Vino e certificazioni: l’azienda Bellenda fa appello ai Consorzi

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Gli alti costi delle certificazioni sono un ostacolo per i piccoli produttori non sempre in grado di sostenerne le spese. Umberto Cosmo, proprietario dell’azienda Bellenda, si rivolge ai Consorzi di Tutela: “È necessario che le giuste pratiche vengano normate e rese accessibili a tutti. I Consorzi sono il soggetto che deve prendersi carico di questo compito”.

Per il mondo enologico italiano serve una certificazione ambientale di territorio, gestita dai Consorzi di Tutela, che possa permettere anche ai piccoli produttori di veder riconosciuto il loro operato senza dover affrontare spese troppo elevate.

A farsi promotore della proposta indirizzata in primo luogo proprio ai Consorzi di Tutela, è Umberto Cosmo, proprietario dell’azienda di Vittorio Veneto Bellenda, durante Blend, rassegna enoculturale ideata e realizzata proprio dall’azienda veneta, tenutasi lo scorso 10 ottobre a Carpesica.

“È necessario che le giuste pratiche vengano normate e rese accessibili a tutti – ha sottolineato Umberto Cosmo – e che a tutti i produttori, indipendentemente dalle dimensioni e dal portafoglio, sia data la possibilità di certificare il loro operato. I Consorzi sono il soggetto che deve prendersi in carico questo compito perché devono tutelare tutti i loro soci e metterli nelle condizioni di agire al meglio e di farsi testimoni e custodi di una viticoltura rispettosa, sostenibile e a misura d’uomo”.

La proposta è uscita a margine del convegno dedicato al tema dell’agroforestazione declinata nella viticoltura, ovvero quell’insieme di sistemi agricoli che vedono la coltivazione di specie arboree o arbustive perenni, consociate a seminativi o pascoli, nella stessa unità di superficie. Il confronto ha evidenziato la consapevolezza da tutte le parti che questa pratica sia fondamentale per promuovere una viticoltura responsabile e sostenibile, ma ha visto emergere da più fronti la necessità di creare un sistema di certificazione ambientale a basso costo a cui possano accedere anche le piccole aziende.

“Per raggiungere l’obiettivo verso una viticoltura sostenibile – aggiunge Umberto Cosmo – è necessario mettere in campo una squadra composta da tecnici, agronomi, biologi e soggetti che ogni giorno vivono la vigna. Dapprima questo comitato deve creare leggi ad hoc e, in seguito, regolamenti per costruire linee guida precise e valide per tutto il comparto del vino. In una seconda fase è poi evidente il bisogno che siano i singoli Consorzi di Tutela, i quali sono a conoscenza delle specificità locali, a monitorare le azioni e le tecniche impiegate da piccole, medie e grandi aziende vitivinicole garantendone l’efficacia e la veridicità e accompagnandole nella costruzione di una sempre migliore gestione della tutela ambientale territoriale”.

La tutela del territorio è anche un requisito sempre più richiesto per accedere a moltissimi mercati, soprattutto quelli del Nord Europa. Attualmente le certificazioni sono fornite da società private e l’alto costo per ottenerle non è sostenibile da aziende di medie-piccole dimensioni che il più delle volte, pur facendo un prodotto di qualità e altamente sostenibile, devono rinunciare a esportare.

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