Speciale MWW2022: Partesa racconta Léoville Poyferré e il Negoce Cuvelier

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Un viaggio tra i più grandi rossi di Bordeaux nella prestigiosa appellazione di Saint Julien e Saint-Estèphe (Medoc), alla presenza del produttore Olivier Cuvelier e il Wine Manager di Partesa, Alessandro Rossi, raccontati da Eros Teboni, Best Sommelier of the Word, WSA 2018.

di Giovanna Romeo

Il Medoc e il suo straordinario terroir, anima nutrita sin dal 1920 dalla famiglia Cuvelier. La storia di Léoville Poyferré, second Grand Cru Classé nel 1855, ha origini antiche. Fondata nel 1840 quando il barone Jean-Marie de Poyferré aggiunse il suo nome a Léoville, è molto più di una leggenda. Nel Medoc, tra i terroir più preziosi di Bordeaux costituiti in prevalenza da pietre di origine alluvionale levigate dalla Gironda e inserite in 920 ettari di denominazione, la vera ricchezza si chiama Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot.

Uve per vini che hanno fatto la storia di Bordeaux, suggellando un rapporto unico con Cuvelier & Fils, testimoni di una fondamentale conoscenza e competenza vinicola. Nel 1804 la creazione a Haubourdin, nei pressi di Lille, della distribuzione di considerevoli Fine Wine. Nel 1903 l’acquisto di Château Le Crock. Nel 1920, Château Léoville Poyferré. Nel 1946, H. Cuvalier& Fils diventano Négociant a Bordeaux, una doppia competenza, due attività complementari che garantiscono quel savoir -faire tutto francese e più di 200 anni di esperienza nel Négoce, più specificatamente sui Grands Crus.

Sei calici, sei espressioni di un’annata eccezionale come la 2018, intensamente evocativa delle sue potenzialità ed espressioni. Ognuno di essi è una sferzata di profumi, di voluttuosa eleganza. Château La Croix Saint Estèphe 2018, 32 ettari del terroir di Saint Estèphe su terreni ricchi di argilla, è stilisticamente il sorso più deciso nello sviluppo di tannini e acidità. Ogni annata è diversa e per Olivier Cuvelier trattata proprio come un figlio: con attenzione, cura, dedizione. La liquirizia, il caffè, la menta fresca suggellano i profumi di un blend in prevalenza di uve Merlot, a seguire il Cabernet Sauvignon e il Franc.

Château Le Crock Saint Estèphe 2018 esprime la capacità di giungere sullo stesso territorio con differenti modelli gustativi. Vini mascolini che cercano il potenziale del terroir, vini apprezzabili oggi come tra 10 anni. Eccola la 2018, annata bellissima che permette di valorizzare Bordeaux anche nella sua fase giovanile, tanta frutta, freschezza e spezie dolci. Differenze legate a blend diversi in quanto provenienti da appezzamenti diversi, ma della medesima qualità. Si parla di Cru Bourgeois, classificazione rinnovata nel 2020 dove ritroviamo confermati 14 tra i migliori cru di Bordeaux I migliori in cui rientra anche Château Le Crock. Dolcezze diverse e due differenti percezioni, una lunghezza filologica che diventa nel primo vino morbidezza, nel secondo l’aspetto più vegetale che morde il frutto in una spinta decisa verso la profondità. Apprezzabili oggi grazie a un gioco di pronta maturità legata a terreni prevalentemente argillosi.

Pavillon de Leoville Poyferré 2018, Saint Julién, è il profilo più alto del livello qualitativo di Cuvalier, l’immensa qualità su soli 80 ettari – le due aziende sono a 10 km l’una dall’altra, separate solo dalla denominazione Pauillac. Vino di grande equilibrio, termine di confronto che mostra un gioco di precisione tra frutto, corpo e tannino. Bere un’icona: è questo che Saint Julien rappresenta, un’icona che vive di acidità, di frutta meno matura, di un tannino meno evidente ma comunque di grande precisione. Château Molin Riche 2018, 20 ettari per un blend iconico in un assemblaggio di uve 57% Cabernet Sauvignon, 31% Merlot, 12% Petit Verdot. Saint Julien è una denominazione unica, dove tutto è al punto giusto, sulla stessa linea, apprezzabile oggi come domani. Esattamente come Château Léoville Poyferré 2018 90 ettari, quattro varietà dove ogni calice è una sferzata di inediti profumi.

A Bordeaux si parla anche di grandi bianchi secchi. Château Mont Peralt Blanc 2020 ne è l’esempio. Non è una produzione propria – afferma Olivier Cuvelier – ma quella di un caro amico spagnolo che realizza un grande bianco in un’areale di soli 7 ettari e un blend tipico di Sauvignon Blanc 65% e Semillion per il restante 35%. La produzione è frutto di una vendemmia manuale e di un nettare elevato in botti nuove. Grande potenziale di invecchiamento, eccellente bevibilità (meglio dopo 3/4 anni di bottiglia). Un mix di alloro, spezie, gelsomino, acacia, dal deciso tratto balsamico e dalla freschezza salina evocatrice di un grande terroir di Bordeaux.

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