Gli acquisti dovrebbero raddoppiare tra il 2021 e il 2026 grazie al riassesto del mercato.
Secondo GlobalData, società di analisi e consulenza con sede a Londra, nei prossimi anni saranno i consumatori della generazione Z (quelli nati alla fine degli anni ’90 o all’inizio degli anni 2000), a guidare la crescita del consumo di vino in Cina. Si prevede che entro il 2026, le vendite di vino raggiungano i 462,4 miliardi di yuan (65,4 miliardi di dollari), raddoppiando l’importo nel 2021. Il tasso di crescita annuale composto, relativo al quinquennio, dovrebbe raggiungere l’11,5% per il vino fermo e l’11,3% per vino spumante, alimentato dall’aumento della spesa dei consumatori millennial e Gen Z.
Il rapporto sostiene che la scelta di consumare vino sia influenzata dalle abitudini e dallo stile di vita occidentale. I cinesi sarebbero inoltre convinti che il vino abbia riflessi positivi su bellezza e salute.
“Il vino sta diventando una bevanda alcolica popolare tra i consumatori cinesi”, afferma Bobby Verghese, analista dei consumatori presso GlobalData. I millennial e la Gen Z stanno ridefinendo il mercato cinese. Le aziende corteggiano i giovani adattando a loro i prodotti e costruendo, grazie al marketing, una presenza importante su siti e-commerce come Tmall di Alibaba.
Tuttavia, a causa delle difficoltà dovute alla pandemia, in Cina le vendite di vino nel 2021 sono diminuite del 2,7% su base annua, in valore, mentre le vendite in bar e ristoranti hanno contribuito notevolmente al sostentamento del mercato, seguite dalle vendite dei negozi al dettaglio e dei supermercati.
Secondo l’Organizzazione internazionale dell’uva e del vino, nel 2021, il consumo totale di vino in Cina ha raggiunto 1,05 miliardi di litri, in calo del 15% rispetto al 2020 in volume. Tra i motivi più rilevanti il cambiamento psicologico dei consumatori, concentrati su beni di prima necessità.
Oggi in Cina il consumo è destinato a salire grazie al superamento della crisi pandemica e a un’economia in ripresa. I produttori di vino francesi, cileni e statunitensi, oltre alle aziende vinicole locali, sono in corsa per riempire il vuoto lasciato dal vino australiano, colpito duramente dai dazi antidumping (dal 116,2% al 218,4%) imposti nel marzo 2021.