La vite che ha visto tutto: viaggio a Maribor

Tempo di lettura: 3 minuti

Sulle rive del Drava, una pianta continua a resistere da oltre quattro secoli. Ha attraversato guerre, incendi, invasioni e bombardamenti, ma ogni anno continua a donare i suoi grappoli

di Emma Pagano

Ogni città europea ha i suoi monumenti alla resistenza. A Maribor, in Slovenia, quel monumento è vivo: una pianta che da oltre 450 anni cresce sulle rive del fiume Drava e continua a dare frutto. È la vite più antica del mondo, iscritta nel Guinness dei primati: la Žametovka, conosciuta anche come Stara Trta, la “vecchia vite”, che cresce addossata a una casa sul lungofiume nel quartiere storico di Lent.

Per arrivare a Maribor dall’Italia basta seguire il corso dell’Isonzo, che dai monti scende al confine con le sue acque turchesi. La Slovenia sorprende subito per la sua misura: un Paese piccolo e verde, dove i laghi scintillano come specchi alpini e le città, ordinate e pulite, respirano un’aria mitteleuropea. Maribor non è la meta più battuta, ma è proprio questo che la rende speciale: una capitale culturale e vinicola discreta, incastonata tra i boschi del Pohorje e i vigneti della Stiria. Nel quartiere di Lent, il più antico della città, il Drava lambisce case di pietra, torri medievali e resti delle mura che per secoli la difesero. È qui che cresce la “vecchia vite”, piantata alla fine del Medioevo e rappresentata nella sua prima raffigurazione nota in un dipinto del 1657 conservato al Museo Provinciale di Graz.

Da allora ha condiviso il destino della città: ha resistito alle invasioni ottomane, all’occupazione napoleonica e al governo delle Province Illiriche, alla fillossera che nell’Ottocento devastò l’Europa viticola, fino ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale che distrussero parte della casa cui è aggrappata.

Negli anni Settanta, la costruzione di una diga sul Drava ne alterò l’equilibrio idrico e la pianta iniziò a deperire. Fu allora che un’équipe di agronomi sloveni guidata da Tone Zafošnik ne avviò il recupero, potando i rami secchi e riportandola in vita. Nel 1972, un’analisi di laboratorio a Parigi confermò ufficialmente ciò che i cittadini di Maribor avevano sempre saputo: l’età della vite superava i quattro secoli.

Oggi la pianta è celebrata come un’anziana signora rispettata da tutti. Ogni anno produce appena 25 litri di vino, imbottigliati in minuscole bottiglie da 250 ml che non sono in vendita: finiscono come doni protocollari, offerti a papi, presidenti e imperatori. Tra i destinatari figurano Bill Clinton, Papa Benedetto XVI, l’imperatore Akihito, Arnold Schwarzenegger. Eppure il vino stesso non ha nulla di straordinario: il vitigno Žametovka è zuccherino, produce un vino dolce e poco equilibrato, che il Daily Telegraph ha addirittura definito “praticamente imbevibile”. Ma forse è proprio questo il punto: non si celebra il sapore, ma il fatto che, dopo secoli di guerre e incendi, la pianta continui a dare grappoli. Così, in un mondo ossessionato dalla qualità e dall’eccellenza, anche la semplice persistenza può diventare un atto eroico.

La storia della vite di Maribor trova un contraltare in Italia, a Prissiano, in Alto Adige, dove cresce la Versoaln. Con circa 360 anni è più giovane della sorella slovena, ma molto più grande: i suoi rami coprono 350 metri quadrati di pergolato ai piedi di Castel Katzenzungen. Qui la produzione è abbondante, dai tre ai sette quintali d’uva all’anno, trasformati in 600-700 bottiglie di un vino bianco fresco e piacevole, con acidità marcata. Due viti, due destini: la slovena, fragile e tenace, custode della memoria; l’italiana, vigorosa e generosa, testimone della continuità.

Nonostante ciò, intorno alla vite di Maribor, la vita cittadina si scandisce attraverso un calendario civico che la trasforma in rito collettivo. In inverno la potatura segna l’inizio del nuovo ciclo, in ottobre la vendemmia diventa una festa di dieci giorni che richiama tutta la città, e a novembre la Festa di San Martino accompagna il passaggio dal mosto al vino.

Non poteva mancare un canto, semplice e diretto, che gli abitanti intonano con i calici alzati durante le celebrazioni:

 Alla vecchia vite vogliamo cantare,
 e molti anni ancora augurare.
 Alziamo il calice ora,
 brindiamo a lei con rispetto,
 brindiamo a lei con rispetto,
 facendo tintinnare i bicchieri!

Così, sulle rive di un fiume lento, in un Paese piccolo e verde, questa vite continua a raccontare la storia dell’Europa, e  chi si ferma ad ascoltarla capisce che non è al vino che si brinda, ma al tempo stesso: un ciclo che si ripete, uguale e diverso, attraverso secoli di cambiamenti; un cerchio che torna, stagione dopo stagione.

Immagine di Emma Pagano

Emma Pagano

Emma Pagano, italo-americana, pratica l’amore per le parole in due lingue, tra comunicazione, traduzione e organizzazione di eventi culturali. Responsabile della Comunicazione di MWW Group, coordina il progetto Vendemmie assieme al team.

Facebook
Twitter
LinkedIn
TS Poll - Loading poll ...