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8 vini friuli

Un sorso dopo l’altro, alla scoperta del Friuli

Tempo di lettura: 6 minuti

“Vi porto in Friuli, la mia regione. Facciamo un tour…di vino in vino. Otto tappe, otto etichette friulane.” La nostra guida è Elena Brovedani, giovane sommelier del Laite di Sappada, il ristorante della sua famiglia, una stella Michelin.

di Maddalena Peruzzi

“Ho scelto otto aziende che conosco molto bene – spiega Elena – alcune addirittura da quando ero piccola, dai tempi di mio padre che ora non c’è più e di cui ho raccolto il testimone. Produttori straordinari di cui ho visitato le cantine e i vigneti e di cui ho assaggiato i vini nel corso del tempo, una vendemmia dopo l’altra. In Friuli ci sono anche grandi aziende vinicole che apprezzo moltissimo, se non le ho inserite in questa selezione è perché ho preferito portarvi alla scoperta di cantine più piccole e meno famose che magari non conoscete ancora”.  

“Duality” Sauvignon Friuli Colli Orientali Doc, Specogna
“Teolis” Sauvignon Friuli Isonzo Doc, Murva
“Madonna d’aiuto” Pinot Grigio (ramato) Friuli Colli Orientali Doc, Valentino Butussi
Pinot Nero Friuli Colli Orientali Doc, Le Due Terre

Duality” Sauvignon Friuli Colli Orientali Doc, Specogna

“Ci troviamo a Corno di Rosazzo (UD) in una delle aziende a cui sono più affezionata: Vignaioli Specogna. Una piccola realtà nata intorno agli anni ‘60 quando Leonardo Specogna, dopo alcuni anni da emigrante in Svizzera, torna in Friuli Venezia Giulia e acquista un piccolo appezzamento sulle colline della Rocca Bernarda a Corno di Rosazzo. Sono terre straordinarie per produrre vino, peculiari, uniche. Inizialmente l’azienda si limita a soddisfare il proprio fabbisogno, poi con Graziano e la moglie Anna Maria le cose evolvono, sia in vigna che in cantina. Oggi al timone dell’azienda c’è la terza generazione, ovvero Cristian e Michele, entusiasti e super appassionati. Ho scelto questo vino perché ha un fascino tutto suo: la particolarità è che racchiude due espressioni diverse dello stesso vitigno, il Sauvignon Blanc. Le uve provengono infatti da vigneti diversi con esposizioni opposte, una a sud in medio-alta collina e l’altra a nord a una quota più bassa. Questa particolare combinazione conferisce al vino una grande complessità, ma anche un grande equilibrio”. 

“Teolis” Sauvignon Friuli Isonzo Doc, Murva 

“Ci troviamo a Moraro (GO) e questo è uno dei vini che mi hanno più emozionato negli ultimi tempi. Si tratta del Sauvignon Blanc “Teolis” prodotto dall’azienda Murva di Alberto Pelos e Renata Pizzulin, realtà nata nel 2009. “Teolis” viene prodotto esclusivamente da uve Sauvignon coltivate nell’omonimo vigneto. Qui il terreno è più robusto rispetto alla media isontina, ricco di limo e argilla ma anche di humus e nutrienti. La filosofia aziendale è garantire la massima cura intervenendo il meno possibile su ciò che la natura offre e lo stesso vale anche per la vinificazione. “Teolis” è un vino profumato e intenso. Ti rimane impresso per la sua spiccata mineralità, levigata da un passaggio in legno ben integrato”.

“Madonna d’aiuto” Pinot Grigio (ramato) Friuli Colli Orientali Doc, Valentino Butussi

“Ecco il primo vino macerato della mia selezione, uno dei prodotti di punta di quest’azienda eccezionale che si trova a Corno di Rosazzo (UD). In cantina ci accoglie il sorriso di Filippo che porta l’attività insieme alla sua famiglia. Vi racconto come viene fatto questo Pinot Grigio così particolare. L’uva viene diraspata e lasciata macerare con le bucce fino alla spontanea fermentazione con lieviti indigeni. La spremitura viene fatta con un torchio tradizionale, modificato per lavorare a bassa pressione. Dopo un giorno di decantazione statica, il vino ancora torbido matura per 8-10 mesi in botti di rovere tradizionali friulane. L’imbottigliamento viene fatto tra giugno e luglio, come da tradizione, in luna calante. Ho scelto questo vino per la sua unicità, che merita di essere valorizzata. Quando lo vedi nel calice rimani inevitabilmente affascinato dal suo colore ramato, frutto di una vinificazione intrigante, più caratteristica di quella in bianco. Al naso regala fiori d’arancio e gelsomino, ma anche gradevoli note fruttate. Amo questo tipo di uva per la sua capacità di mantenere sempre una grande acidità al palato, anche in piena maturazione, oltre che per le sue sfumature aromatiche che ricordano il nobile Pinot Nero”. 

Pinot Nero Friuli Colli Orientali Doc, Le Due Terre

“Ci troviamo a Prepotto, al confine con la Slovenia. Le Due Terre è una piccola realtà fondata nel 1984 da Silvana Forte e Flavio Basilicata. Successivamente è subentrata la figlia Cora. Pochi ettari che si caratterizzano per due terreni diversi, argilla e marna, qui chiamata ponca: ed ecco spiegato il nome dalla cantina. L’ambiente sta loro molto a cuore, per cui tendono a intervenire il meno possibile sia in vigna che in cantina, lavorando con grande dedizione e rispetto. Amo tutti i loro vini, ma oggi ho scelto il Pinot Nero perché è molto identitario. Come è fatto? Fermentazione con lieviti indigeni in recipienti di acciaio, macerazione con le bucce per 20 giorni, poi barriques di rovere francese per una trentina di mesi. Il risultato è una magia di frutti rossi, spezie e note balsamiche al naso e un sorso pieno, diretto e fresco, di straordinaria eleganza”.

Collio Bianco DOC, Baroni del Mestri
“Sol” Chardonnay Friuli Colli Orientali DOC, Ronco del Gnemiz
“Sol” Chardonnay Friuli Colli Orientali DOC, Ronco del Gnemiz
Oro di Ramandolo, Filippon

Chardonnay Collio Bianco DOC, Ronc Platát

“Mi ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato questo vino: ero certa che fosse un bianco della Borgogna. A trarmi in inganno sono stati la sua complessità, l’equilibrio e la pienezza. Ronc (collina vitata) Platát (nascosto) è una cantina ancora poco conosciuta, fondata di recente da Tommaso Zanuttini, un ragazzo classe 1988 che ha deciso di cambiare vita abbandonando la carriera di avvocato per fare il vignaiolo. Una persona genuina e incredibilmente umile che, con qualche vigna in affitto tra Buttrio e Manzano e il supporto di alcuni amici produttori, ha iniziato con coraggio delle vinificazioni sperimentali. Sei ettari vitati: inutile dire che si tratta di una produzione davvero ridotta. La sua azienda è una vera e propria chicca. Ho scelto questo Chardonnay, caratterizzato da infinita pulizia, equilibrio e classe. Un vino che si imprime nella mente e nel cuore. Ringrazio gli amici Andrea e Damiano per avermelo fatto scoprire”. 

Collio Bianco DOC, Baroni del Mestri 

“La tenuta si trova a Cormons, sul Monte Quarin. Il nucleo originario degli edifici è antico, risale alla metà del 1600 e la cantina si trova sotto la loggia, all’interno di un ambiente interamente in pietra arenaria. La superficie vitata aziendale è di appena quattro ettari e la produzione si aggira intorno alle 8.000 bottiglie. Sono innamorata del loro Collio Bianco, ottenuto da uve Friulano 55%, Malvasia istriana 30%, Ribolla Gialla 15%. Mi piace molto perché è complesso e intenso, con un particolare profumo di frutti maturi ed erbe aromatiche. Sorso ricco, fresco e minerale. Lunga persistenza che avvolge il palato”. 

“Sol” Chardonnay Friuli Colli Orientali DOC, Ronco del Gnemiz

“Cantina di San Giovanni al Natisone, in provincia di Udine, che non ha bisogno di grandi presentazioni, dal momento che ha fatto la storia. Poco più di 15 ettari vitati, condotti a regime biologico da oltre trent’anni. L’azienda è nata negli anni ‘60 grazie al padre di Serena Palazzolo che ha acquistato i primi vigneti. Oggi Serena e il marito Christian Patat portano avanti l’attività insieme ai figli. Che dire di loro? Producono ottimi bianchi eleganti e piacevoli che si prestano anche a lunghi invecchiamenti. Li apprezzo molto perché sanno dare vita a vini autentici che raccontano davvero bene questo territorio. Lo Chardonnay “Sol”, nello specifico, viene lasciato fermentare in barrique di secondo e terzo passaggio dove successivamente riposa fino al luglio successivo alla vendemmia. Grande complessità al naso, con un ricco bouquet di fiori, frutta gialla e zenzero. Elegante avvolgenza tostata al palato. Merita!”

Oro di Ramandolo, Filippon

“Per chiudere in dolcezza andiamo a Nimis, patria del Ramandolo. Essendo il nome “Comelli” molto diffuso nella zona, Lorenzo decide di utilizzare il soprannome di famiglia, ovvero “Filippon”, per distinguere la sua azienda. Questo è un nettare ottenuto da vendemmia tardiva con una percentuale di muffa nobile. In etichetta è riportato un affresco del XIV secolo che si trova nella pieve dei Santi Gervasio e Protasio di Nimis: si vedono San Giovanni Battista con un donatore inginocchiato e sullo sfondo…una botte di vino! L’Oro di Ramandolo di Filippon è dolce e vellutato come una carezza, ma per nulla stucchevole. Una poesia!”

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