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Consorzio Vini di Romagna

Consorzio Vini di Romagna: nell’anno segnato dall’alluvione si celebra una vendemmia di qualità

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Il Consorzio Vini di Romagna fa il bilancio, non solo delle ripercussioni territoriali dell’alluvione, ma anche della vendemmia.

Il comparto vitivinicolo dell’Emilia-Romagna, forte di 2.753 cantine, ha un patrimonio di 53.000 ettari vitati condotti da circa 16.000 aziende. Un numero significativo molte delle quali – soprattutto nella parte romagnola – hanno subito danni nell’alluvione di maggio.

I danneggiamenti maggiormente rilevati sono quelli legati principalmente alle frane e allo sviluppo della peronospora nei vigneti delle aree collinari, dove non è sempre stato possibile eseguire con tempestività i trattamenti data l’inagibilità dei terreni. A questo si aggiungono le perdite subite dalle aziende che hanno dovuto sospendere la loro attività commerciale a causa della interruzione della viabilità pubblica, come accaduto ad esempio nei territori tra Modigliana e Brisighella.

Il Consorzio Vini di Romagna descrive una situazione differenziata fra pianura e collina, con un bilancio di produzione globale quantitativamente discreto e qualitativamente eccellente.

Si è infatti registrata una produzione stabile o in leggero incremento nei vigneti delle aree di pianura, nonostante gli allagamenti e i vari eventi straordinari che hanno interessato queste zone; nell’area collinare invece, le diverse calamità che si sono susseguite hanno determinato una riduzione della produzione significativa, con un calo rispetto alle ultime due vendemmie che erano già state scarse.

Roberto Monti, presidente del Consorzio Vini di Romagna: “In termini di avversità, il 2023 non ci ha fatto mancare nulla: a un inverno siccitoso hanno fatto seguito sporadiche gelate primaverili che hanno interessato alcuni fondi valle e qualche area di pianura. A questo si sono poi aggiunte le intense piogge di maggio e quindi l’alluvione in pianura e le frane in collina, con danni diretti e indiretti ai vigneti. Nei vigneti collinari, dove l’impraticabilità della viabilità o dei terreni ha generato ritardi negli interventi in vigneto, la diffusione di peronospora e oidio ha portato a una sensibile riduzione della produzione, anche se il danno non ha raggiunto i livelli riscontrati in altre regioni del Centro-Sud-Italia. Non sono poi mancate grandinate, trombe d’aria ed una crescente pressione della flavescenza dorata. In media, la stima di produzione per le imprese di collina è compresa tra -20% e -25%. Bene, comunque, la qualità; il tempo stabile e soleggiato della seconda parte dell’estate e in particolare la buona escursione termica fra giorno e notte registrata nel finale d’agosto e nel mese di settembre, hanno avuto un ruolo determinante sulla qualità delle uve.” In piena vendemmia, il Presidente aveva riferito: “Le uve si presentano belle, in perfetto stato sanitario, con giusta concentrazione zuccherina e buon equilibrio acido. Una corretta vinificazione potrà esaltare le caratteristiche di questa produzione e portare a ottimi risultati qualitativi. Il dato si riscontra positivo anche nelle vigne con rese per ettaro più alte e non destinate a produzioni Dop”.

La strada maestra è la qualità: se il trend delle ultime annate restituisce un quadro chiaro di come i cambiamenti climatici siano ormai una realtà da affrontare, in un susseguirsi di stagioni siccitose ed eventi straordinari, l’unica soluzione è fare qualità nel vigneto, nell’ottica di valorizzare le produzioni attraverso le denominazioni d’origine.

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