Francia e Italia: confronti enologici tra big

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Sono tra le regioni vitivinicole più importanti e quelle solitamente oggetto di confronto in termini di volumi prodotti e venduti, nonché di valore. Alcune curiosità in termini di varietà, sostenibilità, innovazione e grandi vini bianchi.

di Giovanna Romeo

Secondo Liv-ex, la piattaforma globale di trading dei fine wine, e riportato da Wine-Searcher, Champagne e Toscana hanno recentemente aumentato la loro quota di scambi commerciali sul mercato secondario rispettivamente fino al 14,8% e al 7,9%. L’annata 2017 di Sassicaia è stata venduta la scorsa settimana a una cifra record di £ 2400 ($ 3018) per cassa, con un aumento del 41,2% rispetto al prezzo di rilascio.

Varietà e diversità territoriale, qualità e prezzo, piacere e investimento, ma cosa sceglieremmo in un confronto enologico tra Francia e Italia?

Se parliamo di varietà probabilmente l’Italia sarebbe in testa rispetto alla Francia con più di 350 denominazioni e oltre 100 IGT. Ci sono inoltre almeno 100 varietà abitualmente utilizzate nel nostro paese, mentre altre centinaia entrano in blend solo occasionalmente. C’è da dire che approcciare il vino italiano non è neanche così semplice; padroneggiare Negroamaro, Aglianico, Nerello Mascalese, lo è ancora meno. Buoni gli Chardonnay, i Sauvignon Blanc e i Merlot ma proprio perché presenti un po’ ovunque risultano talvolta meno interessanti. Anche l’Italia paradossalmente parla francese. Non tanto per i vitigni utilizzati, i cosiddetti internazionali, ma per interi territori come Bolgheri, capaci di replicare un terroir tradizionalmente d’Oltralpe.

Grazie a numerose eccezionali vendemmie, oggi anche un’etichetta di Bordeaux di fascia media è ritenuta un buon vino. Allo stesso modo è cresciuta la qualità di Bordeaux Blanc di Graves e Sauternes, così come la qualità in Valle della Loira, per la Cotes du Rhone-Villages, Bourgogne Rouge/Blanc, Alsazia e le regioni di confine, decisamente sottovalutate rispetto al grado di piacevolezza delle loro etichette. L’Italia va a gonfie vele col Nebbiolo piemontese che impressiona sempre di più per la sua qualità. Anche quella del Chianti Classico si è chiaramente elevata, il quale rimane molto accessibile anche in virtù della quantità di bottiglie sul mercato. Accaparrarsi denominazioni come Barolo richiede sempre un po’ più di spesa. Insomma l’Italia senza dubbio può offrire valore e qualità, anche se la Francia ad oggi nel nostro ipotetico match trionferebbe senza alcun dubbio.

Difficile giudicare la superiorità dal punto di vista dell’innovazione. Entrambe lavorano per la sostenibilità secondo una viticoltura biologica/biodinamica, con vigneti impiantati ad altitudini sempre più elevate per mantenere viva l’acidità del frutto, sperimentando affinamenti in uova di cemento e anfore. Un testa a testa in pieno equilibrio anche quando si tratta di superficie organica pari al 25% e di attenzione verso il cambiamento climatico. Pari!

Se parliamo di umiltà invece, gli italiani ne hanno una buona dose. Sempre piuttosto orgogliosi della loro cultura, sono capaci di mettersi in discussione e di criticarsi apertamente, oltre ad essere disposti a cercare aiuto, se necessario. Al contrario i Vigneron francesi mai e poi mai accoglierebbero varietà vinicole italiane, ma in generale tutte le varietà non francesi. A Bordeaux, la decisione di consentire un massimo del 10 % di Touriga Nacional nei vini Bordeaux/Bordeaux Supérieur non è stata universalmente accolta.

Se volessimo fare un ultimo confronto, sarebbe interessante porlo tra vini bianchi italiani e francesi. Indubbiamente, per quanto straordinari il nostro Gavi o Vermentino di Gallura, i bianchi friulani o il Greco di Tufo campano, la Francia si fa elitaria spaziando in un range di prezzi che va da $ 2500 di Montrachet alle cifre più modeste di uno Chenin della Loira o di un delizioso Pinot Grigio dell’Alsazia. La Francia ha saputo trasformare il vino bianco in una forma d’arte. E sebbene sia cresciuto anche in Italia il numero delle griffe del lusso, tra cui Ornellaia Blanc, i grandi bianchi sono per tutti solo quelli francesi.

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