Come sta cambiando Bordeaux a causa dei cambiamenti climatici

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Sul Wall Street Journal una panoramica attuale dei sistemi di contrasto ai cambiamenti climatici.

A distanza di qualche settimana – e con temperature più miti arrivate un po’ in tutte le regioni viticole – si fa la conta dei danni dovuti alla rovente e siccitosa estate alle spalle. In particolare il Wall Street Journal concentra la sua attenzione sull’area di Bordeaux e sul racconto di Loïc Pasquet, il produttore del mitico Liber Pater, il vino che nasce dalle vigne di Landiras, nelle Graves e che arriva a cifre anche di 30mila dollari a bottiglia. Quest’estate il vignaiolo, con il suo team, si è visto costretto all’evacuazione a causa delle fiamme sempre più vicine all’azienda e ai costosi vigneti che, per fortuna, sono stati risparmiati. Il giornale Usa approfitta di questo episodio proprio per capire quali sono le misure di emergenza da adottare per prevenire prossimi episodi di tale portata. Nel caso del fuoco Pasquet ha distrutto l’erba intorno al vigneto affinché non alimentasse le fiamme e ha scavato trincee per bloccare il percorso dell’incendio. Inoltre gli alberi sono stati bagnati con acqua prelevata dagli stagni.

In realtà – come si legge nel pezzo – le misure di emergenza sono ormai un protocollo da adottare e da estendere il più possibile – e da modificare a seconda delle esigenze – se si vuole continuare a fare vino in una regione che ospita alcuni delle etichette più pregiate al mondo.

Così molti coltivatori raccolgono settimane prima che le uve maturino tradizionalmente; altri stanno investendo in terreni situati in climi più freschi. Alcuni stanno trasformando il paesaggio della regione vinicola, piantando più alberi per garantire una migliore ritenzione idrica e una minore erosione del terreno dopo forti piogge.

Modifiche che non riguardano solo il campo, ma che stanno entrando con forza anche in cantina e dunque nei disciplinari che regolano le vinificazioni. Cosa non semplice in Francia se si pensa alla rigidità delle regolamentazioni, soprattutto nelle regioni viticole più esclusive. Eppure, come riporta il WSJ – quest’anno i produttori di Bordeaux sono stati autorizzati ad irrigare le loro vigne, una pratica solitamente vietata. L’organizzazione francese che governa le denominazioni dei vini ha anche approvato di recente altri sei vitigni da aggiungere alle uve attualmente autorizzate per la produzione di vini bordolesi. Le nuove aggiunte includono quattro rossi – Arinarnoa, Castets, Marselan e Touriga Nacional – e due bianchi, Alvarinho e Liliorila. Tutti sono stati scelti per la loro capacità di adattarsi a condizioni più calde e asciutte.

Nel febbraio scorso, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto in cui si afferma che le temperature superficiali nella regione del Mediterraneo, che include la Francia meridionale, sono già aumentate di 1,5 gradi dall’era preindustriale. Un dato superiore all’aumento medio di 1,1 gradi per l’intero pianeta, secondo le UN, esponendo la regione a un rischio maggiore di ondate di calore, siccità e altri eventi meteorologici estremi.

Non a caso, come si legge nell’articolo, i piccoli coltivatori hanno iniziato a investire in aree che un tempo erano considerate troppo ventose per i vigneti, comprese la Bretagna e la Normandia lungo la costa atlantica francese. Ma gli château affermati ritengono queste scelte pericolose, oltre che problematiche, perché i regolamenti richiedono di etichettare le loro bottiglie in base alle denominazioni o alle aree in cui vengono prodotte. Ciò significa che i vini di Bordeaux non possono essere prodotti al di fuori della fascia che circonda i fiumi che alimentano l’estuario della Gironda nel sud-ovest della Francia.

Intanto dalla mitica azienda Cheval Blanc fanno sapere che si sta lavorando sull’agroforestazione, piantando centinaia di alberi tra le viti, una tecnica presa in prestito dai libri di storia. Secondo il direttore tecnico della tenuta, Pierre-Olivier Clouet gli alberi forniscono ombra, migliorano la qualità del suolo e consentono alle viti di avere più acqua. Un gregge di pecore ora vaga tra le vigne, fertilizzando il terreno, mentre un nuovo lago artificiale aggiunge umidità al suolo.

Nella regione dell’Isère invece il viticoltore Nicolas Gonin ha deciso di togliere Pinot Nero e Chardonnay, piantati decenni fa, per sostituirli con varietà locali: “È meglio aumentare il numero di uve che coltivi – ha affermato – hanno caratteristiche diverse e quando una è in difficoltà, le altre possono compensare la perdita”.

Molte delle modifiche sono ancora sperimentali. C’è chi modifica la densità degli appezzamenti per risparmiare acqua, mentre altri raccolgono l’acqua piovana durante l’inverno per potenziare i sistemi di irrigazione. Oppure piantare le viti con un’angolazione diversa, dicono alcuni, può ridurre l’esposizione alla luce solare più dannosa per le piante.

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