Enza La Fauci

Enza La Fauci: la vignaiola presidente della DOC Faro

Tempo di lettura: 4 minuti

Consorzio Faro Doc, denominazione costituita nel 1976 che oggi guarda al futuro grazie a 18 aziende. 

di Valeria Lopis Rossi

Terra di forti contrasti, lo stretto di Messina è l’areale dove tra mare e asperità costiere dalle vertiginose altezze insiste l’antica DOC Faro. 
Costituita nel 1976, la recente ripartenza della denominazione si deve alle 18 aziende che hanno voluto credere nel Consorzio Faro DOC e all’unanimità lo hanno affidato alla guida di Enza La Fauci, produttrice dell’omonima tenuta che vive il vino come scelta di vita e non soltanto di lavoro.

“Gli inizi li ho condivisi con mio fratello, insieme siamo stati fondatori della Distilleria Giovi battezzata con questo acronimo che è l’unione dei nostri nomi, Giovanni e Vincenza. All’epoca ero ancora una studentessa di Economia e Commercio, mi sono poi laureata nell’86. Il mio percorso stava procedendo senza inciampi verso l’attività di famiglia che da sempre è la produzione di mattoni e laterizi per la costruzione ma in me maturava già una scelta diversa, un irresistibile richiamo – racconta la vignaiola e neopresidente – attraverso la distilleria entro in contatto con il meraviglioso mondo del vino ma ancor prima del vino è la viticoltura che mi attrae in un modo viscerale: mi ritrovo innamorata e legata alla coltivazione della vite. Dopo quasi 15 anni di viaggi enoici e attività in distilleria, che da hobby si trasforma in vero e proprio lavoro, decido di creare la mia azienda vitivinicola scommettendo su me stessa”.

Quattro le varietà coltivate: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Nocera, Nero D’Avola, tipici di Mezzana e dintorni dove si contano i 2 ettari e mezzo vitati di proprietà di Enza La Fauci (su un complessivo di 10 ha tra uliveti e macchia mediterranea), un luogo ammaliante che domina la leggendaria Costa Viola della Calabria con un panorama che parte dall’imbocco dello stretto di Messina e arriva a Capo Peloro, la vista ricade sull’abbraccio tra Tirreno e Ionio e comprende un inaspettato sfondo eoliano con le riconoscibili Stromboli e Panarea.

“La costruzione dell’impianto risale all’anno 2003, spianare e disegnare quelle che sono le attuali vigne della tenuta è stato faticoso soprattutto perché prima ho voluto fare un meticoloso lavoro di ricerca a partire dalle varietà autoctone, dalle ciò che ho trovato in loco. Dalla prima ricognizione mi accorsi subito che il vigneto corrispondeva perfettamente alla produzione del Faro DOC da subito è stato il vino-guida dell’azienda”. L’impegno di Enza La Fauci è stato quello di assecondare la vocazione e l’inclinazione naturale del territorio, integrarsi in una direzione precisa che già in qualche modo era tracciata. “L’incontro con l’enologo Emiliano Falsini nel 2007 è stato una tappa importante: insieme inizia una nuova fase che tutt’oggi continua. Lavoriamo in sintonia, ci capiamo anche solo con uno sguardo. Oblì è il nostro vino il top di gamma uno dei vini più importanti non solo a livello regionale ma ritengo anche a livello internazionale, vale non soltanto per il mio vino ma per i vini del Faro che varcano sempre di più le soglie dei confini per essere apprezzati dagli intenditori di Stati Uniti, Giappone, Francia, Nord Europa”.

enza la fauci

Produttrice e socia attiva della delegazione siciliana delle Donne del Vino, La Fauci non si ferma al gender gap ma piuttosto riscontra problemi di ordine pratico che minano il mestiere del vino: “Bisogna crederci molto. Le difficoltà per chi fa vino sono molteplici,  in particolare per chi come me si trova in un territorio dove la coltura della vite era stata abbandonata, intenzionalmente uso il verbo al passato, è dura. Negli ultimi anni però registriamo una ripresa della continuazione delle vigne sulle nostre colline, oggi sono diverse le aziende che producono vino in maniera qualitativamente primaria. L’altra sfida che permane ed è anche una caratteristica dell’areale, è quella di lavorare in una situazione di eroicità: il territorio messinese è caratterizzato dai monti Peloritani che arrivano praticamente fino al mare con affacci estremamente affascinanti che allo stesso tempo sono pendenze ripide con le quali ci troviamo a fare i conti in ogni stagione, non soltanto in vendemmia”.

L’incarico del consorzio aggiunge un carico non da poco al durissimo lavoro di vignaiola tra le vigne eroiche del Faro, ma La Fauci è già nella fase operativa. Un’occasione che arriva con tempestività nel momento storico delle De.Co. messinesi, le denominazioni comunali che vogliono valorizzare il patrimonio enogastronomico della città dello stretto con iniziative a vari livelli ed azioni comuni. Nel vino l’idea è quella di compattare il racconto delle tre DOC della provincia: Malvasia delle Lipari, Faro e Mamertino unite per coglierne affinità e specificità.

“La carica di presidente del consorzio arriva dopo anni di ingranaggi fermi, tocca riavviare la ruota e farlo su un nuovo schema. Quella in atto è una rivoluzione intanto con un nuovo logo che che possa rappresentarci, e poi vogliamo percorrere parallelamente due binari di comunicazione: uno iperlocale con il coinvolgimento della comunità messinese che attraverso eventi di avvicinamento e comunicazione deve e può prendere consapevolezza del bacino enoico che possiede, l’altro internazionale dedicato ai paesi stranieri e alle culture gastronomiche che trovano nel nostro vino un abbinamento tanto insolito quanto apprezzato”.

Facebook
Twitter
LinkedIn
TS Poll - Loading poll ...