I nuovi volti di Cantina Brigaldara raccontano l’eredità di famiglia e la sfida di guardare avanti: «Non possediamo la terra, ce ne prendiamo cura per consegnarla in una condizione migliore»
di Camilla Rocca
Nel cuore di Case Vecie, a Grezzana, Brigaldara ha saputo creare un modello agricolo che va oltre la semplice produzione di vino, abbracciando una visione ecosistemica e sostenibile. Con oltre 70 ettari di terreno, l’azienda ha intrapreso un cammino dove uomo, piante e animali convivono in armonia, creando un ciclo virtuoso che rispetta e valorizza la natura. In questo contesto sono passati alla guida della cantina Antonio Cesari e Lamberto Cesari, la generazione “nuova” che si occupa della cantina. La conduzione agronomica di Brigaldara si fonda sulla centralità del vigneto, gestito con passione e dedizione da un team di agricoltori che lavora fianco a fianco con gli enologi e la direzione. Ogni scelta è il frutto di un lavoro condiviso, volto a preservare la biodiversità e a mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo di un ecosistema in cui la vite è inserita in modo naturale e rispettoso.
Cosa significa, per voi, portare avanti un’azienda con un’eredità storica e al tempo stesso imprimere una direzione nuova?
Per noi significa cercare il giusto equilibrio tra il rispetto del passato e l’apertura al futuro. Non si tratta di scegliere tra tradizione e innovazione, ma di farle coesistere in modo armonico e proficuo, mantenendo al tempo stesso la nostra identità in un contesto – sociale e di mercato – in continua evoluzione, che richiede risposte sempre nuove.
È un dialogo costante tra il “come si è sempre fatto” e il “come si potrebbe fare meglio”, un confronto costruttivo che portiamo avanti ogni giorno con nostro padre.
Imprimere una direzione nuova significa adottare strategie che garantiscano la sostenibilità e la competitività dell’azienda nel lungo periodo.
Qual è stata la sfida più grande nel passaggio generazionale? E qual è, invece, il valore aggiunto di un confronto tra visioni diverse?
La sfida più grande nel passaggio generazionale è stata di tipo relazionale. Se da un lato abbiamo sempre trovato, fin dagli inizi, la massima apertura da parte di nostro padre all’ascolto delle nostre idee, la complessità è stata riuscire a bilanciare la sua abitudine a decidere in autonomia con la nostra necessità di partecipare attivamente alle fasi decisionali, sia operative che strategiche.
Un confronto tra visioni diverse stimola senz’altro l’innovazione, portando i processi consolidati con l’esperienza verso una maggiore efficienza, ottimizzazione e qualità. Inoltre, un’azienda capace di integrare approcci differenti – anche sul piano generazionale – è più resiliente e adattabile ai cambiamenti del mercato e alle sfide della sostenibilità ambientale.
Questo dialogo non è mai semplice, perché l’emotività del contesto familiare spesso sconfina dal confronto professionale; ma la consapevolezza del bene dell’azienda come priorità, superiore agli interessi personali, è un valore fondamentale che ci guida nella gestione quotidiana.
In che modo le esperienze personali – dentro e fuori il vino – hanno influenzato il vostro modo di lavorare in azienda?
Antonio: Le esperienze personali che hanno influenzato il mio modo di lavorare in azienda sono sicuramente quelle vissute nell’ambito politico in Confagricoltura: la creazione di un network di relazioni con colleghi impegnati in sfide lavorative simili, ma in ambiti differenti; la conoscenza dei processi alla base della definizione delle normative nel settore vitivinicolo; la capacità di leggere e interpretare i dati analitici sull’andamento del mercato globale.
Lamberto: Avendo avuto la fortuna di lavorare in settori molto diversi (assicurativo, nautico), ho potuto osservare dinamiche di organizzazione aziendale e innovazione da cui trarre spunti utili. L’aspetto più significativo, però, è stato aver lavorato per grandi aziende familiari, che mi ha permesso di confrontarmi con gli stessi temi di gestione e passaggio generazionale che, nel piccolo, ci troviamo ad affrontare anche a Brigaldara.
C’è una scelta gestionale o produttiva, da voi intrapresa, che considerate particolarmente rilevante nel vostro percorso in azienda?
Dall’attenta osservazione delle dinamiche di mercato, abbiamo rilevato un’evoluzione nelle preferenze dei nostri consumatori. Questa intuizione ci ha spinto, nel 2016, ad avviare lo sviluppo di un nuovo prodotto: il Valpolicella Superiore DOC Case Vecie. L’obiettivo era racchiudere in un solo calice le due anime del nostro territorio: la freschezza e la pronta beva tipiche del Valpolicella, unite alla complessità e profondità proprie dell’Amarone, dando vita a un Valpolicella “Grand Cru”.
Questo vino rappresenta per noi un’espressione profonda della nostra identità. Se la generazione precedente, con la creazione del mito dell’Amarone, ha contribuito a elevare la fama della Valpolicella a livello internazionale, la nostra sfida oggi è duplice: preservare quell’eredità di eccellenza e, allo stesso tempo, innovare. Per restare all’avanguardia, riteniamo fondamentale sviluppare un secondo prodotto di punta. La nostra risposta è un grande vino ottenuto da uve fresche, che crediamo possa diventare il prossimo fiore all’occhiello della produzione.
Sicuramente la freschezza del Superiore trova piena espressione anche alla Locanda Case Vecie, l’altro grande progetto degli ultimi anni: un luogo di ospitalità dove degustare i vini Brigaldara e trovare ristoro dopo una passeggiata, un giro in bicicletta o semplicemente per trascorrere una domenica fuori città. Crediamo che l’accoglienza sarà sempre più centrale per comunicare la propria identità, e questa scelta è stata condivisa da tutta la famiglia ma portata avanti con particolare convinzione da noi due, la “nuova generazione”.
Che ruolo ha la sostenibilità nella vostra idea di impresa agricola oggi?
La nostra idea di sostenibilità è ben rappresentata da una massima che abbiamo sempre fatto nostra: “Non possediamo la terra, ce ne prendiamo cura cercando di consegnarla alle generazioni successive in una condizione migliore rispetto a come l’abbiamo ricevuta”.
La sostenibilità, per noi, è uno stimolo al miglioramento continuo: non significa solo rispettare le normative ma integrare questo approccio in ogni aspetto della nostra attività. È un valore fondamentale e distintivo, sia per l’azienda e i suoi collaboratori, sia per il territorio in cui operiamo e viviamo ogni giorno.
Oggi chi fa vino è anche chiamato a raccontarlo: come vivete l’idea di essere anche “volto” del brand?
Essere il volto del brand significa, prima di tutto, essere autentici. Non si tratta di recitare una parte, ma di condividere con trasparenza la nostra passione, il nostro impegno e i valori che ci guidano.
Oggi le persone vogliono sapere chi c’è dietro il prodotto, quali principi lo ispirano. Questo tipo di racconto – che ci piace definire storybeing, più che storytelling – fatto in prima persona, crea un legame emotivo profondo e punta a costruire relazioni basate sulla fiducia.
Stiamo intraprendendo un percorso insieme ad amici produttori di territori diversi – Borgoluce, nel Prosecco Valdobbiadene, e il gruppo Altesino–Caparzo–Borgo Scopeto–Doga delle Clavule, in Toscana – con cui condividiamo un certo modo di vivere il vino e l’agricoltura, attraverso le nostre passioni: gli sport all’aria aperta.
Guardando al futuro: cosa pensi di lasciare in eredità alla prossima generazione?
Il nostro obiettivo è consegnare un’azienda solida, sostenibile e ben strutturata, capace di affrontare le sfide future. Puntiamo a consolidare processi gestionali efficienti, mantenere un forte legame con il territorio e promuovere una cultura aziendale fondata sulla responsabilità. Per noi, lasciare un’eredità significa fornire strumenti concreti e una visione chiara, per mettere chi verrà dopo di noi nelle condizioni di prendere decisioni consapevoli e portare avanti il progetto con libertà.
Camilla Rocca
Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna