In Alsazia anche il Pinot Nero ha due nuove AOC Alsace Grand Cru

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Un percorso lungo vent’anni segna la rivincita del Pinot Nero alsaziano. Aggiunto tra i Grand Cru anche il Sylvaner.

di Giovanna Romeo

Regione riconosciuta come zona di Appellation d’Origine Côntrolée (AOC) dal 1962, l’Alsazia è rappresentata per il 92% esclusivamente dai vini bianchi, con la denominazione che copre il 74% della produzione alsaziana totale. Il livello qualitativo più elevato è rappresentato dalla denominazione Alsace Grand Cru AOC. Introdotta nel 1975 – 8 anni dopo sono state definite le prime 25 località riconosciute come grand crus -, prevede un disciplinare con norme più restrittive, tra le quali: rese colturali più basse e l’utilizzo delle varietà nobili (Gewürztraminer, Riesling, Moscato Bianco e Pinot Grigio).

L’organismo di denominazione francese, l’Istituto nazionale di origine e qualità (INAO) ha formalmente approvato l’aggiunta del Pinot Nero all’elenco delle varietà consentite in Grand Cru Kirchberg de Barr (Barr, Basso Reno) e Grand Cru Hengst (Wintzenheim, Alto Reno). Una mossa tanto attesa per un vitigno rimasto sempre troppo nascosto in questa regione. Un percorso di vent’anni lungo e complesso segna finalmente la rinascita del vitigno nella regione – che è passato da circa l’8% dell’ettaro a vigneto all’11% attuale – oltre al riconoscimento del lavoro effettuato dai produttori. Le nuove regole prevedono che solo queste due AOC possono produrre sia vini bianchi che rossi fermi.

I vigneti destinati alla produzione di vini rossi nell’Alsazia Grand Cru Hengst dovranno avere una densità minima d’impianto di 5.500 ceppi per ettaro, con viti nell’Alsazia Grand Cru Kirchberg de Barr aventi una densità minima d’impianto di 5.000 ceppi per ettaro e una resa media massima di 7.000 kg per ettaro.

Attualmente, ci sono 51 Grand Cru dell’Alsazia AOC, 49 dei quali possono produrre vini Grand Cru da soli cinque vitigni (Gewurztraminer, Muscat, Pinot Grigio e Riesling – più il Sylvaner, anch’esso aggiunto a maggio dall’INAO).

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