Niente vino dall’UE in Russia? Mosca cerca altrove

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Come riporta il sito di notizie Vino-Joy.com le etichette di Cina, India Turchia potrebbero ben presto sostituire i calici di Bordeaux e di Barolo.

Nella stretta delle sanzioni occidentali imposte alla Russia, stanno finendo anche diversi vini di alta gamma, etichette blasonate che a Mosca come a San  Pietroburgo sono sempre state scelte per il prestigio e per il prezzo importante, più che per l’intrinseca qualità, ma l’economia russa pare non perdersi di coraggio e sta rivolgendo la sua attenzione a vini prodotti in Cina, in India e Turchia.

La notizia è riportata da Vino-Joy.com, uno dei siti di news on line più autorevoli sul fronte del mercato asiatico, che ha raccolto le testimonianze di due delle principali società russe di vino e alcolici, Ladoga e Luding. Realtà che si stanno riorganizzando per acquistare vino da un gruppo “di paesi amici” tra cui Cina, India, Turchia e Brasile e sopperire così alla mancanza di vini del Vecchio Mondo.  Lo scouting però potrebbe estendersi anche ad altri territori secondo l’HKTDC, società di consulenza per lo sviluppo del mercato di Hong Kong, che parla di ricerche anche in Cile, Argentina e Sudafrica (ma non in Australia e Nuova Zelanda, firmatarie del pacchetto di sanzioni)

La Russia in verità non è nuova a questo tipo di attività. Già nel 2014, causa l’annessione della Crimea con conseguente ondata di sanzioni da parte dell’UE, le importazioni calarono del 20-30 per cento e Mosca decise di rifornirsi altrove. Oggi la situazione però appare più complicata anche per la partecipazione di molti più paesi al piano-sanzioni. Come la Lettonia ad esempio, il cui porto franco di Riga non consente più il passaggio di vini e alcolici verso la Russia, come invece era accaduto negli ultimi 25 anni. L’embargo inoltre è arrivato in un momento in cui il Paese stava importando vini e liquori come non mai, registrando tra gennaio-novembre del 2021 un più 20 per cento, con un 7 per cento di incremento sui vini fermi.

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