La sostenibilità nel mondo del vino: storie, testimonianze e best practice

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Dal campo al consumatore, passando per la cantina, le leve di marketing e gli obblighi legislativi. Istituzioni, mondo produttivo e indotto della filiera vitivinicola si confronteranno sui temi caldi della sostenibilità.

Venerdì 28 ottobre 2022, presso il Palazzo Municipale di Taranto – Salone degli Specchi -, si tornerà a parlare di futuro nel convegno “Un calice di sostenibilità”. L’evento co-organizzato da Cantine Lizzano, storica realtà cooperativa pugliese, e Diachem, azienda bergamasca produttrice di fitofarmaci e agronutrienti affronterà l’argomento in tutte le sue sfaccettature. “Siamo convinti che il futuro di un’attività legata alla “terra” come la nostra sia un capitolo nuovo da scrivere, seguendo regole incentrate sul rispetto della terra e della vite, sulla loro cura, lontane dal pensiero del loro sfruttamento intensivo o dell’uso di prodotti dannosi per il loro benessere e per quello del consumatore finale. Per questo abbiamo deciso di raccontare, nel convegno che stiamo organizzando, questa idea di futuro che abbiamo e che per noi è già presente”, afferma Rita Macripò, Presidente della storica realtà cooperativa pugliese Cantine Lizzano.

In queste parole sono racchiusi il senso e la finalità del convegno che coinvolgerà rappresentanti delle istituzioni locali e del mondo accademico pugliese, nonché professionisti ed esperti che si occupano del settore vitivinicolo nei suoi diversi aspetti. Un convegno che si colloca a pochi mesi dall’approvazione dello Standard unico per la sostenibilità del vino italiano e in un momento storico nel quale l’Unione Europea sta chiedendo grandissimi sforzi agli agricoltori e al mondo dell’agrochimica per ridurre l’impatto ambientale delle produzioni e concretizzare gli obiettivi del cosiddetto Green Deal. Il ruolo delle associazioni di categoria nell’affiancare gli imprenditori in questa congiuntura complessa è fondamentale. “Nella nostra Regione abbiamo l’esigenza di realizzare lavorazioni sempre più competitive, sostenibili e, nel contempo, di puntare maggiormente a nuovi mercati: obiettivi che si possono raggiungere sia migliorando processi e tecnologie che con grandi investimenti sul marketing. Questo facendo attenzione ai costi energetici, perché la produzione vinicola è basata su processi altamente energivori, e alla tutela dei vignaioli. I produttori di uve da vino vanno salvaguardati da bolle e meccanismi speculativi attraverso controlli su tutta la filiera”, afferma Luca Lazzàro, Presidente di Confagricoltura Puglia. Secondo Vincenzo Patruno, Presidente Regionale e Vicepresidente Nazionale Confcooperative – FedagriPesca, “Le opportunità per la vitivinicoltura pugliese sono più d’una e fondamentalmente discendono dal fatto che il buon vino è il traino di tutto l’agroalimentare regionale di qualità. Il vino, non dimentichiamolo, porta allegria sulle tavole. Allo stesso tempo bisogna avere consapevolezza di alcune minacce, come la scarsità di controlli e la criminalità spesso troppo vicina all’attività produttiva, che rischiano di vanificare il lavoro sin qui fatto per elevare la qualità e il riconoscimento di mercato di un prodotto come il Primitivo”. Per fare sostenibilità occorrono conoscenza e innovazione“In un contesto produttivo che sta cambiando, sia per oggettiva necessità di ridurre l’impatto ambientale delle produzioni, sia per andare incontro alle richieste dell’Unione Europea, che chiede all’agricoltura una svolta verde ancor più decisa di quella chiesta nel 2009, il trasferimento tecnologico assume un ruolo di primaria importanza per “scaricare a terra” l’innovazione portata dalla ricerca applicata”, afferma Maria De Angelis, Docente di Microbiologia Agraria Università degli Studi di Bari e Consigliere Fondazione AgriTech. D’altronde, “L’agricoltura di oggi, e con essa la viticoltura, non può esimersi dall’applicare tecniche colturali evolute che consentano di abbandonare la chimica di vecchia concezione e di ragionare secondo nuovi canoni, con l’obiettivo di mantenere elevata la qualità delle produzioni riducendo al contempo l’impatto ambientale e i residui di fitofarmaci negli alimenti. In Puglia questa evoluzione è sostenuta sia dalle politiche regionali, sia dalla presenza di una nuova generazione di giovani imprenditori agricoli molto attenti alle tematiche ambientali, sia infine dall’elevata diffusione dell’agricoltura biologica. Ed è proprio dall’agricoltura biologica che stiamo mutuando nuove soluzioni meno impattanti per controllare malattie e parassiti”, sottolinea Nicola CristellaPresidente dell’Ordine degli Agronomi della provincia di Taranto. Le aziende dell’agrochimica ormai da anni stanno responsabilmente raccogliendo la sfida di un’agricoltura improntata al rispetto dell’ambiente, della biodiversità e della salute degli operatori e dei consumatori. In Diachem abbiamo ben chiara la necessità di affiancare il mondo agricolo in questa transizione verso un’agricoltura più green con soluzioni efficaci ma meno impattanti. E abbiamo l’ambizione di farlo anche creando un dialogo virtuoso fra mondo produttivo e dell’agrochimica, da una parte, e consumatori, dall’altra. Per spingere non solo sulla sostenibilità ambientale, ma anche su quella economica”, afferma Milena Crotti, Product Development and Communication specialist in Diachem. Sostenibilità economica che dipende ovviamente anche dai margini che i produttori realizzano e che necessita del riconoscimento del maggior valore dei vini sostenibili da parte del mercato. Quanto sono disposti a spendere in più i consumatori per acquistare vini sostenibili? E quanto sono consapevoli dell’impegno del produttore che sta dietro a una certificazione di sostenibilità esibita in etichetta? La risposta non è semplice né scontata, e dipende da fattori sociali, demografici e culturali”, sottolinea Pierpaolo Penco, Docente Wine Business Management del MIB Trieste School of Management.

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