Once upon a time in Langa: Barolo e Barbaresco alla conquista di Hollywood

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Il presidente del Consorzio Ascheri: “Il prossimo passo è promuovere il Nebbiolo e le altre denominazioni”.

di Francesca Ciancio

No, non è il sequel del film di Quentin Tarantino con Brad Bitt e Leonardo di Caprio – Once upon a time in Hollywood – ma il claim con cui il Consorzio di Tutela di Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani presenta le ultime annate delle sue blasonate Docg Barolo e Barbaresco – rispettivamente 2018 e 2019 – al pubblico americano – giornalisti, retail, consumatori.

A distanza di due anni dal primo World Opening svoltosi a New York nel febbraio 2020 – l’ultimo grande evento internazionale prima della pandemia – 200 aziende di Barolo e Barbaresco tornano negli Usa, questa volta a Hollywood, in California, per far conoscere le ultime annate.

La due giorni molto intensa – 28 e 29 aprile – si aprirà con un tasting riservato alla stampa americana ed europea, che, se vorrà, avrà modo di dare dei punteggi. La mattina successiva sarà la volta del “grand tasting”, presso i Paramount Pictures Studios, che avrà un’area dedicata alle Menzioni Geografiche Aggiuntive, le MGA, ovvero i cru – 181 – storicizzati e regolamentati dal 2007.

Sarà poi la volta del Gala Dinner presentato dall’attore Billy Harris e che vedrà a fornelli, con la collaborazione di Eataly, quattro cuoche di Alba che prepareranno i piatti tipici delle Langhe, dai tajarin, alle acciughe al verde, chiudendo con il bunet. A fine serata verrano resi noti i rating assegnati alle due annate in degustazione. Il 29 è la giornata riservata prima al trade e poi al pubblico.

Nell’ultimo “Barolo&Barbaresco World Opening” i punteggi erano stati più che confortanti: Barolo 2016 e Barbaresco 2017 avevano conquistato pubblico e critica. Il presidente del Consorzio Matteo Ascheri, da Los Angeles, si dice ottimista: “L’importante per noi – sottolinea Ascheri – è essere tornati a viaggiare e a fare le cose insieme. L’entusiasmo c’è, anche se siamo cosciente che il periodo è ancora difficile. La 2018 sappiamo non essere una grandissima annata per il Barolo, mentre la 2019 di Barbaresco è davvero eccezionale. Il focus di quest’anno è ancora sulle MGA e i produttori – in presenza sono 145 – sono i migliori ambasciatori e comunicatori di queste centinaia di sfumature territoriali e microclimatiche che abbiamo in Langa, territorio che è Patrimonio dell’Unesco”.

Un evento quindi alle porte, ma già si pensa a qualche novità per i prossimi impegni: “Promuovere i nostri cru – continua il numero uno del Consorzio – rimane fondamentale, ma credo che sia anche tempo di spostare il focus su altri temi, in primis sulla peculiarità del Nebbiolo, per evidenziare l’unicità del nostro vitigno e dei suoi aspetti tecnici”. Altro progetto a cui si sta lavorando è la promozione delle “sorelle del Barolo e del Barbaresco” ovvero le altre denominazioni, magari meno conosciute, ma altrettanto prestigiose: Dogliani DocgDiano D’Alba DocgLanghe DocVerduno DocDolcetto D’Alba DocBarbera D’Alba DocNebbiolo D’Alba Doc: “La volontà – sottolinea Ascheri – è quella di realizzare un evento ad hoc per portarle in giro senza parlare di Barolo e Barbaresco, così che l’attenzione sia rivolta solo a queste sette realtà. Da qui l’idea di sfruttare al meglio la definizione Langhe per comunicarle tutte insieme ”.

Sul fronte dei mercati internazionali e sui venti di guerra che spirano, il consorzio di Langa non si dice particolarmente preoccupato: “Per Barolo e Barbaresco la Russia non ha mai rappresentato un canale di sbocco principale. Più difficile la situazione per altre denominazioni piemontesi come l’Asti e il Brachetto, ad esempio, che andavano forti anche in Ucraina. Per noi sono gli Stati Uniti a tirare la volata, insieme a Canada, Inghilterra, Germania e Paesi Scandinavi. Siamo stati anche avvantaggiati dalla scarsa produzione francese nell’annata 2021 che ha fatto crescere la richiesta di vini dal Piemonte. Il vero problema adesso, oltre all’aumento dei costi di produzione che ha fatto crescere i listini del 5/10 per cento, è quello dei trasporti: se prima bastavano 20 giorni ora servono tre mesi per le consegne. Ecco spiegata anche la corsa all’accaparramento delle nostre bottiglie”.

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