Radici Vulcaniche: dalle pendici dell’Etna il richiamo del vino

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Dal Carricante al Nerello Mascalese: a Randazzo 41 cantine e due masterclass per discutere il futuro dell’enoturismo isolano

di Fabrizio de Angelis Puglisi

Due giornate dedicate ai vini dell’Etna, fra banchi d’assaggio, masterclass e dibattiti sullo stato di salute della viticoltura. Il 29 e 30 agosto è andata in scena a Randazzo, in provincia di Catania, la prima edizione di Radici Vulcaniche, manifestazione nata per spostere l’attenzione sulla produzione enologica alle pendici del vulcano attivo più alto d’Europa.

L’apertura è stata affidata al giornalista Nino Amadore che ha moderato con il Convegno “Sistema vino Etna: impatto economico, investimenti e nuove opportunità di mercato”, un confronto istituzionale fra produttori, giornalisti ed esperti del vino. Al dibattito è intervenuto anche il Direttore dell’Osservatorio Regionale del Vino e dell’Olio della Regione Sicilia Vito Bentivegna, che ha commentato i numeri della crescita delle produzioni etnee, concentrandosi in particolar modo sul trend positivo, in costante crescita ogni anno, nonostante la battuta d’arresto che il covid ha “regalato” ad alcune realtà.

41 aziende, banchi d’assaggio e due masterclass

I banchi d’assaggio posizionati lungo i portici del chiostro del Palazzo Comunale di Randazzo, hanno permesso ad operatori del settore e ai winelovers di poter assaggiare alcune delle etichette presentate dai produttori etnei partecipanti, fra grandi conferme e nuove scoperte. In due giorni, infatti, la cittadina etnea ha accolto centinaia di persone che hanno potuto degustare le etichette di 41 cantine del territorio tra le vie di uno dei borghi più suggestivi alle pendici del vulcano. I riflettori, ovviamente, erano puntati principalmente su carricante e nerello mascalese, le due uve simbolo dell’Etna, che attraversano un momento di grande sviluppo e innovazione.

Proprio ai due principali vitigni etnei sono state dedicate le due masterclass in programma a Radici Vulcaniche, il 29 la masterclass sul carricante e il 30 quella sul nerello mascalese.

Condotte entrambe da Luca Gardini, miglior sommelier del mondo nel 2010 e curatore della guida de L’Espresso. L’esperto, con il suo stile anticonvenzionale ed estremamente dinamico, ha guidato le degustazioni enfatizzando non tanto i profumi e le sensazioni dei vini presenti in batteria, ma piuttosto le emozioni e il richiamo al territorio che questi riescono a suscitare.

Il mercato internazionale e l’enoturismo

Radici Vulcaniche è stata anche l’occasione di riflettere su quelli che sono i temi portanti del vino siciliano. In base a quanto si apprende dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025, curato da Roberta Garibaldi, la Sicilia si colloca al secondo posto in Italia come destinazione enoturistica prediletta dagli stranieri, con l’Etna che si conferma sicuramente una delle mete di maggior prestigio.

Negli ultimi anni i vini del vulcano attivo più alto d’Europa stanno conquistando i mercati internazionali, nonostante le difficoltà che attraversa il comparto vitivinicolo – ha spiegato Luca Sammartino, Assessore per l’Agricoltura, lo Sviluppo Rurale e la Pesca Mediterranea della Regione Siciliana –. I numeri dell’Etna DOC raccontano una crescita straordinaria, con un incremento del 771% nelle certificazioni tra il 2012 e il 2025, a conferma della qualità e dell’attrattività di questo territorio, Le nostre etichette hanno un duplice compito: rafforzare la reputazione dell’agroalimentare siciliano sui mercati internazionali e, allo stesso tempo, diventare un volano per il turismo. In questo scenario la Sicilia si conferma tra le destinazioni più desiderate dai visitatori internazionali, seconda soltanto alla Toscana, mentre l’Etna è ormai riconosciuto come un brand territoriale globale, simbolo di una straordinaria integrazione tra vino, agricoltura, ospitalità e patrimonio naturale».

La Regione è pronta a proseguire gli investimenti in percorsi di promozione che coinvolgano tour operator e operatori del settore, affinché possano conoscere direttamente le eccellenze, le strutture ricettive e le realtà produttive presenti sul territorio. “Vogliamo fare della Sicilia la prima destinazione enogastronomica del Mediterraneo per i visitatori internazionali, valorizzando un patrimonio unico al mondo fatto di produzioni identitarie, paesaggi straordinari, cultura e accoglienza – ha aggiunto Sammartino – L’enogastronomia rappresenta uno degli strumenti più efficaci per raccontare l’autenticità della nostra Isola e generare sviluppo diffuso nei territori

La vera chiusura della prima edizione di Radici Vulcaniche però è avvenuta domenica 6 settembre, a Mascali, per il Nerello Wine Fest, ulteriore momento per riflettere sul vitigno che ha fatto grande l’Etna negli scorsi anni, il nerello mascalese, e per celebrarne le moltissime espressioni presenti in ogni versante del vulcano.

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