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In alto i calici senza alcol!

Tempo di lettura: 4 minuti

Ecco perché dovremmo essere felici di accogliere chi non vuole bere alcolici: a volte non è una scelta, ma un’esigenza che non deve condizionare l’inclusione (Manifesto del Brindisi NoLo)

di Sofia Girelli

Partiamo da una premessa: questo articolo non vuole vendervi nulla e non vuole obbligarvi a non bere più alcol. Vuole essere un breve manifesto per aiutarci tutti a capire perché accogliere gli “analcolisti” compiamo un gesto di umanità.

La socialità italiana e il cibo

Concorderete che la socialità italiana è di per sé una socialità basata sull’idea di convivialità: un momento definito da lunghi pranzi, lunghe cene e momenti buffet. Non è un caso raro che, parlando con amici stranieri, ci venga spesso rimproverato di parlare un po’ troppo di cibo, di ristoranti, di menù che erano un affare, di vino, di rhum e della grappa che fa mio cugino…

Fin qui nulla di grave, è parte della nostra cultura. Dopotutto se fuori dal confine ci apprezzano così tanto, è anche per la capacità – grazie al nostro savoir faire gastronomico – di saper mettere a proprio agio l’umanità, offrendo uno spazio di appoggio, la tavola, come spazio aperto di condivisione e di conversazione.

La sfida della salute

C’è però un problema: i numerosi progressi medici, la democratizzazione delle cure e la conseguente consapevolezza scientifica, hanno spostato l’attenzione di molti verso la salute fisica e posto tanti altri di fronte ad amare, difficili verità digeribili. Cibi sempre più raffinati e il conseguente appiattimento del caro e buon microbioma, hanno messo in difficoltà sempre più intestini che quotidianamente devono confrontarsi con il proprio disagio e allontanarsi dalla tavola, per amore del proprio corpo e per spirito di sopravvivenza.

Di conseguenza sono moltissime le persone che scelgono di bere meno, e alcune – a dirla tutta – proprio non lo scelgono, ma si trovano obbligate a ridurre il consumo di alcol. E cosa succede subito dopo? Si sentono perse, completamente tagliate fuori dalla tavola e dalla socialità, stigmatizzate e messe al bando dai propri amici e dai propri ristoratori del cuore, per aver fatto un cenno negativo di fronte all’offerta di un nuovo bicchiere di vino oppure perché hanno chiesto una birra “analcolica” al bancone di un bar.

Non sempre è così, ma spesso sì e lo dico per esperienza personale. Mettiamo le cose scritte nero su bianco. Bere analcolico non è un attacco alla cultura italiana, tutt’altro: è una richiesta di entrare o restare seduti a quella stessa tavola, per poter continuare le conversazioni, le amicizie e gli incontri. Quella ricca condivisione di idee che ogni giorno arricchisce il nostro paese.

Inclusività e democrazia

Permettere di bere analcolico è un gesto di democrazia e di inclusività verso chi sceglie liberamente o meno – e badate che non deve essere affar nostro – di assumere meno alcol (NO-LOW alcol in termine tecnico).

Visto che tutti meritano un posto a tavola, con il mio progetto Instagram @la Sobreria e con questa rubrica, voglio raccontare questo piccolo e nuovo mondo per tantissimi motivi: perché dando un nome alle cose, e categorizzandole, le rendiamo dignitose; perché ci sono prodotti storici – pensate ad esempio al Chinotto o al Crodino – che nascondono storie industriali d’esempio; perché c’è dell’innovazione vera e strabiliante che sta arrivando o che deve ancora arrivare, legislazione permettendo. Vino dealcolato, Kombucha, birra analcolica e Proxies, per citarne alcuni. Noi sorseggiamo tutto, senza paura e senza pregiudizio.

Un invito all’azione

Vi inviterò a farlo, sia in uno spazio digitale che nel reale. La settimana scorsa ho spiegato a un friulano perché nella sagra del suo paese sarebbe stato bello, oltre alla IPA, offrire una birra senza alcol, magari di un piccolo birrificio del nord di Bolzano. E l’ho convinto, facendogli assaggiare una birra analcolica.

Alla mia eccitazione analcolica, molti rispondono “ma non ha senso bere se non c’è l’alcol”, ed è su questa frase che forse dovremmo interrogarci. È davvero questo il concetto che vogliamo difendere? Non sarà forse che, dando dignità anche ai prodotti non alcolici, non solo aiuteremo chi non beve, ma anche chi beve alcolico a riconoscere il valore del sapore e non della sua sbronza?

A tutti piace e serve l’effetto inibitore ed eccitante dell’alcool (e forse anche per questo la gente ne è dipendente), ma ora vi chiedo: da quant’è che non restate una sera a osservare le persone senza assumerne? È un esercizio che vi consiglio per la prossima volta.

Conclusione

Il cambiamento inizia con piccoli gesti. Noi ci risentiamo tra un mese.

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