambierà nel futuro prossimo?

Il mio lavoro sta assumendo un ruolo sempre più importante in un’ottica di esperienza di ristorazione complessiva.

Il cliente oggi, non sceglie un ristorante esclusivamente per l’esperienza gastronomica, ma per vivere un’esperienza a tutto tondo, in cui il cibo è sicuramente il protagonista, ma non l’unico attore.
Il sommelier oggi è sempre più sensibile ed empatico verso il cliente, è preparato e comunica con il proprio stile in sala. È l’autore della scelta dei vini, una scelta fatta con intelligenza e legata alla filosofia dell’azienda, ed inoltre il sommelier ha un ruolo economico. Dobbiamo, infatti, sempre ricordarci che la nostra figura deve fare i conti con gli investimenti della cantina e l’economia del ristorante. Un ruolo sempre cruciale e importante. Nel prossimo futuro penso che verranno “premiati” la serietà, il rispetto, la concretezza, la costanza e soprattutto la personalità costruita nel tempo.

Casadonna Cantina

Per sua esperienza quali saranno i trend del prossimo futuro nel mondo del vino? 

Penso che oggi abbiamo un pubblico sempre più attento, preparato, consapevole e coinvolto.

Sicuramente il trend più importante è la sostenibilità, intesa come coltivazione e produttività, come aziende che producono energia, materie prime riciclate per confezioni, circolarità, bottiglie, tappi e packaging ecologici, progetti che sostengono l’ecologia.  Il mondo del vino naturale e biologico è in forte crescita. Per molti anni è stata moda, oggi è invece stile. E finalmente ci sono grandi vini naturali di qualità alta.

Credo, inoltre, che il vino stia andando sempre più verso una ricerca di leggerezza e digeribilità. Si stanno affermando vini di bassa gradazione alcolica e tecniche di lavorazione poco invasive, così come si sta riscoprendo l’espressività di piccoli vitigni “messi da parte”, come la Verdeca, come il Pagadebit o come il Vermentino.

Concetto di qualità nel mondo del vino: cos’è e come si raggiungere secondo lei

La qualità secondo me è fatta di coerenza e costanza, rispetto del territorio e del vitigno con l’applicazione di tecniche di cantina e pratiche in vigna attente e rigorose. Per raggiungere la qualità non bisogna seguire le mode ed è soprattutto importante rimanere sempre se stessi, nel proprio gusto, specie, in un momento dove le mode e le tendenze rendono tutto fluido e poco identitario.

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