La denominazione Gigondas apre ai vini bianchi

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Saranno a base di Clairette per il 70 per cento e si torna a piantare, nella Valle del Rodano meridionale, uve bianche.

Nella terra vocata per l’uva rossa Grenache si produrranno anche vini bianchi. In una riunione del comitato nazionale tenutasi giovedì 8 settembre infatti, i membri dell’Institut National de l’Origine et de la Qualité (INAO) hanno votato all’unanimità per ratificare la modifica delle linee guida sulla denominazione: così nella famosa zona sud della Valle del Rodano, in Francia, si potranno avere vini Gigondas a bacca bianca. La ratifica arriva dopo undici anni di lavoro.

L’emendamento afferma che questi vini devono contenere almeno il 70% di Clairette. Altre varietà consentite includono Bourboulenc, Clairette Rose, Grenache Gris, Grenache Blanc, Marsanne, Piquepoul e Roussanne. Saranno ammesse varietà secondarie come Viognier e Ugni Blanc, ma solo fino ad un massimo del 5%.

In passato c’era stata una tradizione di produzione di vino bianco nella AOC Gigondas, ma dopo la sua promozione a cru nel 1971, la maggior parte dei vigneti a bacca bianca furono estirpati, per lasciare spazio ai vitigni a bacca rossa, gli unici concessi nella denominazione.

Alcuni produttori avevano mantenuto le uve bianche, ma potevano imbottigliarle solo sotto il generico AP Côtes du Rhône . Attualmente ci sono 16 ettari coltivati a uve bianche nella denominazione, divisi tra 30 diversi proprietari. Il capo del sindacato dei coltivatori di Gigondas Louis Barruol, che è anche il proprietario dello Château de Saint Cosme, ha dichiarato: “Produciamo bianchi da decenni in questo terroir e non poterli chiamare Gigondas riflette un errore storico. Ora la nostra Clairette potrà esprimersi al meglio”. Un’altra dozzina di produttori ha espresso l’intenzione di piantare varietà bianche, portando la quota di aziende che producono Gigondas bianco fino al 15% entro i prossimi cinque anni.

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