L’imprenditore marchigiano alla guida di CasalFarneto racconta la sfida del futuro: “Il Made in Italy è vincente. Se si vuole acquistare un prodotto di qualità, bisogna rivolgersi al nostro Paese”
di Camilla Rocca
Paolo Togni è un imprenditore italiano, attualmente alla guida della cantina CasalFarneto, situata a Serra de’ Conti, nel cuore delle Marche. La sua carriera nel settore vitivinicolo è iniziata nel 2005, quando il gruppo Togni acquista l’azienda agricola, specializzata nella produzione di Verdicchio dei Castelli di Jesi. Sotto la sua egida CasalFarneto ha ampliato la produzione di vini rossi a base di Montepulciano, Sangiovese, Merlot e Cabernet. Nel 2021, in collaborazione con l’enologo Stefano Chioccioli, noto per la sua attenzione all’ambiente e alla conduzione biologica, l’azienda ha avviato un nuovo percorso di sostenibilità e sviluppo.
Ci racconti della sua azienda e di cosa si occupa…
La Cantina di CasalFarneto è situata a Serra de’ Conti, una delle zone marchigiane più vocate al Verdicchio. La Cantina si trova in 60 ettari di cui 35 vitati, 27 a bacca bianca (da cui nasce il Verdicchio) e 8 a bacca rossa (da cui Montepulciano, Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon). La resa per ettaro non è elevata (90 quintali) perché privilegiamo la qualità alla quantità. Produciamo uno dei vini più rappresentativi delle Marche, il Verdicchio in quattro varietà che dipendono dai momenti in cui viene effettuata la vendemmia: anticipata, classica, matura (dopo 15 giorni) e con vendemmia effettuata a ottobre/novembre. Dopo la collaborazione con l’enologo Franco Bernabei, adesso nella nostra azienda ci avvaliamo della collaborazione dell’enologo e agronomo Stefano Chioccioli, con noi da quattro anni. Infatti dopo il periodo di siccità degli ultimi anni per continuare a produrre vino di qualità ci siamo affidati a una figura legata al mondo dell’agronomia. Inoltre CasalFarneto offre esperienze eno-turistiche, come degustazioni e visite guidate, permettendo ai visitatori di immergersi nella cultura del vino marchigiano e di apprezzare la bellezza del paesaggio circostante. Casale Rita è un antico casolare che è stato ristrutturato e trasformato in un moderno centro di ospitalità ed enoturismo che offre relax e ristoro ai nostri ospiti. Presso Casale Rita, gli ospiti possono partecipare a visite guidate della cantina e dei vigneti, seguite da degustazioni dei pregiati vini di CasalFarneto.
Cosa rappresenta per voi come azienda il termine sostenibilità?
Noi siamo molto attenti alla sostenibilità, da alcuni anni siamo certificati con Equalitas. Per me sostenibilità significa rispetto dell’ambiente attenzione alle risorse naturali e al prodotto. Quindi importanza per l’energia solare, recupero delle acque, cura dell’ambiente sono indispensabili se in futuro si vogliono produrre vini di qualità, nel rispetto di un ambiente sano, sia per chi lavora in azienda, sia per gli acquirenti. La cantina adotta pratiche agricole sostenibili e tecnologie innovative per garantire il rispetto dell’ambiente e la valorizzazione delle caratteristiche del territorio.
Come per il vino, l’export è importante. Quali sono i vostri mercati di riferimento?
La cantina lavora per il 60-65% per il mercato italiano, sul quale poniamo grande attenzione, e per il 30-35% per il mercato estero. Soprattutto Paesi dell’Unione Europea e Paesi Scandinavi, tutti mercati molto attenti alla sostenibilità, alla qualità e al bio. Abbiamo anche un mercato attivo per i paesi dell’Est. I dazi, che attualmente rappresentano la novità in campo commerciale, incidono in parte sul fatturato. Ci poniamo con attenzione, ma non con disperazione, perché credo che il prodotto italiano sia di qualità, e ho fiducia che se si vuole un prodotto di qualità bisogna acquistarlo dall’Italia. Personalmente, non sono molto preoccupato, ma fiducioso che alla fine si trovi un’intesa. Anche perché i dazi sono reciproci e danneggiano tutti i mercati, e quindi bisogna lavorare per forza insieme per trovare una soluzione e dare equilibrio e stabilità al mercato. Sono convinto che il Made in Italy sia vincente, i prodotti fatti in Italia sono di qualità e il resto del mondo deve per forza rivolgersi al nostro mercato.
Se l’azienda fosse un vino, a quale lo paragonerebbe e perché?
Sceglierei un Grancasale, perché è un vino eclettico per gli abbinamenti a tavola. Rappresenta una varietà di Verdicchio che definirei moderna, proviene da una vendemmia nella seconda metà di ottobre in leggero stato di surmaturazione (almeno 10 giorni dopo la classica). Questa scelta consente di ottenere uve con una concentrazione ottimale di zuccheri e aromi, fondamentali per un vino di alta qualità. Dopo la raccolta dei grappoli, vengono selezionati e deraspati. La vinificazione prevede una criomacerazione, ossia una macerazione a freddo delle bucce con il mosto, seguita da un affinamento in acciaio. Una parte dei chicchi viene lavorata in anfore di terracotta, per dare un sapore molto “territoriale”, riscoprendo antiche tecniche. Il blend dà sensazioni piacevoli in bocca, si abbina bene con tutta la cucina a parte le carni rosse. È un vino che unisce modernità e tradizione, con uno stile di vendemmia particolare unito all’utilizzo di anfore di terracotta come mille anni fa.
Qual è il suo vino preferito e perchè?
Come vino direi Il Cimaio, che è un classico da 30 anni. La vendemmia è effettuata a fine novembre, inizio dicembre. Portare le uve a questa stagione è difficile, perché alcuni anni il clima aiuta, altri no. Il Cimaio nasce da uve di Verdicchio vendemmiate in avanzato stato di surmaturazione, quando i grappoli sono completamente avvolti dalla “muffa nobile”. Questa tecnica conferisce al vino una struttura complessa e una morbidezza avvolgente in bocca. Io lo definisco il porto marchigiano. È un vino particolare che non produciamo tutti gli anni perché abbiamo bisogno dell’aiuto del clima dal momento che, come dicevo, la vendemmia è in un periodo avanzato della stagione.
Mario Rossi
Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna