La “Piazza dei Mestieri”, istituto laboratorio, a lezione tra i filari per trasformare la teoria in pratica sul campo
di Mattia Marzola
Un vecchio adagio, forse un po’ tendenzioso, dice che chi sa fare fa e chi non sa fare insegna. E se è vero che talvolta a salire in cattedra non sono necessariamente i più abili, è altrettanto vero che alla Piazza dei Mestieri di Milano (un luogo che ogni anno accoglie centinaia di giovani per guidarli nell’apprendimento e nel lavoro) le cose non sono mai andate così. Da sempre si è cercato di portare in aula non solo la conoscenza, ma soprattutto la competenza: quella viva, pulsante, sedimentata nelle mani e nei racconti di grandi professionisti.
E tornando al detto, rimane un’ultima verità, forse la più autentica: non c’è modo migliore, dopo aver appreso la teoria, che sporcarsi le mani. Non puoi conoscere il mondo guardandolo solo dal vetro di un’aula. Così, dal 2020, ogni anno i ragazzi dei corsi di Sala Bar di Immaginazione e Lavoro escono dalle classi e dai laboratori, carichi di nozioni e buona volontà, ed entrano in vigna.
Tutta la magia avviene grazie alla collaborazione con Lusenti, cantina della Val Tidone, piccola ma ambiziosa, soprattutto nei sogni. Lusenti è un luogo che vive il sogno di un ossimoro: staticità nel movimento. Si muovono verso un’enologia sempre meno interventista, verso mercati internazionali capaci di riconoscere il valore del lavoro contadino, senza mai dimenticare le radici e la genuinità della propria terra. Sono custodi della Val Tidone, narratori di un vino buono, pulito, senza additivi chimici né in vigna né in cantina. E guardano al futuro immaginando un’agricoltura basata sulla biodiversità: vigne, ulivi, piccoli frutti, capre da cui fare formaggi. Una comunità agricola che cresce insieme, per dare valore al proprio territorio.
Ed è per questo che Lusenti è la cantina giusta per insegnare ai giovani. Perché mostra che il vino non è solo tecnica: è rispetto, terra, comunità, e un futuro che si costruisce un passo alla volta.
In vigna i ragazzi non sono più solo studenti: diventano vignaioli. Non esiste più una cattedra né un banco; non ci sono docenti da un lato e discenti dall’altro. Si lavora fianco a fianco. Con le mani nella terra. Con le dita sugli acini gonfiati dal sole. Con la curiosità di capire davvero come quel frutto possa diventare vino.
La vendemmia 2024 è stata un’esperienza irripetibile: quasi 9.000 kg di uva raccolti, tra fatica, risate e un senso nuovo di responsabilità. Poi sono arrivati i mesi della trasformazione, dell’attesa, dello studio in aula e dell’affinamento in cantina. A febbraio 2025 si è imbottigliato e tappato a mano: circa 200 bottiglie, ognuna toccata, letteralmente, dagli studenti.
E il lavoro non finisce mai dopo la vendemmia. C’è chi è tornato in vigna per potare, chi ha seguito la manutenzione, chi ha preparato il terreno per l’anno successivo, perché un vigneto non si studia, si accompagna.
Nel frattempo un altro gruppo ha progettato l’etichetta: un lavoro affidato ai ragazzi di grafica, che hanno dato un volto a ciò che i compagni avevano messo in bottiglia.
Il percorso si è completato con la promozione e la vendita. Un viaggio che ha portato il lavoro dei ragazzi fino a Madrid, in due eventi organizzati presso la Camera di Commercio Italiana, con un obiettivo chiaro: raccogliere fondi e donazioni tramite le bottiglie prodotte e iniziare a costruire una piccola cantina della scuola.
Frattanto, grazie all’AIS Lombardia, gli studenti hanno potuto partecipare ai corsi di 1° e 2° livello direttamente in Piazza dei Mestieri: un’opportunità rara, che li porta un passo più vicini alla professione.
Tre vini, una sola storia
Da tutto questo sono nati tre vini: due rossi e un bianco. Diversi, certo, ma uniti da un filo identico: la fatica, il sudore, l’esperienza condivisa, la gioia del fare. Tre etichette che raccontano non solo un territorio, ma una formazione: quella che si vive, che si tocca, che cresce in vigna prima che in aula. Perché, alla fine, il vino insegna, da sempre può essere un grande maestro per chi abbia voglia di ascoltarlo.
IL Bianco, IL Rosso che portano con sé un piccolo gioco, una sigla nascosta: quel “IL” non è soltanto un articolo determinativo, ma racchiude le iniziali di Immaginazione e Lavoro, diventando un sigillo identitario, un promemoria di chi li ha pensati, vendemmiati e imbottigliati. Miramare, invece, è un omaggio. Dedicato alla nuova sede che dal 2022 accoglie Piazza dei Mestieri, è un nome che racconta di partenze e approdi, di orizzonti nuovi, proprio come quelli che attendono gli studenti, come ad esempio, il sogno di unire, in un futuro non troppo lontano, ai vini, una linea di distillati, sempre facendo, sempre imparando sul campo.




Schede vini
IL BIANCO
90% Malvasia 10% Chardonnay
Blend del vitigno aromatico della tradizione piacentina, la Malvasia di Candia, con una piccola percentuale di Chardonnay.
Per estrarre i delicati aromi primari, le uve di Malvasia svolgono una breve macerazione pre-fermentativa e per lo stesso motivo la fermentazione si svolge a basse temperature, proseguendo l’affinamento in acciaio; prima dell’imbottigliamento si incontra con una piccola percentuale di Chardonnay (dal 5 al 10%), vinificato allo stesso modo. Dal colore giallo paglierino scarico, all’olfatto è coinvolgente e raffinato, grazie ai sentori di fiori bianchi (margherita e sambuco) e polpa di frutta (pesca, mandarino). Al palato gli aromi rispecchiano la coerenza olfattiva, con una nota maggiormente agrumata e fresca di pompelmo e albicocca. La poca complessità e persistenza conferiscono buona dinamicità e bevibilità. Vino versatile, si può abbinare ad una crudités o un fritto di mare. La buona aromaticità sostiene anche piatti speziati o leggermente piccanti.
IL ROSSO
50% Barbera, 5% Cabernet, 45% Croatina
I differenti tempi di maturazione delle tre uve richiedono tre momenti di vendemmia e quindi fermentazioni separate. L’assemblaggio avviene in botti grandi di legno dove con l’affinamento, il vino trova la sua identità organolettica. Di colore rubino intenso, all’olfatto predominano note di piccola frutta rossa e susina, con punte erbacee e di pepe verde. Vino fresco e fragrante, nel quale spiccano i richiami al sottobosco; l’acidità della Barbera è ben bilanciata da un medio tenore alcolico e da una trama leggermente tannica.
Fin di bocca asciutto e di media persistenza. Vino dinamico e facilmente abbinabile ai salumi della tradizione, a paste all’uovo con ragù bianchi o carni alla brace. Ottimo da consumare subito o da tenere in cantina per la ricerca di maggior complessità gustativa.
MIRAMARE
Gutturnio frizzante (60% Barbera – 40% Croatina)
Alla vista appare rosso rubino brillante con riflessi violacei. All’olfatto, si rivela abbastanza intenso, con sentori di amarena, more di gelso, melograno e polvere di caffè. Il gusto è secco e minerale, abbastanza alcolico e asciutto, con bolla evanescente, appena percettibile. Ottima coerenza gusto-olfattiva, poca persistenza.
Miramare è il vino della merenda, sincero ed invitante. II suo abbinamento ideale lo vede compagno di salumi e insaccati. Da provare anche con i risotti.
Mattia Marzola
Giocoliere di parole, voracissimo lettore, buona forchetta (e buon bicchiere) ha deciso di unire le sue inclinazioni, diventando così appassionato docente di lettere ed entusiasta giornalista enogastronomico, anche se poi scrive di tutto.