L’inflazione condiziona l’export del vino italiano

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È di 16 milioni di ettolitri la domanda di vino italiano all’estero. Il volume rimane piatto, bene in valore

Secondo i dati dell’Osservatorio Uiv-Ismea su base Istat, la domanda di vino italiano all’estero ha chiuso i primi 9 mesi del 2022 in continuità (+0,3%) sul risultato dello stesso periodo dello scorso anno, per un controvalore record di quasi 5,8 miliardi di euro.

Un incremento del +12,3% rispetto allo stesso periodo 2021, determinato più dalla spinta inflattiva che dalla domanda reale, ma che potrebbe non bastare a coprire l’aumento dei costi. Sempre più influenzato dalla performance delle bollicine che mettono a segno +9,2% in quantità e +22,7% in valore (manca ancora il trimestre che include le festività natalizie), il vino italiano vede i vini fermi appiattiti sui volumi dello scorso anno (-0,3%), e i rossi in particolare difficoltà (-2,6% la performance dei 9 mesi contro +2,6% dei bianchi). Anche le Dop sono stabili  con una decrescita per quantità (-2%) che per valore (+9,6%). Il segmento Dop ha realizzato nel complesso poco più della metà delle vendite made in Italy (8,4 milioni di ettolitri), registrando un +2,2% dei volumi per un totale di circa 3,9 miliardi di euro (+14,6% sullo stesso periodo 2021), pari a due terzi del valore dell’export enologico italiano. Stabili a 4 milioni di ettolitri i vini Igp per un controvalore di 1,3 miliardi di euro (+7,2%).

La domanda di vini fermi si dimostra stabile o in leggero calo anche in Germania e UK, mentre sono in contrazione le quantità vendute negli Usa (-6%) e in Svizzera (-7%). Bene il resto del mondo con Giappone (+29%), Canada (+8%), Svezia e Paesi Bassi. Meglio i trend dei top buyer per quanto riguarda gli sparkling, che vedono gli Stati Uniti a saldo zero per volume, il Regno Unito a +5% e la Germania a +6%, con exploit di acquisti da Francia (+25%) e Canada (+15%).

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