Il volto della cantina Pravis di Lasino racconta la nuova generazione del vino trentino: “Non bisogna aver paura di esportare le proprie radici: è la forza, non un confine”
di Camilla Rocca
«Erika e io siamo nate in azienda, iniziando con piccoli ruoli e poi è maturato l’interesse: ora rivestiamo incarichi che ci impegnano, ma che ci danno soddisfazione. Mio padre è stato bravo perché ci ha sempre lasciato libere all’interno dell’azienda di scegliere cosa fare, l’importante era che ci rendesse felici di farlo». Racconta così Giulia Pedrini il suo ingresso e quello della sorella nell’impresa di famiglia, l’Azienda agricola Pravis di Lasino, fondata nel 1974 dal padre Domenico insieme ai soci Gianni Chistè e Mario Zambarda nella trentina Valle dei Laghi.
Giulia ha studiato viticoltura ed enologia presso l’Istituto agrario per poi specializzarsi presso il Wine and Spirit Education Trust WSET a Londra – dove ha vissuto per un anno – e conseguire la laurea in Economia e Gestione Aziendale presso l’Università di Trento. Dal 2015 è responsabile produzione e commerciale della cantina di famiglia.
A unirla alla sorella non è solo l’amore fraterno ma anche quello per la viticoltura e l’enologia, che le ha portate a far propria la visione dei fondatori di Pravis e la loro concezione del vino sospesa tra passato, presente e futuro: legata alle radici contadine trentine, l’azienda affianca alla produzione di varietà autoctone quella di una selezione di varietà internazionali, anticipando il futuro piantando, tra i primi in Italia, varietà a impatto zero PIWI.
Che cos’è per te la next generation nel mondo del vino?
Nel mondo enologico la next generation sono le “giovani leve”, enologi, agronomi e viticoltori, spesso figli d’arte, che prendono le redini di aziende vinicole, portando con sé una nuova visione più moderna ed attenta.
Perché è un tema così forte in questo momento?
Moltissime aziende vinicole sono nate negli anni ’60 o poco dopo, è dunque normale che adesso ci sia un passaggio di testimone importante, in Italia ma non solo.
Sostenibilità nel vino, importa davvero per la Next generation?
Credo che la sostenibilità del vino sia un aspetto cruciale per la Next Generation. Viviamo in un momento di transizione ambientale, sociale ed economica e il vino, nel suo piccolo, deve essere lo specchio di tutto questo. Limitare l’utilizzo di prodotti chimici in vigneto, piantare varietà Piwi e dimenticate, produrre vini che siamo vera espressione del territorio: sono tutti piccoli passi per valorizzare la tradizione guardando al futuro.
Quanto è importante avere oggi in azienda un volto che racconti il brand?
È fondamentale avere in azienda un volto che racconti un brand, ma un volto “vero”, un volto che abbia la terra nel cuore. Credo fermamente che un comune Brand Ambassador, abituato a migrare da un’azienda all’altra non rappresenti l’identità vera di una cantina, dove quello che bisogna trasferire più di ogni altra cosa è la passione e l’amore per il territorio ed il lavoro contadino.
Possiamo dire che tu sei il volto della Next generation della tua cantina?
Direi proprio di sì
C’è stato qualche scontro generazionale da quando sei entrato in azienda?
Mio papà è sempre stato molto aperto alle nuove idee sia mie sia di mia sorella Erika, ha sempre cercato di responsabilizzarci e di renderci partecipi fin dal principio. Quindi devo dire di essere stata molto fortunata. Qualche discussione pacifica c’è naturalmente stata, ma sempre costruttiva e stimolante.
Cosa vorresti dire agli altri vignaioli? Un consiglio su come migliorare che noti spesso nei colleghi?
Il mio consiglio è quello di non avere paura di “esportare” il proprio territorio, è quello che ci contraddistingue e ci rende unici. Credo inoltre sia importante restare umili, ricordandoci che grandi o piccoli che siamo e più o meno conosciuti a livello internazionale possiamo essere, tutti quello che abbiamo lo dobbiamo alla terra, e quest’ultima non fa distinzioni.
Importatori, distributori, commercianti ti hanno considerato meno in quanto giovane? E in quanto donna? E all’estero?
Nel mio specifico caso non ho mai avuto grandi problemi di considerazione, credo che nel momento in cui un possibile cliente capisce di avere davanti una persona appassionata al proprio lavoro e preparata in quel specifico ambito non ci siano distinzioni di età. Un pochino di problemi in più li ho avuti come donna all’estero, in particolare in Paesi come la Russia, dove se hai di fianco un uomo parlano solo a quello e vieni bypassata. Ma niente di non risolvibile con qualche battuta spiritosa per reindirizzare l’attenzione!
Qual è il vino della cantina che meglio rappresenta la next generation?
Il nostro Rosato di Schiava di Gentile, “BelleAmour Rosè”. È nato da un progetto di valorizzazione di questa varietà storica trentina, particolarmente vocata alla vinificazione rosata, utilizzando un packaging moderno e molto femminile. Ha avuto un grandissimo successo soprattutto all’estero.
Camilla Rocca
Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna