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Wine Influencer, categoria in estinzione?

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Dopo la sentenza francese per cui non si possono citare produttori di vino o alcolici sui social, ci siamo chiesti cosa ne pensano i professionisti italiani del settore e quale fosse lo stato delle cose in Italia. Intervista a Matteo Micotti, Cristina Mercuri, Ilaria Cappuccini, Simona Geri e Simone Roveda.

di Redazione

Qualche settimana fa in Francia una sentenza ha imposto a Meta Group (Instagram e Facebook) di cancellare 37 post, i contenuti di 20 influencer di vino e spirits con un seguito collettivo di oltre 5 milioni di follower imputati di aver violato la Legge Evin del 1991 veicolando “pubblicità non autorizzate” di bevande alcoliche.

Premesso che la questione non si conclude qui e che Meta, pur avendo cancellato i post in questione, ha sottolineato che si stato avviato un processo di appello, ci siamo nel frattempo domandati quale sia lo stato delle cose in Italia, se l’azione del tribunale francese susciti preoccupazioni e quale sia il futuro del vino e delle bevande alcoliche sulle piattaforme social.

A rispondere 5 professionisti del settore, influencer, digital strategist, content creator, formatori e comunicatori enoici con un importante seguito sui social media e non solo.

Matteo Micotti @Notjustwine 39 mila followers IG

Annata 1995, a 16 anni si innamora del mondo del vino e questa passione lo porta a intraprendere un percorso formativo dedicato: dalla laurea in Scienze gastronomiche a Pollenzo, per poi diventare sommelier Fisar, fino al WSET (The Wine & Spirit Education Trust). Nel 2017 nasce Not Just Wine: una community e un canale di comunicazione digitale con più di 39 mila seguaci che permette a Matteo di costruire un network professionale dedicato alla consulenza per aziende del vino.

In Italia l’influencer marketing nel settore vino vede un periodo molto grigio. Dalle mancate segnalazioni di partnership pubblicitarie, all’inserimento di oggetti che non hanno la minima attinenza con il panorama enoico, fino a contenuti in cui si ridicolizza il vino per renderlo più attraente dal punto di vista comunicativo, con l’obiettivo di farsi notare, far crescere il proprio seguito e aumentare le proprie visualizzazioni. Dalla Francia è partito un segnale molto forte. Quando si parla di prodotti contenenti alcol quali ad esempio il vino, bisogna ricordarsi che, attraverso la comunicazione digitale (sia di un nano o macro influencer) si rischia di commettere danni importanti. Specie se non abbiamo come obiettivo primario il rispetto del prodotto che comunichiamo e del pubblico che reputa credibile ciò che diciamo. Il futuro di questo settore necessita di un sistema di controllo più preciso e richiede con maggiore urgenza la nascita di un certificato riconosciuto a livello nazionale che vada a monitorare tutti coloro che trattano prodotti alcolici nella loro comunicazione, per la quale poi ricevono compensi.

Simona Geri @simonagsommelier 50 mila followers IG

Toscana DOCG: Padre di Bolgheri, nonni materni proprietari di un enoteca/ristorante all’Isola d’Elba, cresce a pane e Supertuscan. Collabora con cantine, uffici stampa, eventi vitivinicoli come media partner in qualità di content creator, wine Communicator e wine taster. “Il mio obiettivo: parlare di vino nel modo più semplice possibile, cercando di ridurre al minimo i tecnicismi ormai un po’ obsoleti della vecchia sommellerie”.

Il mondo digitale del vino è diventato un grande “circo”, purtroppo. Troppo spesso sui social troviamo reel di giovani wine influencer che fanno tutto tranne che una corretta divulgazione. Il consumo smisurato di alcol, anche tra i giovani, è un problema serio, sottolineato anche da numerose statistiche. Anche sui social è necessario che la comunicazione e la divulgazione siano orientate verso un consumo responsabile e moderato, che si faccia cultura attraverso la divulgazione e non si veicolino modelli errati e dannosi di consumo.
Sono più che favorevole a una maggiore regolamentazione, mettere dei paletti non significa limitare ironia e creatività, ben venga la leggerezza, ma delle regole che tutelino maggiormente il fruitore di contenuti social possono essere utilissime. Sarà interessante osservare cosa accadrà in Francia e anche in Italia. Purtroppo il mondo digitale troppo spesso si concentra sul rendersi accattivante, sull’accumulare consenso, follower e like, a discapito di chi invece promuove una comunicazione consapevole. Non serve una caccia alle streghe, ma servirebbere delle limitazioni per svolgere tutti un lavoro corretto e divulgare contenuti corretti e rispettosi.

Simone Roveda @simoneroveda 4.969 followers IG

DipWSET. Fondatore di WineryLovers (207 mila followers IG), web marketing strategist e wine traveller. Simone Roveda si è laureato in ingegneria informatica presso il Politecnico di Milano. Durante gli studi si appassiona al mondo del vino e decide di farne la sua professione. Costanza, dinamismo e curiosità lo hanno sempre contraddistinto. Simone ha superato il WSET Level 4 Diploma in Wines presso la WSET School London. Creatore di contenuti, comunicatore, collaboratore di alcune riviste sul vino e giudice di concorsi. Considerato uno dei pionieri della comunicazione digitale del vino in Italia. Premiato Fortune Under 40 Wine.

L’attività di influencer marketing per il vino non ha mai preso piede in Italia. Lo sostengo fermamente in quanto lavoro nella comunicazione digitale occupandomi di consulenza per il settore vitivinicolo italiano da febbraio 2016. Sono stato quindi uno dei primi che hanno preso parte a questa rivoluzione del “comunicare il vino online”.
Non mi stancherò mai di ribadire il fatto che prima ancora di parlare di influencer marketing o di innovazioni e cambiamenti, le aziende dovrebbero sfruttare al meglio gli strumenti basilari a loro disposizione (aziende senza ancora un sito web oppure con sito non mobile-friendly, canali social inattivi con pubblicazione di due o tre post all’anno, e-commerce proprietari con bug tecnici e molto altro). È giusto esser aggiornati su quello che ci accade intorno, e quindi su nuove figure da coinvolgere nella propria strategia di marketing, ma prima ancora esser nell’ottica che una buona strategia di comunicazione online parta da un’immagine solida dell’azienda con sito web e canali social attivi. 
La legge Evin nel corso degli anni è stata rivista dando più opportunità di promozione al vino rispetto ad altre categorie di alcolici. Non è corretto affermare quindi che la legge vieti attività di influencer marketing, semplicemente le linee guida di come comunicare il vino sono più restrittive. Al momento trovo azzardato esprimermi su che risvolti futuri possano esserci per l’influencer marketing in Italia anche se credo potrebbe esser estremamente limitante vista l’associazione del vino ai momenti di convivialità.

Cristina Mercuri  @cristinamercuri_wine 18.700 followers IG

DipWSET, è Presenter, Wine Educator e Master of Wine Candidate. Cristina ha lasciato la carriera di avvocato per dedicarsi alla sua più grande passione, quella del vino. Oggi è Founder e Head of Education di Wine Club, un’accademia innovativa nella didattica del vino. Insegna agli studenti in tutte le fasi del percorso, da principianti a Candidati Diploma WSET, oltre che ai Sommelier e alle aziende di Wine & Spirits.  È presenter per i più importanti eventi sul vino in Italia come Vinitaly e Milano Wine Week, oltre che per eventi privati e promozionali. È VDP Ambassador per l’Italia, oltre che Sherry e Cava Educator. Oggi è candidata a diventare la prima donna Italiana Master of Wine.

Esistono diversi tipi di comunicazione: cronaca, educazione o formazione, comunicazioni a fini commerciali o ADV. Sono proprio gli ADV ad essere regolamentati. Da ex avvocato so bene che la legge italiana, il codice di autodisciplina pubblicitaria, risale al 1966, quindi non scandalizziamoci per una cosa successa in Francia, che esiste anche da noi. Quello che è innovativo è che finalmente ci sia una presa di coscienza su quanto sia realmente potente la comunicazione social fatta dai cosiddetti “influencer” e della portata di questi messaggi. In Italia come nel resto dell’Europa ci sono regole da applicare per i messaggi a fini commerciali; per esempio: non si può parlare di alcolici in fascia protetta, nel pomeriggio dalle 16 alle 19, non è possibile promuovere l’uso di alcol associato a uno stile di vita che non sia sano e moderato, non è possibile comunicare l’alcol con destinatari bambini e minori e ci sono tutta una serie di adempimenti da svolgere quando si comunica il vino a fine promozionale e quindi a fine commerciale. Il canale instagram è, a tutti gli effetti, un canale di comunicazione commerciale, lo sono la radio, la tv e i giornali e lo è anche internet. Semplicemente questa cosa in Italia esiste già, semplicemente nessuno in Italia la ha applicata perché probabilmente o non c’è ancora la potenza influenzante di certi personaggi italiani, o – dall’altro lato – le istituzioni o associazioni che tutelano certi interessi non si stanno rendendo conto di una realtà tanto italiana quanto francese.

Ilaria Cappuccini @just.saywine 81.800 followers IG

Ilaria Cappuccini nasce a Rimini nel 1996. Spinta dalla grandissima passione per la cucina, decide di iscriversi al Bachelor in arti culinarie dell’Accademia culinaria Cordon Bleu. Dopo la laurea, prosegue il percorso di studi con un Master in Food & Wine Business presso la Luiss Business school. In seguito al conseguimento di un master in Digital marketing, nel 2021 apre l’account Instagram @just.saywine con l’intenzione di raccontare qualcosa dei produttori e dei vini che ama. Nel Dicembre 2021 avvia la startup Blueat, tutta al femminile.

All’interno della mia comunicazione cerco di promuovere il vino attraverso abbinamenti e preparazioni gastronomiche. A mio giudizio l’aspetto più importante è che la comunicazione del vino, e dei superalcolici in generale, sia sempre misurata e rispettosa, valorizzando un prodotto legato alla nostra cultura e alla nostra tradizione gastronomica, evitando associazioni fuorvianti per coloro che si approcciano a questo mondo.
Sono completamente d’accordo sul fatto che vada promosso un consumo moderato del vino e di qualsiasi altro alcolico. Occorre educare i consumatori, comunicare che non si beve tanto per bere, ma per completare una preparazione gastronomica, per conoscere un territorio, per conoscere il lavoro dei produttori. L’Irlanda ha scelto di apporre sulle etichette degli alcolici “health warnings”, avvisi con immagini che equiparano il vino alle sigarette. Una posizione con la quale non sono totalmente d’accordo. Non mi sembra corretto e non condivido il terrorismo psicologico. Servirebbe invece, anche da parte di chi opera sui social con largo seguito, educare i consumatori a un consumo responsabile.

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