Progettare il futuro del vino si può. Al Politecnico di Milano con il Design Thinking

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Silvia Baratta, Direttrice tecnica del corso di Alta formazione: “Pandemia, crisi energetica, inflazione lo hanno dimostrato: è necessario rimettersi in gioco su fronti alternativi, trovare soluzioni non lineari, opportunità meno scontate”

di Francesca Ciancio

Il vino buono non basta per fare di una cantina un’azienda di successo. Sono infatti anche altre le competenze da far crescere all’interno di un’azienda vitivinicola: flessibilità, prontezza di reazione, capacità di trasformare problemi in sfide. In una parola, si tratta di progettare il futuro del vino. Questo è almeno l’obiettivo che si pone il corso ideato da POLI.design, società consortile del Politecnico di Milano che applica a questo percorso formativo il metodo del Design Thinking. Il corso “Progettare il futuro del vino: soluzioni per scenari che cambiano”, vede coinvolti anche UIV, Veronafiere, AGIVI, ONAV e Cometa. Il corso di Alta Formazione si rivolgerà anzitutto ad imprenditori e manager che operano nel settore wine and spirit, ma sarà aperto a chiunque desideri migliorare le proprie competenze.

Il percorso porterà nel settore il “Design Thinking”, partendo dal concetto di “explorer mindset” che permette di passare da una mentalità preoccupata dei rischi a una che è capace di cogliere in essi le occasioni di crescita.

“Pandemia, crisi energetica, inflazione lo hanno dimostrato: è necessario rimettersi in gioco su fronti alternativi, trovare soluzioni non lineari, opportunità meno scontate” a parlare è Silvia Baratta, pr del mondo del vino di lungo corso e Direttrice tecnica del corso di alta formazione della facoltà di design del Politecnico di Milano. Direttore scientifico è invece Luca Fois, docente dell’Ateneo ed esperto di consulenza creativa e strategica, inventore, tra le altre cose, del Fuori Salone milanese.

La sfida è interessante ed è quella non di dare soluzioni, ma di aiutare a trovarne, attraverso visioni più ampie, contaminazione dei settori, un confronto sulla materia vino che non parta necessariamente dal vino: “I tanti anni di esperienza come ufficio stampa e pr mi hanno fatto capire che il mondo del vino è spesso ripiegato su sé stesso e che ha una visione unilaterale delle cose. Si concentra tanto sul prodotto e poco sui servizi. Oggi, per essere concorrenziali, questo non è più possibile. Ecco a chi ci rivolgiamo, a coloro che vogliono ampliare i propri orizzonti e farli fruttare”.

60 ore di lezione, concentrate il venerdì e il sabato, e il coinvolgimento di oltre 20 docenti, un percorso che si articolerà in 5 moduli e la possibilità di iscriversi anche solo ad alcuni. Si spazierà in diversi campi, dall’intelligenza emotiva, alla sostenibilità, dal focus sul consumatore e i suoi desideri alla brand strategy, dall’importanza dell’export extra Ue al concetto di economia circolare. Tutto sotto la “supervisione” del Design Thinking che da definizione “si configura come modello progettuale volto alla risoluzione di problemi complessi attraverso visione e gestione creative”. Si va ben oltre quindi l’aspetto estetico delle cose, mentre è più giusto parlare di multicanalità e multidisciplinarità“Per comprendere il senso del Design Thinking possiamo pensare al design italiano degli anni 50-60-70, apprezzato in tutto il mondo proprio per quella commistione perfetta tra bellezza e funzionalità, ciò che era bello era anche utile e aveva un messaggio da veicolare. Ha ragione Fois quando dice che il momento giusto per porsi delle domande è quando tutto va bene. Sennò cerchiamo di risolvere i problemi sempre in un clima emergenziale e questo non stimola la creatività. I produttori di vino sono spesso legati agli stessi schemi da generazioni e poi, secondo noi, devono imparare a fare network. Tutti argomenti che affronteremo nel corso delle ore di alta formazione”.

Per tutte le informazioni visitare il sito.

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