Cristiano Buglioni: “Dalla vigna alla ristorazione non serve apparire, è fondamentale esserci”

Tempo di lettura: 4 minuti

Il giovane volto della next gen racconta la Valpolicella con un’idea chiara: “Costruire fiducia, raccontare identità e dare forma a un futuro sostenibile”

di Camilla Rocca

Classe 2000, Cristiano Buglioni rappresenta la terza generazione di una famiglia che ha saputo reinterpretare con visione e coraggio il legame tra vino, territorio e stile di vita. 

Brand & experience director dell’azienda di famiglia, è oggi tra i principali artefici dell’evoluzione di Buglioni, realtà dinamica e originale della Valpolicella Classica. 

Entrato giovanissimo in azienda, Cristiano ha scelto di imparare sul campo, mettendosi in gioco nella gestione dei locali, nella creazione di esperienze immersive e nella definizione di un’identità che va oltre la bottiglia. È lui a guidare il passaggio generazionale con spirito contemporaneo, promuovendo un linguaggio diretto, inclusivo, capace di coniugare autenticità, sostenibilità e radici.

Fondata nei primi anni Novanta da Alfredo e Mariano Buglioni, la cantina nasce quasi per gioco, da un sogno coltivato a lungo e da un vigneto acquistato per passione. In poco più di trent’anni, Buglioni è diventata un punto di riferimento per la Valpolicella più moderna e sensoriale, capace di fondere ricerca e tradizione, vinificazione artigianale e stile italiano. 

Con 60 ettari di vigneti tra Valpolicella Classica, Lugana e Bardolino, una produzione di 320.000 bottiglie e una forte propensione all’export, Buglioni interpreta il territorio con vini eleganti, vibranti e accessibili, pensati per essere vissuti, non solo degustati. Il mondo Buglioni si esprime anche nei locali di proprietà, come l’iconica Osteria del Bugiardo in centro storico a Verona, dove il vino diventa collante di incontri e appartenenza, Enoteca del Bugiardo a Santa Maria di Negrar, uno spazio dedicato alla degustazione e alla vendita dei vini e Locanda Buglioni a San Pietro in Cariano, ristorante immerso nei vigneti della cantina Buglioni, con cucina locale e vini della casa. Con Cristiano Buglioni al timone dell’identità del brand, l’azienda continua a crescere come interprete di un lifestyle che mette al centro l’esperienza, la convivialità e il rispetto per la terra.

Che cos’è la next generation nel mondo del vino secondo te?

La considero un ponte tra tradizione e innovazione, con una nuova visione. Per noi di Buglioni significa, ad esempio, più attenzione alla comunicazione diretta e autentica, all’uso della tecnologia in cantina e in vigna, ma sempre con profondo rispetto per la terra e la sua storia. È un’evoluzione naturale, fatta di scelte coraggiose, come quelle che mio nonno Alfredo ha fatto quando ha lasciato il mondo della moda per intraprendere questa avventura tra i filari.

Perché è un tema così forte in questo momento?

Molte aziende stanno vivendo un cambio generazionale e il mondo del vino, come tanti altri settori, ha bisogno di rinnovarsi per parlare a un pubblico nuovo, più consapevole e attento. In particolare, i più giovani si informano molto, desiderano sapere cosa stanno bevendo e conoscere chi sta dietro la bottiglia. Sono alla ricerca di autenticità e trasparenza. E in tutto questo, la nuova generazione può davvero fare la differenza, se è capace di dialogare con il proprio tempo.

Sostenibilità nel vino, importa davvero per la next generation?

Assolutamente sì. Non è solo una tendenza, ma è una responsabilità e non solo in chiave ambientale. La next generation intende costruire un modello che duri e che abbia un impatto positivo sul territorio.  Sostenibilità significa per noi di Buglioni prendersi cura del nostro terroir con azioni concrete, ogni giorno: dalla gestione biologica dei vigneti alla riduzione dell’impatto ambientale nei processi produttivi, fino ai tappi in biopolimero o al reimpiego dei tralci di vite per alimentare la brace nel nostro wine restaurant. Vivendo tra le vigne, ci sembrava naturale proteggere ciò che ci circonda e costruire un modello che duri nel tempo, che sia rispettoso delle persone e dell’ambiente.

Quanto è importante avere oggi in azienda un volto che racconti il brand?

È sicuramente uno strumento potente per creare fiducia e connessione con chi ci sceglie.

La next generation pretende, a volte, di sapere chi c’è dietro a un’etichetta. Le persone hanno bisogno di sapere di potersi fidare, desiderano conoscere l’origine del vino che si ritrovano nel bicchiere, la storia che racconta e che valori porta con sé. Avere un volto riconoscibile, autentico, che condivida il progetto e ne incarni la filosofia. Non si tratta di apparire, ma di essere: presenti, trasparenti, coerenti.

Possiamo dire che tu sei il volto della next generation della tua cantina?

Probabilmente sì. Non è solo una questione d’età anagrafica, ma di visione, di idee nuove. Cerco sempre di portare avanti la visione di famiglia con un approccio contemporaneo, che mira a evolvere, senza mai snaturare l’identità della cantina. Il mio obiettivo è di interpretare tutto ciò che è Buglioni con un linguaggio nuovo, fatto di energia, esperienza, identità. Esattamente come cerchiamo di fare nei nostri locali e nei nostri eventi: il vino è il cuore, ma attorno ci costruiamo un mondo.

C’è stato qualche scontro generazionale da quando sei entrata in azienda?

Come in ogni famiglia, ci sono stati confronti, a volte accesi, ma sempre costruttivi e con un obiettivo comune: il bene dell’azienda. Avere visioni diverse è naturale, soprattutto quando si uniscono esperienza e innovazione. L’importante è avere rispetto: chi ha più esperienza deve avere il coraggio di lasciare spazio a chi ne ha meno, e chi ha idee nuove deve saperle dimostrare sul campo, con i risultati. Alla fine, è proprio da questi confronti che nascono le migliori intuizioni.

Cosa vorresti dire agli altri vignaioli? Un consiglio su come migliorare che noti spesso nei colleghi?

Non mi sento di dover dare consigli, ma semplicemente di suggerire di investire nel nostro territorio, perché è la nostra vera ricchezza. È importante credere nel proprio territorio e raccontarlo con onestà e passione. In fondo, il nostro vino è il riflesso più diretto delle nostre origini e di come viviamo la terra. Più lo rispettiamo, più sarà capace di parlare da solo.

Importatori, distributori, commercianti ti hanno considerato meno in quanto giovane? E all’estero?

A volte sì, all’inizio può succedere. Ma poi, se il progetto è solido, l’età non viene vista come un ostacolo, anzi. All’estero, dove c’è più apertura mentale e interesse per le nuove generazioni, spesso quando vedono che un giovane porta con sé anche una visione, una filosofia, l’età diventa un valore aggiunto.

Qual è il vino della cantina che meglio rappresenta la nextgeneration?

Direi il nostro Amarone della Valpolicella Il Lussurioso, poiché incarna perfettamente la nostra visione: rispetto della tradizione viticola, ma con uno stile moderno, pulito. È un vino che parla al presente. È questa l’etichetta che più rappresenta la visione della nostra “next generation”: un prodotto di grande qualità, radicato nel territorio, ma pensato per dialogare con il presente e con chi cerca emozione, identità e piacevolezza in un calice. Lo consideriamo l’Amarone “rock” di Buglioni, perché ha un’anima libera e sensuale, elegante ma mai ingessata. È un vino che rompe gli schemi, che riesce a stupire per freschezza e godibilità, tanto che si sposa benissimo anche con il pesce… Chi l’avrebbe mai detto di un Amarone? Provare per credere.

Immagine di Camilla Rocca

Camilla Rocca

Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna

Facebook
Twitter
LinkedIn
TS Poll - Loading poll ...