I Fine Wines crescono, nonostante la crisi energetica e l’inflazione

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Oeno Group: nell’ultimo anno il valore dei vini di pregio italiani cresciuto del 15,4%.

La crisi energetica, la penuria di materie prime e l’elevata inflazione non scalfiscono il mercato dei fine wines, che al contrario è un settore economico che non smette di crescere a livello internazionale. Un trend positivo che investe anche l’Italia, non più solo in quanto produttrice di grandi vini, ma perché sempre più italiani decidono di investire i propri capitali in questo settore. Se ne è parlato a Be.Come 2022l’evento dedicato ai vini d’eccellenza italiani che ha animato Siena dal 23 al 25 ottobre.

“Sono tre i fattori primari che conferiscono valore al vino di pregio e lo proteggono dalle perturbazioni dei mercati tradizionali – ha affermato Justin Knock MW, Wine Director di Oeno Group, a Be.Come. – Il primo è l’altissima qualità dei prodotti di questo settore. Il secondo è quello della rarità, elemento determinante per definire il valore di un vino. Il terzo è l’alta domanda per un settore dalla produzione così limitata. Ricordiamoci che meno dell’1% della produzione mondiale può essere definito ‘fine wine’. L’unione di questi tre elementi consente a questa forma d’investimento di essere considerata un bene rifugio, come l’oro o l’arte”.

L’attuale instabilità internazionale ha tra le proprie conseguenze il fatto che i vini di pregio sono un porto sicuro per proteggere i propri capitali dalle crisi economiche. Uno scenario confermato da Oeno Group, leader nel settore degli investimenti in fine wines, che offre un servizio personalizzato di consulenza a chi vuole investire nel mondo dei vini di pregio.

Questo trend positivo che porta sempre più persone a investire i propri capitali nei fine wines, spesso giovani tra i 30 e 40 anni, è dimostrato anche dal Liv-ex 100 – l’indice che monitora l’andamento dei prezzi dei 100 dei vini pregiati più ricercati sul mercato secondario – che negli ultimi due anni è cresciuto addirittura del 36,7%, conoscendo solamente una lievissima flessione dello 0,3% a luglio di quest’anno, prima di ricominciare la sua salita ad agosto e settembre.

Il Liv-ex 1000, l’indice che monitora l’andamento dei prezzi sul mercato secondario di 1.000 vini dei sette sottoindici delle aree vitivinicolepiù di pregio al mondo – ovvero il Bordeaux 500, il Bordeaux Legends 40, il Borgogna 150, lo Champagne 50, il Rodano 100, l’Italia 100 e il Resto del Mondo 60 – accentua ulteriormente questo andamento con una crescita del 37,8% negli ultimi due anni. Il calo minimo di luglio in entrambi gli indici, avvenuto in un momento di grandissima incertezza politica ed economica globale, riafferma la solidità del mercato del vino pregiato, dimostrando come le crisi influiscono davvero marginalmente sul settore.

Nel trimestre appena trascorso, i risultati migliori sono stati ottenuti dagli indici Liv-ex Champagne 50Italia 100, con una crescita rispettivamente dell’8,7% e del 3,7%. L’indice italiano, che raccoglie 5 Super Tuscan e 5 produttori piemontesi, mostra una crescita continua del valore di mercato suoi vini più pregiati, che si attesta al 15,4% nell’ultimo anno, del 29% nel corso degli ultimi 2 anni e addirittura del 48% se si considera un arco temporale di 5 anni. A contribuire al rafforzamento sul mercato secondario del valore dei vini pregiati italiani sono stati i dazi all’importazione imposti negli Stati Uniti dal 2019 al 2021. Anche la quota di mercato internazionale dei fine wines italiani è salita dall’8,8% nel 2019 al 15,1% nel 2020 e al 15,4% nel 2021, stabilizzandosi all’11,8% nel 2022. La distribuzione dei territori dei vini di pregio italiani vede ancora in testa la Toscana, che rappresenta il 57,7% del mercato, ma con il Piemonte che è cresciuto maggiormente nell’ultimo anno.

“La forza di Oeno non risiede solo nei rapporti privilegiati con i migliori produttori mondiali, che permettono di accedere ai vini più preziosi e rari – afferma Gabriele Gorelli MW, brand ambassador di Oeno Group per l’Italia – ma anche nella capacità di scovare realtà di grande qualità dal potenziale però non ancora espresso a pieno nel mercato. Questo è infatti uno dei nostri obiettivi per l’Italia, dove siamo alla continua ricerca di queste rising stars con le quali avviare insieme percorsi di premiumization. Abbiamo già iniziato delle collaborazioni di questo tipo con cantine che risiedono in territori italiani tradizionalmente meno legati al concetto di fine wines, come la zona dell’avellinese e dell’Etna, e dai quali ci aspettiamo una grande crescita nei prossimi anni”.

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