Molto sole, poca acqua? In Sicilia “CuGino” ha risolto il problema

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A Virzì (Palermo) Francesco Spadafora racconta la sua esperienza: “Un bianco di uve Grillo a basso contenuto alcolico, per evitare che la terra si abbeveri dagli acini. Il segreto è l’agricoltura”

di Titti Casiello

Che si fa quando il sole batte incessante e la pioggia non ne vuole sapere di arrivare? A Virzì, paesaggio rurale in provincia di Palermo, sulle colline di Alcamo e Camporeale nel comune di Monreale, è successo l’estate scorsa di dover rispondere alla domanda.  Vino e cambiamento climatico, un binomio diventato drammaticamente indissolubile. L’impatto di questi continui mutamenti del tempo determina inevitabilmente anche conseguenze dirette sulla viticoltura, con temperature spesso al di sopra della media stagionale che possono accelerare la maturazione delle uve, portando a vini con un contenuto alcolico più elevato e una diversa espressione aromatica. L’opposto di quanto, insomma, oggi ricerca il mercato.

E Virzì, incastonata com’è in quell’area collinare a pochi chilometri dalla costa settentrionale della Sicilia, sembra essere diventata ancora più calda e assolata di quanto non lo sia già stata.

“C’è sempre un gran numero di ore di sole qui, ma la presenza di venti che soffiano costantemente e le escursioni termiche tra il giorno e la notte ci ha sempre permesso di raggiungere valori compresi tra 10 e 15 gradi nella produzione dei vini”, dice Francesco Spadafora, patron – insieme con la figlia Enrica – dell’azienda “I prìncipi di Spadafora”.

Una terra di cui Francesco conosce ogni singolo lembo, da quando nel 1988 gli fu lasciata in eredità dal padre Don Pietro.

“L’anno scorso però non è andata esattamente così e, valutando la situazione, mi sono reso conto che c’era il rischio concreto che le viti si adattassero, riprendendo l’acqua dall’unica fonte che avevano che era il grappolo: per questo il 26 luglio ho deciso di fare una vendemmia anticipata del Grillo”.

Ed è così che da una difficoltà ha tratto l’opportunità per un nuovo vino: “L’idea era di ottenere un bianco fermo che, grazie alla sua facilità di beva e al basso contenuto di alcol (ovviamente le uve in questa fase non avevano un elevato grado zuccherino), potesse andare incontro alle esigenze di consumo attuali. Il rischio era però quello di fare un vino ‘stupido’, cioè povero dal punto di vista aromatico e troppo poco consistente”.

Rischio superato grazie a un’attenta gestione della vigna

“Le basse rese caratterizzano la nostra produzione e questo contenimento fa sì che il vino abbia una buona intensità aromatica, così come la giusta struttura che unite, poi, ad una conduzione biologica e, soprattutto, rispettosa dell’ambiente, tra cui assenza di irrigazione e di concimazione, diventano fattori essenziali per garantire la salubrità delle piante. Se hai fatto una buona agricoltura, trasformare l’uva diventa quasi banale. La bevanda diventa la cosa più semplice da produrre, ma l’anno scorso ho capito che ci volesse anche altro, cioè una selezione dei grappoli migliori. Così ho scelto da 3 diversi appezzamenti”.

Attingendo dagli oltre 100 ettari vitati dell’azienda, Francesco ha potuto selezionare le uve più adatte: “I nostri vigneti si trovano su diverse collinette ad altitudini comprese tra 220 e 400 metri sul livello del mare e presentano una gamma di esposizioni molto ampia”.

Un grande mosaico di piccole parcelle, quindi, dalle quali attingere e che unite in blend hanno dato vita a questo piccolo  primo esperimento. Ed eccolo il “cuGino”, un bianco da uve Grillo con un grado alcolico di 10,5%

“L’ho chiamato così per un motivo molto semplice: perché si tratta di un vino che, pur essendo differente, ha uno stretto legame con il Grillo storico dell’azienda, quindi ci piace definirlo il cugino del Principe G”.   

E il Principe G rappresenta infatti per Francesco quello che dovrebbe essere un Grillo della sua zona, prodotto da “grilli” in purezza e frutto di un blend dei diversi vigneti aziendali, in grado di mostrare le caratteristiche proprie della terra e dell’uva attraverso un sorso ricco, cremoso, con una nota glicerica che gioca su una lunga linea di freschezza e sapidità.

CuGino invece è agile, netto, schietto e vivace tanto all’olfatto quanto al palato, mostrando così l’altra faccia del Grillo. E come tutti i vini di Spadafora, anche CuGino, è vinificato senza l’utilizzo di solforosa: “Utilizziamo solo lieviti prodotti dalle stesse uve. Con le prime che arrivano in cantina, prepariamo dei pied de cuve, che poi, una volta attivata spontaneamente la fermentazione, saranno utilizzati per inoculare i mosti che via via arrivano in cantina”.

Piace come si presenta, senza la capsula esterna: “Questo perché abbiamo deciso di rendere le nostre bottiglie più sostenibili eliminando la plastica e facilitando il riciclo del vetro”.

Dal qrcode sull’etichetta è possibile accedere all’elenco dei vini dell’azienda e ad informazioni come la scheda tecnica, l’analisi e la storia della bottiglia.

Pensando al futuro Francesco Spadafora spiega: “E’ difficile dire come faremo il cuGino l’anno prossimo, perché le variabili relative all’andamento climatico sono tante, ma una cosa è sicura: questo vino verrà dalla parte meno produttiva dei vigneti, perché vendemmiando prima devo dargli struttura, cosa che può venire solo da pochi grappoli”.

Immagine di Titti Casiello

Titti Casiello

Classe ’84, avvocato. Dopo una formazione all’AIS Milano, è diventata giornalista pubblicista e oggi collabora con alcune riviste e guide di settore.

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