Il virtual tasting non interessa più

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Dopo che la pandemia ha costretto a sperimentare nuove strategie di comunicazione e di vendita, il rapporto 2021 Direct-to-Consumer Wine Survey Report di Silicon Valley Bank (SVB) mostra, soprattutto negli USA, un cambio di tendenza.

di Giovanna Romeo

La prima ondata di Covid, le rigide misure di contenimento con il fermo di quasi tutte le attività, hanno costretto i produttori e le cantine a trovare nuove modalità di vendita e nuove forme di comunicazione. Con le sale di degustazioni chiuse e i consumatori lontani dal vivere l’esperienza in azienda le cantine sono diventate virtuali.

Nasce proprio in questo contesto il fenomeno del virtual tasting che stando ai dati del 2021 Direct-to-Consumer Wine Survey Report di Silicon Valley Bank (SVB) riportati da UIV ha avuto una fortissima accelerata proprio nel 2020.

Oggi che ci siamo riappropriati della nostra normalità, le occasioni di consumo da casa e di degustazione via zoom sono proposte sempre meno e sempre meno appetibili da parte degli appassionati, almeno per quanto riguarda il mercato statunitense.

Se nel 2020 l’industria vinicola statunitense aveva puntato molto su questa modalità di promozione e di marketing del vino con il 44% delle cantine che avevano promosso degustazione virtuali almeno una volta alla settimana, e solo il 22% tra quelle contattate da Silicon Valley Bank non aveva preferito questa modalità, nel 2021 le cose sono andate diversamente.

L’anno passato, anche a causa del “burn out” della piattaforma Zoom, il 67% delle cantine ha diminuito o reso discontinue le occasioni di degustazioni online. Solo il 5% ha dichiarato di aver aumentato nel 2021 il numero delle degustazioni a distanza rispetto al 2020, e il solo 9% ha mantenuto lo stesso ritmo.

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