Coltivazioni nel deserto-EAU

Non cattedrali ma grano nel deserto: come cambia il paradigma alimentare globale

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World Wildlife Day. Mentre l’Europa stenta gli Emirati Arabi Uniti ridefiniscono il futuro dell’agricoltura con investimenti illimitati, anche nella sostenibilità, dimostrando la volontà di garantire l’autosufficienza alimentare che apre a diverse domande sul futuro globale

di Paolo Caruso

In un’epoca in cui la richiesta di sostenibilità e sicurezza alimentare risuona più forte che mai, a Sharjah, uno dei sette stati che compongono gli Emirati Arabi Uniti, hanno finito di seminare, per il secondo anno consecutivo, grano tenero in pieno deserto, una prova ulteriore della determinazione della classe dirigente che guida il Paese nell’affrancarsi il prima e il più possibile dalla dipendenza di materie prime alimentari da altri stati.

Dai 400 ettari seminati il primo anno si è passati agli attuali 1428 ettari, che non rappresentano certo una dimensione rilevante, ma restituiscono il senso di una visione che è antitetica a quella delle attuali politiche europee. Ovviamente il budget pressoché illimitato, a disposizione degli Eau, fa si che vengano utilizzate tutte le più moderne tecnologie, dai droni, alle biotecnologie, passando per impianti di irrigazione di ultimissima generazione e quant’altro, che li rendono distanti anni luce dalle difficoltà con cui si devono confrontare i nostri agricoltori.

Ma in quei Paesi hanno capito che il business del petrolio non è infinito e stanno procedendo spediti con una strategia globale che mira non solo all’autosufficienza alimentare, anche se sono alle prime battute, ma anche all’utilizzo di energia rinnovabile, che, dove il petrolio è la prima, se non l’unica fonte di reddito, costituisce una novità epocale.

Attualmente gli Emirati Arabi Uniti producono energia solare ai costi più bassi al mondo. Ospitano tre dei più grandi impianti solari su scala internazionale, tra cui il Mohammed bin Rashid Al Maktoum di 77 chilometri quadrati e il parco fotovoltaico Al Dhafra Solar, con quattro milioni di pannelli solari che produce elettricità sufficiente per circa 160.000 abitazioni. Hanno investito oltre 40 miliardi di dollari in progetti nazionali di energia pulita e partecipano a progetti nelle energie rinnovabili in 70 paesi impegnandosi per quasi 20 miliardi di dollari.

Dubai Innovation Centre-Impianti solari nel deserto

Anche in quanto a investimenti nel settore alimentare non scherzano, dopo la crisi finanziaria del 2008, gli stati del Golfo hanno iniziato a comprare terreni agricoli all’estero per garantire sicurezza alimentare ai loro popoli. In un primo momento, soprattutto all’inizio del 2010, gli investimenti si sono concentrati sull’Africa orientale, successivamente si sono diversificati nel continente americano, in Ucraina e in Australia. Ma da qualche anno, dieci delle più grandi società del Golfo, hanno concentrato le loro mire soprattutto in Europa, con investimenti nell’ordine di miliardi di dollari.

Ovviamente non tutto il Medio Oriente è così fortunato: Oman, Emirati Arabi Uniti (UAE), Kuwait, Bahrain, Arabia Saudita e Qatar consolidano la sicurezza alimentare, i loro vicini più poveri, come Siria, Libano e Yemen, sono alle prese con problemi che rasentano carestia e denutrizione. In termini di sicurezza alimentare, il Medio Oriente sta diventando sempre più polarizzato.

Ma non è finita qui: la società Al Dahra che opera per conto del governo degli Emirati è la più attiva negli investimenti in Europa e per dare un ordine di idee, oltre ad acquisizioni in Spagna e Serbia, nel 2019 ha acquistato Agricost, una delle più grandi aziende agricole della Romania, un affare da mezzo miliardo di dollari. Agricost oltretutto è il principale destinatario rumeno dei fondi dell’UE destinati alla Politica Agricola Comune: quest’azienda incassa annualmente circa 12 milioni di euro di contributi. La questione quindi ci riguarda più da vicino di quanto possiamo immaginare. E mentre da noi gli agricoltori soffrono e protestano per lo stato miserrimo in cui sono costretti ad operare, e il numero di aziende agricole subisce una costante ma significativa riduzione, nei Paesi che un tempo avremmo considerato da terzo mondo, vengono portate avanti politiche di incentivazione all’agricoltura, consci del fatto che petrolio non è sinonimo di cibo.

Viene da chiedersi chi stia diventando Terzo Mondo.

Immagine di Paolo Caruso

Paolo Caruso

Creatore del progetto di comunicazione "Foodiverso" (Instagram, LinkedIn, Facebook), Paolo Caruso è agronomo, consulente per il "Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente" dell'Università di Catania e consulente di numerose aziende agroalimentari. È considerato uno dei maggiori esperti di agrobiodiversità

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