Angelo Zarra: “Con il Paestum Wine Fest ho trasformato un’idea in un ecosistema”

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L’imprenditore campano racconta la sua visione che fa dell’impresa vinicola una forma di restituzione al territorio e del sogno un metodo di lavoro

di R.V.

Il settore vitivinicolo è in continua evoluzione, per questo quello che serve sono idee chiare, spirito imprenditoriale e capacità di visione. Angelo Zarra, fondatore del Paestum Wine Fest, ha dimostrato, da tempo, che anche dal Sud Italia può nascere un progetto capace di imporsi come piattaforma d’innovazione e riflessione sul futuro del vino. Nato a Capaccio Paestum, con un percorso che intreccia formazione giuridica, passione per la ristorazione e profonda conoscenza del prodotto, Zarra ha trasformato un festival locale in uno dei principali hub B2B del settore, in grado di coinvolgere i maggiori buyer, produttori, comunicatori ed esperti italiani e internazionali.

Giunta alla 15ª edizione, la manifestazione si è distinta per il suo approccio strategico, che integra marketing, cultura, formazione e diplomazia economica. Un modello che va ben oltre l’evento fieristico, proponendosi come spazio d’incontro e scambio sulle nuove direttrici del mercato vitivinicolo. Nella nostra intervista abbiamo analizzato, insieme a Zarra, i trend che stanno cambiando il volto del vino, le sfide del fare impresa al Sud, e la necessità di costruire ecosistemi che valorizzino competenze, territorio e visione a lungo termine.

Formazione giuridica, esperienze nella ristorazione e nel mondo del vino, lei ha un background molto variegato. In che modo queste esperienze hanno influenzato la sua visione d’impresa?

Il mio percorso, solo a prima vista eterogeneo, in realtà mi ha fornito strumenti complementari che oggi considero fondamentali nella mia visione imprenditoriale. La formazione giuridica mi ha insegnato il rigore del pensiero, la capacità di analizzare situazioni complesse e di trovare soluzioni efficaci. L’esperienza nella ristorazione, invece, mi ha permesso di comprendere il valore del contatto diretto con le persone, la centralità del servizio e la cultura dell’accoglienza. E infine, il mondo del vino mi ha rapito con la sua profondità, la sua storia e il suo legame con il territorio. Tutto questo mi ha portato a vedere l’impresa non solo come un’attività economica, ma come un ecosistema dove convivono passione, competenze, visione e relazioni umane.

Che ruolo ha giocato il Sud Italia, e in particolare Paestum, nella costruzione della sua identità imprenditoriale?

Il Sud per me non è soltanto un luogo d’origine, ma una fonte continua di ispirazione e identità. Paestum è la mia casa, il punto da cui tutto è partito. Qui ho le mie radici, la mia famiglia, i miei primi sogni. È un territorio generoso, ricco di cultura e sapori autentici. Eppure spesso è sottovalutato o frainteso. Credo che il mio impegno imprenditoriale sia anche una forma di restituzione: dimostrare che dal Sud si possono costruire progetti ambiziosi, innovativi e capaci di dialogare con il mondo. Sono profondamente legato a questa terra, ma sempre con lo sguardo rivolto all’esterno, pronto a cogliere idee, modelli e stimoli per far crescere ciò che nasce qui.

Lei si definisce un “eterno sognatore”: qual è oggi il sogno che guida il suo lavoro?

Il sogno è nato quasi per gioco, in una piccola location, con l’idea di creare un momento di incontro per pochi appassionati. Ma sin da subito ho sentito che poteva diventare qualcosa di più grande. Negli anni, grazie all’entusiasmo e alla fiducia di tante persone che hanno creduto nel progetto, quel sogno si è trasformato nel Paestum Wine Fest, che oggi rappresenta uno degli appuntamenti più rilevanti per il vino nel Sud Italia. Ma il sogno non si è mai fermato: oggi è quello di fare del festival un laboratorio permanente di idee, un ponte tra tradizione e innovazione, un motore per l’economia del territorio. Continuo a sognare, perché sognare, nel mio lavoro, è un modo concreto per costruire futuro.

Il Paestum Wine Fest è nato nel 2010 e oggi è uno dei principali eventi B2B del settore. Come si è evoluto il concept nel corso degli anni?

All’inizio era una scommessa: creare un evento sul vino in un’area lontana dai grandi centri fieristici, in un territorio ancora da valorizzare appieno. Con il tempo, ci siamo resi conto che potevamo andare oltre il semplice “evento”, e diventare un luogo di incontro tra produttori, buyer, esperti, giornalisti e appassionati. Oggi il Paestum Wine Fest è una piattaforma strategica dove il vino diventa anche occasione di formazione, confronto, innovazione e promozione culturale. Abbiamo integrato elementi di marketing, comunicazione, internazionalizzazione, senza mai perdere il legame con il territorio. È un ecosistema che cresce e si evolve con le esigenze del mercato e della comunità che lo anima.

Quali sono, secondo lei, i principali trend che stanno trasformando il settore vinicolo oggi?

Senza dubbio la sostenibilità è il tema centrale del presente e del futuro. Non si può più parlare di impresa, soprattutto in ambito vitivinicolo, senza tenere conto dell’impatto ambientale, sociale ed economico delle proprie scelte. Oggi, produrre vino significa assumersi una responsabilità verso il territorio e le comunità. Ma al tempo stesso assistiamo a una trasformazione dei consumi: le nuove generazioni cercano esperienze più che status. È fondamentale riuscire a comunicare il vino in modo nuovo, senza dimenticare chi ha fatto la storia di questo settore: trovare il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione è la vera sfida.

C’è ancora un divario tra Nord e Sud nel modo di fare impresa nel settore del vino? Se sì, come si può colmare?

Sì, il divario esiste, e non si misura solo in termini economici o infrastrutturali. È soprattutto una questione culturale e di approccio. Al Sud spesso manca quella coesione che permette di fare sistema, di proteggere e valorizzare insieme le risorse del territorio. Siamo ricchissimi di eccellenze, ma facciamo ancora fatica a raccontarle in modo unitario e competitivo. Colmare questo divario significa costruire reti preziose per creare alleanze. E soprattutto, credere davvero nel potenziale del Sud, smettendo di aspettare che siano altri a legittimarlo. La vera rivoluzione sarà culturale.

Una parte importante del festival è dedicata alla formazione e al dialogo con il mondo accademico. Quanto è importante oggi investire in cultura del vino e formazione professionale?

È un investimento indispensabile. Oggi i consumatori sono sempre più informati e quindi più esigenti. E per soddisfarli servono operatori preparati, capaci di raccontare il vino non solo come prodotto, ma come esperienza. La formazione è il primo passo per costruire valore. E non riguarda solo chi lavora nella sala o nella vigna: riguarda tutta la filiera. Quando hai collaboratori competenti, ogni dettaglio, dal servizio al racconto del vino, contribuisce a creare un’esperienza memorabile.

Se potesse dare un consiglio a un giovane del Sud Italia che sogna di lavorare nel mondo del vino, cosa gli direbbe?

Gli direi di non smettere mai di sognare. Ma di farlo con concretezza e studio quotidiano. Il mondo del vino è affascinante, ma richiede grande dedizione. Non è un mondo chiuso, anzi: è aperto a chi ha voglia di imparare per poi portare qualcosa di sé. Non bisogna mai sentirsi fuori luogo o impreparati. Le opportunità ci sono, e anche dal Sud è possibile costruire un percorso solido e internazionale. Basta crederci davvero e circondarsi di persone che condividono la stessa passione.

L’edizione 2026 del Paestum Wine Fest si terrà dall’1 al 3 marzo nella nuova sede dell’Ariston. Quali novità porterà questa edizione e perché avete deciso di cambiare location quest’anno?

Quest’anno il festival si sposta all’Ariston per offrire uno spazio più ampio e funzionale, in grado di accogliere al meglio le attività previste, dalle degustazioni ai momenti formativi e workshop. La nuova sede ci permette di valorizzare ulteriormente l’esperienza dei partecipanti e di dare maggiore visibilità alle eccellenze locali. L’edizione 2026 conferma il nostro impegno nel creare un luogo dove tradizione e innovazione si incontrano, stimolando riflessioni sulle nuove tendenze del settore e raccontando il valore del territorio. Vogliamo che il Paestum Wine Fest continui a essere un laboratorio di idee e creatività, mostrando come il Sud Italia possa offrire esempi concreti di eccellenza nel mondo del vino.

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