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Marco e Sara, fratelli next: “Non c’è futuro senza studiare la storia”

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I Cecchetto guidano l’azienda di famiglia secondo nuovi standard, ma rispettando la tradizione e con un occhio vigile sull’ambiente

di Camilla Rocca

Marco Cecchetto, Classe 1990, enologo e responsabile di produzione dell’Azienda Agricola Giorgio Cecchetto. Marco Cecchetto ha dedicato la sua professione alla viticoltura, grazie anche agli insegnamenti e alla passione del nonno Sante e del padre Giorgio. Dopo il diploma da Enotecnico alla Scuola Enologica C.B. Cerletti di Conegliano (Treviso) e la Laurea in Viticoltura ed Enologia all’Università di Udine, ha approfondito la sua formazione agronomica con Marco Simonit, Pierpaolo Sirch e il Professor Enrico Peterlunger, applicando il metodo di potatura Simonit&Sirch nei vigneti di famiglia.

Nel suo percorso enologico sono state fondamentali le esperienze in cantine italiane e le visite di realtà vitivinicole in Cile, Argentina, California, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. Centrale anche l’incontro con grandi produttori del Piemonte e della Borgogna, ha permesso un arricchimento e un approfondimento delle proprie conoscenze enologiche.

Ogni viaggio, ogni incontro, ogni insegnamento hanno ampliato il bagaglio di Marco Cecchetto permettendogli di interpretare a pieno la storia, le tradizioni e il vino nel suo territorio d’origine. Sara Cecchetto, Classe 1992, con Laurea in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’Impresa all’Università IULM di Milano, è la responsabile sostenibilità dell’Azienda Agricola Giorgio Cecchetto. Qui si occupa di valutare e implementare le attività che permettono di fare impresa in maniera condivisa e sostenibile, mettendo al primo posto il territorio e la comunità che lo vive. Nel febbraio 2022 si è aggiudicata il Premio speciale “Giovane Imprenditrice”, assegnato durante la e IX edizione del Premio Impresa Ambiente, iniziativa promossa in Italia dalla Camera di Commercio di Venezia Rovigo.

Abbiamo fatto un’intervista doppia per raccontare i due giovani della cantina.

Cos’è per voi la Next Generation nel mondo del vino? E perché pensate sia un tema così forte in questo momento storico?

Nel mondo del vino, giovani ragazzi, ma soprattutto ragazze, stanno portando innovazione e nuovo approccio al mondo del vino. È un tema forte perché sta segnando un momento di cambiamento nel vino, le nuove generazioni stanno portando nel settore tematiche nuove e sfide legate alla sostenibilità ambientale e sociale, propongono un modo di comunicare e fare marketing più smart,  oltre alla valorizzazione del proprio territorio attraverso l’enoturismo.

Sara, sei la responsabile della sostenibilità in azienda, cosa comporta questo ruolo? Ogni azienda dovrebbe avere nel futuro una figura di questo tipo?

Comporta un costante impegno nel misurare e monitora le performance ambientali/sociali dell’azienda al fine di sviluppare e implementare strategie che aiutino a ridurre il proprio impatto.

Secondo me ogni azienda dovrebbe avere un responsabile sostenibilità perché, in quanto figura trasversale chiamata a dialogare con tutti i vari referenti aziendali, può aiutare l’organizzazione nell’efficientamento di alcuni processi produttivi. La sostenibilità non è solo etica, ma anche strategia.

Sostenibilità nel vino: un modo per riempirsi la bocca o importa davvero alla Next Generation?

Alla Next Generation importa, ma fatica a capirne il significato nel settore vitivinicolo. Il problema è che in Italia non c’è una certificazione di riferimento nel vino, pertanto non ci sono dei veri e propri standard produttivi riconosciuti, di conseguenza le aziende comunicano a spot il loro impegno, non riuscendo a passare il messaggio che la sostenibilità riguarda tutta la filiera e non singoli elementi come ad esempio il packaging.

Come avvicinare i giovani come voi al mondo del vino?

Crediamo, che rispetto al passato, oggi ci sia un notevole interesse da parte dei giovani al mondo del vino. C’è più curiosità e voglia di scoprire le tipicità dei singoli territori.

Quanto è importante, oggi, avere un volto in azienda che racconti il suo brand?

Oggi è fondamentale perché permette di riuscire a identificare un brand con un volto dell’azienda, dando riconoscibilità e garanzia al prodotto.

Marco c’è stato qualche “scontro generazionale” da quando siete entrati in azienda?

Siamo stati fortunati i nostri genitori ci hanno dato la possibilità di metterci alla prova e trovare il nostro “spazio” in azienda. Nel nostro percorso quindi più che “scontri generazionali” ci sono stati dei confronti, scambi di visione e apertura al dialogo per crescere insieme.

Sara, importatori e commerciali, ti hanno mai “considerata meno” in quanto giovane? E casomai, in quanto donna? 

No, non ho mai avuto la sensazione di essere “considerata meno” in quanto giovane e donna.

Cosa vorreste dire agli altri vignaioli?

Siate curiosi, apritevi al confronto e non guardate solo a quello che succede nel vostro settore.

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Camilla Rocca

Una passione per il mondo del vino che parte dalle origini, si è allargata all’enoturismo e ai racconti delle persone, di quei volti, quelle mani, delle storie che sono dietro alla vigna

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