Zero Gradi: il lievito che non sviluppa alcol nel vino

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L’idea è di Roberto Vanin, ex manager food&beverage che ha creato Bolle, etichetta a basso grado alcolico grazie all’impiego di lieviti “no alcol”.

Apprezzare più di un buon bicchiere senza correre il rischio di una sbornia. Il tema della bassa gradazione alcolica – o addirittura del no alcol – nei vini è sempre più attuale. Il mercato dei ready to drink, anche a base di fermentato d’uva, sta crescendo in maniera costante e quindi la partita da giocarsi sul fronte enologico fa gola a tanti. Da questo presupposto deve essere partito Roberto Vanin, appassionato di vino e consulente manager per diverse multinazionali del food&beverage, ma anche nel campo dell’igiene per la casa (è tra gli inventori del Vanish).

La tecnologia applicata per raggiungere lo scopo è quella detta “Zero Gradi” che non consiste nel rimuovere l’alcol dal vino, ma nel progettare lieviti in grado di non sviluppare alcol durante i processi di fermentazione. Vanin, che ha collaborato con un’azienda biotecnologica tedesca, è convinto che questa applicazione garantisca una cosa ancora più importante: “La qualità – sottolinea il manager – deve essere centrale perché questi vini devono essere innanzitutto buoni. Finora si è lavorato sulla dealcolizzazione. Io considero invece una prospettiva diversa, quella di far fermentare il frutto dell’uva senza produzione di alcol, perché questa sorta di “lievito magico” non ne produce”.

Il risultato in bottiglia si chiama “Bolle”, un vino privo di alcol, povero di calorie e di zuccheri e che Vanin presenterà il 22 giugno al London Wine Festival in due varietà: Bolle Rosa e Bolle Ora.

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