La biodiversità del futuro nei vigneti

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Se n’è parlato al congresso “Vineyards and Biodiversity” di Avignone a maggio scorso: al centro della due giorni l’approccio multidisciplinare.

Se n’è parlato poco, ma a maggio scorso ad Avignone, in Francia, si è tenuta una conferenza sotto il patrocinio dell’OIV, dedicata alla sostenibilità in viticoltura, “Vineyards and Biodiversity” organizzata dalla giornalista di vino Birte Jantzen.

L’aspetto più interessante della due giorni è stato l’approccio multidisciplinare adottato: l’argomento “vitivinicoltura” infatti è stato affrontato da più punti di vista e non necessariamente focalizzato sul prodotto finale, ovvero sul vino. Piuttosto si è parlato dell’“ecosistema vino” in cui entrano in gioco da protagonisti le piante, gli alberi, i funghi e le micorrize, gli uccelli, la permacoltura e altri temi ancora affrontati in singoli panel.

Una cronaca dell’evento è stata riportata sulle pagine online della rivista inglese Decanter a firma della Master of Wine Elisabeth Gabay. Sul palco del Palazzo dei Congressi di Avignone gli argomenti più gettonati sono stati il cambiamento climatico, le ondate di caldo, le gelate, gli incendi, la siccità. Nonché i modi per contrastare tutti questi fenomeni: viticoltura sostenibile, biodiversità, agricoltura rigenerativa, nonché la moltitudine di etichette o certificazioni biologiche esistenti.

Dalla due giorni avignonese è emerso – secondo Gabay – quanto ancora una larga fetta di produttori stia facendo i primi passi per migliorare il proprio modo di lavorare, mentre molti altri sono già a buon punto del processo di cambiamento agricolo. Tutti convengono sull’urgenza dell’azione tuttavia. Come ha sottolineato Mathieu Meyer di Château Galoupet, se l’acqua viene razionata, la produzione alimentare avrà la priorità per l’irrigazione rispetto ai vigneti.

Il relatore di apertura, l’architetto paesaggista Sébastien Giorgis, ha auspicato un ritorno alle origini e alle stesse parole che scegliamo di utilizzare. La parola francese “paysage” è un’apparizione del XV secolo, mentre “paesaggio” non è registrato in inglese fino all’inizio del XVII secolo. L’uso di questa ultima versione sottendeva un approccio estetico: il paesaggio finì per essere considerato o pittoresco, mostrando un ambiente pastorale e romantico, o come un ambiente industriale che illustrava l’addomesticamento della natura selvaggia da parte dell’uomo. I trasporti – ferrovie, automobili e autostrade – hanno poi svolto un ruolo fondamentale nel plasmare il paesaggio e l’idea che abbiamo di esso. Di recente, l’osservazione aerea ha cambiato la prospettiva – ha spiegato l’architetto – e Internet ha accelerato la visualizzazione di ciò che osserviamo per davvero. Non a caso solo nel 2016 la parola “paesaggio” ha ricevuto una definizione ufficiale e legale dell’UE.

Sull’argomento è intervenuta anche la professoressa Ilona Leyer del Dipartimento di Ecologia Applicata dell’Università di Geisenheim che ha messo in dubbio la nostra stessa memoria e percezione di questi paesaggi. Attraverso indagini sui paesaggi mutevoli, ha scoperto che la maggior parte delle persone pensa che poco sia cambiato e che i vigneti, i boschi e le siepi siano rimasti gli stessi per decenni. Confrontando le foto aeree degli anni ’20 e ’50 con quelle di oggi emerge invece una storia diversa, quella di un enorme cambiamento. Il consolidamento del terreno, iniziato alla fine del XIX secolo e notevolmente aumentato negli anni ’80, ha portato a un aumento della dimensione media delle parcelle dei vigneti, con la conseguente scomparsa dal paesaggio di alberi isolati, siepi e piccoli boschi. Quello che può essere considerato un paesaggio viticolo tradizionale, è in realtà molto moderno ed è adatto a produzioni intensive, a uso di pesticidi, fertilizzanti e a monocolture meccanizzate.

Una diapositiva della conferenza che mostra il cambiamento del paesaggio nel corso degli anni. Crediti: Ilona Leyer / Vignoble & Biodiversité
Una diapositiva della conferenza che mostra il cambiamento del paesaggio nel corso degli anni. Crediti: Ilona Leyer / Vignoble & Biodiversité

Come ha sottolineato la professoressa Leyer i vigneti non esistono – o non dovrebbero esistere – in un mondo isolato, perché sono una parte dell’ambiente circostante e una componente del paesaggio. La biodiversità, per molti versi, dipende più dalla salute delle campagne circostanti che da qualsiasi pratica tra le viti stesse. Per fare un esempio, la varietà delle specie di farfalle e il numero di uccelli non sono tanto influenzati da una transizione verso l’agricoltura biologica, quanto semplicemente dalla presenza tra le viti di alberi per la nidificazione o da parcelle circondate da siepi e boschi. Insetti e pipistrelli, per continuare, hanno un raggio di volo ridotto e beneficiano di appezzamenti, corridoi e boschetti più piccoli. Corridoi della fauna selvatica che secondo il paesaggista Giorgis dovrebbero estendersi oltre le singole proprietà e interessare anche l’ambiente urbano

Gli approcci organici, biodinamici e rigenerativi – secondo la studiosa – si concentrano su piccoli dettagli – salute del suolo o pratiche viticole – ma perdono di vista il quadro più ampio, nonostante la sua importanza più quantificabile e immediata. La biodiversità è estremamente vantaggiosa, perché molte specie svolgono i cosiddetti “servizi ecosistemici”, ovvero piante, insetti, uccelli e piccoli mammiferi possono semplificare la vita dei produttori combattendo le malattie, mantenendo bassi i livelli di parassiti, aiutando a trattenere l’acqua e riducendo l’erosione del suolo.

Molte soluzioni pratiche sono state discusse dai produttori, come incoraggiare la fauna selvatica, aumentare la copertura vegetale, piantare siepi (la zona dello Châteauneuf-du-Pape ne ha piantate per 42 chilometri), incoraggiare l’agricoltura policolturale per avere terreni sani. Un altro rimedio esplorato è stata la selezione massale per aumentare la biodiversità della vite, che secondo la vivaista Lilian Bérillom, è notevolmente diminuita dall’aumento della selezione clonale negli anni ’80.

La conclusione positiva di Leyer è stata che ci sono prove, monitorando il successo di varie iniziative sulla biodiversità, che è possibile combinare terreno ecologico e biodiversità con l’agricoltura commerciale. Gli adeguamenti necessari sono semplici: consentire aree e corridoi di terreni non coltivati, mantenere una varietà di diversi tipi di terreni incolti, puntare su un’accurata selezione di piante e semi e un numero crescente di progetti per proteggere il paesaggio.

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