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Giro d'Italia Vendemmie2-1

Giro d’Italia, maglia rosa, rosè e viticoltura eroica

Tempo di lettura: 6 minuti

Dopo l’incursione nel tennis della scorsa settimana, per Champions Wine è ancora tempo di un’altra gita fuori porta. Prima di tornare al nostro amato calcio, ci siamo concessi una (metaforica) pedalata accompagnata da (non metaforici) assaggi. Ebbene sì, visto che siamo in vista del finale del Giro d’Italia, questa volta Champions Wine è dedicato al ciclismo. Allora tutti in sella per scoprire paesaggi, bottiglie e tagliare il traguardo in maglia… rosé.

di Raffaele Cumani & Antonio Cardarelli

La prima connessione tra Giro d’Italia e vino, perdonateci, è proprio questa. La maglia rosa del vincitore della gara a tappe e il vino rosé che ci rimanda immediatamente alle bollicine. Perché proprio una bollicina è la protagonista del rito per eccellenza alla fine di ogni tappa. Sul podio conquistato con fatica e sudore, al vincitore viene consegnata una bottiglia per bagnare l’impresa.

Spumante Brut Giro d’Italia 2023 di Astoria Wine

Quella di quest’anno è lo Spumante Brut Giro d’Italia 2023 di Astoria Wine, azienda trevigiana che da 12 anni fornisce le bollicine ufficiali per il Giro d’Italia. Non solo, la cantina, che è diventata uno dei riferimenti del mondo Prosecco, bagna anche altri sport, per esempio, il basket con la bottiglia ufficiale della Virtus Segafredo Bologna, una cuvée extra dry dedicata alle storiche “V nere” di Bologna, ma questa come sempre è un’altra storia…

I coraggiosi ciclisti che quest’anno hanno affrontato un Giro d’Italia funestato dal maltempo, però, dovranno tenere la concentrazione alta anche sul podio. Almeno questo è il nostro consiglio, se non vogliono rischiare di prendere un tappo dritto su un occhio, come capitato allo sfortunato Biniam Girmay, “tradito” dalla bottiglia dopo aver bruciato sul traguardo di Jesi Mathieu van der Poel lo scorso anno e costretto poi a ritirarsi…

Attenzione sempre alta, quindi. Soprattutto per godersi gli splendidi paesaggi che il Giro d’Italia – e in generale il ciclismo, anche quello amatoriale – regala. Perché il legame vero tra questo sport e il nostro amato nettare forse è proprio questo, stradine che si inerpicano tra vigneti, colline e terreni modellati dalla mano sapiente dell’uomo, impreziositi dai filari che regalano la materia prima di alcuni dei più grandi vini che il nostro Paese è capace di produrre. Non esiste uno sport che permetta di godere del paesaggio come il ciclismo, e non a caso il ciclo-turismo è ormai diventato un fenomeno di massa. Nel Giro d’Italia 2023 non è presente la Wine Stage, la tappa ufficialmente legata a un distretto vinicolo, che negli anni ha visto protagonisti del calibro di Barolo, Chianti e Franciacorta. Ma, ovviamente, non sono mancate le tappe enoiche anche quest’anno, con i corridori alle prese con l’Abruzzo del Montepulciano, le Langhe o i territori del Prosecco, tanto per fare qualche esempio.

Dalle tappe enoiche a quelle eroiche, o meglio ancora ai vini eroici. Le similitudini tra il ciclismo e la viticoltura non mancano, perché se arrivare al traguardo implica sacrificio, preparazione e resistenza, lo stesso si può dire di un grande vino: per arrivare a produrlo servono le stesse, identiche caratteristiche. La storia del ciclismo è stata scritta da atleti eroi, assurti alla mitologia dello sport. Per noi italiani basta citarne due: Coppi e Bartali. Una rivalità che ha acceso la fantasia e portato speranza negli anni difficili del secondo dopoguerra, con la vittoria al Tour del 1948 di Gino Bartali che, si racconta, ha evitato lo scoppio di una guerra civile dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, segretario del PCI. L’impresa di Fausto Coppi è stata l’accoppiata Giro d’Italia-Tour de France nel 1949 e nel 1952, un capolavoro riuscito a pochi corridori nella storia. Tra questi il Pirata Marco Pantani nel 1998. E quando si parla di imprese eroiche sulle due ruote, le scalate di Marco Pantani tornano a esaltarci come poche altre vittorie sportive, che siano le pedalate sull’Alpe d’Huez o quelle sul Mortirolo… il Pirata avrà sempre un posto d’onore nel cuore di tutti gli sportivi:

Che brividi!  Le imprese eroiche di Pantani, e degli altri scalatori che hanno fatto la storia del ciclismo, ci portano dritti ai vini eroici. Vigneti su pendenze impossibili, inaccessibili per i macchinari e raccolte rigorosamente manuali, sentieri impervi che stroncano gambe e polmoni per curare i filari, vendemmie in condizioni difficilissime. In Italia gli esempi di vini eroici sono diversi, e attraversano un po’ tutta la Penisola, proprio come fa la carovana del Giro d’Italia ogni anno: dalla Val d’Aosta all’Etna, dalla Valtellina alle Cinque Terre, da Pantelleria all’Alto Adige. 

Müller Thurgau di Cantina Valle Isarco
Rosso di Valtellina di Arpepe

E proprio dalla provincia di Bolzano prendiamo il primo vino per celebrare gli eroi della viticoltura e del ciclismo. Andiamo in Val d’Isarco dove le pendenze mettono i brividi e ci godiamo l’ottimo Müller Thurgau di Cantina Valle Isarco, bianco di freschezza verticale, scatto da grimpeur e aromaticità che ci riporta subito sulle Alpi.

Rimanendo sulle Alpi abbiamo già citato i grandi rossi di Carema nella nostra piccola “guida” eno-calcistica al vino piemontese, ma spostandoci in Lombardia, è un attimo parlare di Valtellina. E qui non si può non citare il Rosso di Valtellina di Arpepe, cantina riferimento della zona. Leggero come uno scalatore purosangue, scatta, scalpita sempre in piedi sui pedali e fa venir voglia di berne a secchiate.

Si diceva dei tempi eroici del ciclismo, dell’epoca d’oro di uno sport che negli ultimi decenni ha vissuto momenti controversi, e viene in mente subito “L’Eroica”. Una corsa nata come atto d’amore verso valori dello sport scomparsi e per il territorio, ideata nel 1997 da un manipolo di appassionati di bici e abbigliamento d’epoca, ora diventata di gran moda, un percorso che ci ricorda qualche vino. A breve la prossima tappa del circuito de “L’Eroica” si correrà a Montalcino… e non c’è neanche bisogno di dire con quale vino suggeriamo di accompagnarla mentre i nostri eroi si avventurano sulle stupende strade bianche tra panorami senza eguali al mondo.

Avete capito bene, parliamo di Brunello di Montalcino, uno dei grandi rossi che tiene alta la bandiera italica in giro per il mondo. Noi per l’occasione, tra le tante grandissime bottiglie della zona, stapperemo quello di Baricci, non sappiamo perché, ma ci dà un senso di eleganza, legame al territorio e spinta verticale che ce lo fa associare al ciclismo! Una grande bevuta assicurata! 

51,151 Moser
Brunello di Montalcino Baricci

Ma quando si parla del connubio tra ciclismo e vino il primo nome che viene in mente è quello di Francesco Moser, campione del mondo, vincitore di un Giro d’Italia e numerose classiche. Nell’amata Val di Cembra, in Trentino, la famiglia Moser produce vini di qualità superiore. Non solo il famoso “51,151” – che rimanda al record mondiale dell’ora stampato dallo “Sceriffo” a Città del Messico nel 1984 – ma tantissime altre bollicine da una cantina apprezzata in tutto il panorama enologico italiano e non solo. E noi che su Champions Wine siamo lungimiranti avevamo già parlato di questa bella bolla in abbinamento ad un gol tutto tecnica e velocità, quello di Giorgione Weah nel ‘95 all’Olimpico contro la Lazio. Non solo bolle però, il campione trentino produce anche ottimi fermi, ad esempio il Warth che avevamo già associato al grande talento del giovane (ormai ex romanista) Zaniolo

Vino e ciclismo, ciclismo e vino. Non saranno i tempi eroici ed enoici di Gastone Nencini, (appassionati eno-sportivi, se non avete mai visto una delle immagini più iconiche e romantiche dello sport, dateci dentro e googolate immediatamente!) che nel Tour de France 1958 riempiva la borraccia col vino rosso per aumentare la potenza in salita. Ma il connubio resta lo stesso fortissimo, gambe, braccia, sudore per produrre un grande vino o per raggiungere la vetta. Imprese che consegnano gli uomini alla storia, per farli diventare immortali.

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