In Giappone un tempio buddista dedicato al vino

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Si trova a Daizenji, a circa 100 km a ovest di Tokyo, regione che è anche la principale destinazione vinicola del paese dell’Estremo Oriente.

In un tempio buddista uva e bottiglie di vino vengono donate come offerte e il capo monaco è anche presidente onorario di una cooperativa viticola. Parliamo del tempio di Daizenji, nella regione di Yamanashi, cento chilometri ad ovest di Tokyo, soprannominato il “tempio dell’uva” per i suoi profondi legami con la storia della produzione vitivinicola nel paese del Dragone.
“In altri templi offrono sake, ma qui offriamo vino. Questa è una cosa unica in Giappone”, ha detto Tesshu Inoue, 75 anni, il capo monaco, raccontando le origini mitiche del suo tempio all’agenzia France Press.

La storia del tempio dedicato alle uve inizia nel 718 d.C. quando un famoso monaco e viaggiatore buddista giapponese, chiamato Gyoki, incontrò in sogno il Buddha della medicina, noto in giapponese come Yakushi Nyorai, nel punto in cui si trova oggi il tempio. Nella sua mano, Nyorai teneva un grappolo d’uva e ciò ispirò Gyoki a fondare Daizenji e a diffondere la coltivazione della vigna, insegnando ai residenti di Yamanashi come produrre vino per scopi medicinali. Un’altra leggenda vuole invece che sia stato il contadino Kageyu Amemiya ad iniziare la coltivazione dell’uva in Giappone, nella stessa zona ma più di 450 anni dopo, nel 1186.

L’analisi del DNA ha scoperto che il koshu, il più antico vitigno coltivato nella regione montuosa, è un ibrido tra una specie di vite originariamente coltivata in Europa e una vite selvatica cinese. Ciò suggerirebbe che la prima potrebbe aver seguito la Via della Seta nel suo cammino verso il Giappone, allo stesso modo in cui il buddismo si è affermato in Asia.

Il sito web della “valle del koshu” di Yamanashi, supportato dalla camera di commercio locale, sostiene che semi o viti provenienti dalla Cina potrebbero essere stati piantati nei terreni dei templi e riscoperti per caso molto più tardi. Tuttavia, fu solo nell’era Meiji dal 1868 al 1912 che si iniziò la produzione di vino in Giappone.

Grazie al terreno fertile e alla lunga storia di coltivazione dell’uva, Yamanashi è stata la scelta ovvia per i primi vigneti, e ancora oggi Daizenji è circondato da uve coltivate su impianti a pergola. Sull’altare, uva e bottiglie sono sistemate come offerte, mentre un piccolo santuario nasconde un’antica statua in legno di ciliegio di Yakushi Nyorai con il suo famoso grappolo d’uva. La scultura laccata, decorata con foglia d’oro, è un prezioso manufatto appartenente al tempio, ed è esposta al pubblico solo ogni cinque anni.

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