Prosecco on the road: sull’Alfa Romeo di Gianluca Bisol tra Miami e Tampa

Tempo di lettura: 6 minuti

Il racconto del coast to coast più sparkling di sempre.

di Francesca Lorenzoni

Florida, 6 maggio 2022, il display sul cruscotto segna 29 gradi, l’umidità sfiora il 70 per cento, l’aria è tersa, la giornata è perfetta per un bicchiere di Prosecco. L’asfalto scivola veloce e silenzioso sotto il cofano della Stelvio verde, come le colline di Valdobbiadene. Alle spalle abbiamo da poco lasciato la scintillante Miami e i suoi party, stiamo risalendo verso nord, verso Tampa, ci aspetta un pranzo con la stampa locale.

Lo sfondo della nostra conversazione con Gianluca Bisol è proprio questo, ma facciamo prima un piccolo passo indietro e cominciamo dall’antefatto.

14 città in 25 giorni. È l’ultima iniziativa del Gruppo Lunelli, titolare dal 2014 dell’azienda Bisol 1542, per portare in giro negli Usa le etichette di Prosecco Superiore Docg dell’antica cantina trevigiana.

Al volante della Stelvio  Alfa Romeo è infatti partner del progetto – Gianluca Bisol viaggerà per 4.732 miglia tra le principali mete metropolitane degli States, incontrando trade, stampa, influencer e appassionati, per presentare in particolare tre cru targati Bisol 1542, tutti Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Sempre veneto è l’altro partner del tour, Seventy Venezia, marchio di abbigliamento a conduzione familiare, che, da oltre cinquant’anni, propone un concetto di eleganza casual-chic nel mondo.

Partito da Boston il 26 aprile scorso, l’imprenditore concluderà il suo coast to coast al Los Angeles il 19 maggio.

Noi lo abbiamo intercettato sulla tratta tra Miami e Tampa, in compagnia di Alessandro Boga, italian brand specialist di Wilson Daniels – azienda leader negli Stati Uniti per l’importazione di fine wines. Ci siamo virtualmente accomodati sui sedili posteriori e fatti dare un passaggio a bordo per raccontare di più di questa avventura tutta Made in Italy dove vino, motori e moda portano Oltreoceano il meglio del lifestyle tricolore.

Mettetevi comodi, allacciate la cintura, ora, finalmente, si parte con Gianluca Bisol.

Il vino italiano più famoso al mondo raccontato attraverso il più leggendario ed iconico dei viaggi on the road. Un’esperienza decisamente inedita non solo per il Prosecco, ma per tutto il mondo del vino. Che accoglienza state ricevendo?

Sono felice di vedere la gioia con cui ci accolgono, come apprezzano lo sforzo che stiamo facendo per evitare di prendere gli aerei. Vogliamo portare un simbolo importante del Made in Italy che è fatto di eccellenze come il cibo, il vino, l’abbigliamento e le automobili.

Il riscontro è straordinario, sia da parte degli addetti ai lavori che dei wine lovers. Le persone qui amano parlare di vino, amano assaggiare i vini e noi andiamo proprio a raccontare questo mondo, a parlare anche delle grandi differenze che ci sono all’interno del Prosecco. Siamo ambasciatori di questa lunga tradizione.

Sappiamo che Miami, New York, Boston sono città con profonde differenze e differenti modi di vivere. Hai qualche aneddoto da raccontarci su come si vive e si consuma il Prosecco nei diversi luoghi che state visitando? Quali differenze stai riscontrando da città a città?

Dai racconti che mi fanno le persone che incontro, dai wine lovers ai ristoratori fino ai giornalisti, comprendo sempre meglio che ogni città ha degli stili di consumo diversi.

Per esempio Miami è molto mondana, il Prosecco qui scorre a fiumi negli eventi, nei party: si beve un calice in piedi parlando con la gente sullo sfondo degli splendidi tramonti della città.

A New York invece si beve di più a casa: si compra in enoteca e si condivide in pranzi o cene come aperitivo in alternativa allo Champagne. Il Prosecco è considerato la bollicina smart per la sua piacevolezza universale che fa innamorare chiunque, soprattutto quando parliamo di Prosecco Superiore di altissima qualità come quello Bisol e quello di altri nostri colleghi.

Stiamo incontrando proprio questa differenza da stato a stato, sia nello stile di consumo che nell’attenzione: Miami è molto più superficiale proprio perché è molto festaiola, invece Boston è molto più composta, attenta e studiosa. New york è sofisticata.

Davvero, tante modalità diverse di approccio per lo stesso vino.

Ci confermi anche tu dunque che a fronte di un consumo generalizzato e consolidato del Prosecco ci sono delle differenze. Riscontri la percezione di un prodotto che al suo interno contempla molte sfaccettature? Si ha la conoscenza delle sue declinazioni qualitative e delle sue classificazioni DOC, Superiore, Cartizze?

La questione è focale ed è il motivo per cui abbiamo deciso di fare questo viaggio: manca completamente un’adeguata informazione al consumatore che non ha la percezione delle differenti classificazioni del Prosecco.

Ricordiamole: il base Prosecco DOC prodotto da due regioni, il Veneto e il Friuli, il Prosecco Superiore prodotto nella zona storica di Conegliano Valdobbiadene e Asolo e il Cartizze.

Sono tre categorie dello stesso vitigno con espressioni aromatiche e olfattive completamente diverse e abbiamo il compito di portarle nella bocca e nelle orecchie del consumatore perché qui, come in molti altri paesi, si fa fatica a capire la complessità del mondo del Prosecco.

Il Prosecco Superiore ad oggi si presenta addirittura con otto nomi diversi, e invece bisognerebbe semplificare: “Prosecco Superiore” sono le due parole magiche da utilizzare per fare chiarezza nel consumatore.

Bisol esiste dal 1542, io sono la 21esima generazione. Abbiamo 20 poderi e siamo anche l’unica azienda che ha la possibilità di avere 5 Prosecco Superiore da 5 suoli diversi. È bellissimo assaggiare le differenze tra un Prosecco superiore proveniente da un terreno morenico e uno proveniente da un terreno argilloso, calcareo oppure marnoso.

Questo è quello che facciamo in ognuna delle tappe: costruiamo diverse opportunità di incontrare migliaia di persone e trasmettere loro questa storia importante.

Gianluca Bisol

Cosa pensi dell’Aperitivo negli Stati Uniti? Crediamo che sia un rito che può fare molto all’interno di un mercato come quello statunitense perché parla di lifestyle, di italianità e connette tante eccellenze del nostro territorio. Pensiamo che il Prosecco possa candidarsi come capofila, che possa portare con sé tante altre filiere. Che cosa pensi di questa occasione di consumo e del futuro che potrebbe avere l’aperitivo in un mercato come quello statunitense?

Sono convinto che sia e sarà una grande opportunità di sinergia tra vari brand e una vetrina straordinaria per raccontare, anche all’estero, le nostre splendide eccellenze: dalla gastronomia, all’enologia e tutto il mondo del beverage in generale.

Lo spritz è uno dei drink italiani più esportati e conosciuti all’estero sta avendo un successo pazzesco. È anche grazie a questo fenomeno che piace il Prosecco secondo te?

Assolutamente sì.

Tra l’altro vi racconto un aneddoto. Quando 35 anni fa sono entrato in azienda, una delle prime attività che ho fatto è stato cercare di vendere il Prosecco Superiore all’estero. Mio padre era scettico: “all’estero bevono solo Champagne non berranno mai il Prosecco” diceva. Sono andato a Londra, al Ritz Carlton, era il 1989 e il barman mi disse che preparavano il Bellini con lo Champagne perché non si trovava il Prosecco. Lì ho deciso: lo porto io. E così è stato.

Effettivamente la mixology è una grande opportunità per parlare degli ingredienti e quindi anche del Prosecco. Vi dirò di più: negli anni Settanta in italia il Prosecco non era in uso come calice di benvenuto o per gli aperitivi, ma solo come ingrediente per i cocktail, è proprio grazie ai cocktail se il Prosecco poi ha raggiunto la sua età adulta, quella del servizio al calice.

Il vostro è un viaggio che mette insieme mondi diversi e apparentementi lontani come il vino, la moda e i motori. Il Prosecco anche in questo caso propone una novità: la partnership con altre grandi eccellenze del Made in Italy. Potremmo pensare che questo si candidi ad essere un nuovo format per la promozione delle eccellenze italiane all’estero?

Io sono convinto di sì.

Siamo sempre stati abituati, soprattutto all’estero, ad andare separatamente. Quello che stiamo sperimentando noi è qualcosa di davvero innovativo. Abbiamo l’occasione di coinvolgere le persone che incontriamo in un’esperienza totalizzante tutta Made in Italy, che sta avendo un ottimo riscontro.

Non solo: si crea anche una sinergia di comunicazione molto importante tra le aziende che può dare grandi risultati.

Quanto è importante secondo la vostra esperienza fare sistema per portare il Made in Italy all’estero?

È importantissimo.

Potrebbe essere un’idea per il Governo Italiano: anzichè dare contributi solo per promuovere singoli settori, premiare in maniera aggiuntiva settori diversi che si mettono insieme per promuovere insieme il Made in Italy nel mondo.

È sicuramente un’iniziativa che porteremo anche su altre strade in giro per il mondo.

E quali sono le strategie comunicative più efficaci soprattutto per riuscire a parlare ai giovani nuovi consumatori all’estero ma anche in Italia?

Credo che i giovani vogliano autenticità. Non è più il periodo in cui ci si può permettere di raccontare fandonie. Bisogna essere autentici, bisogna essere sostenibili, tutto quello che si fa in azienda per l’ambiente e il sociale è importantissimo, tutto ciò che rappresenta la sostenibilità e l’autenticità sono carte vincenti, anche per catturare l’attenzione dei giovani e dei nuovi consumatori.

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