Lo Champagne, sempre più ambasciatore dell’arte per aiutare il Pianeta

Tempo di lettura: 2 minuti

Ruinart, Rare Champagne e, più recentemente, la cooperativa Jacquart invitano artisti impegnati che si fanno interpreti di messaggi per sensibilizzare i consumatori sui temi dei cambiamenti climatici.

Niente zuppe, panna e ancor meno purè di patate. Lontano dai recenti attacchi degli ambientalisti ai dipinti di Monet, Van Gogh o Klimt, le maison di Champagne invitano artisti impegnati a riflettere sullo stato del Pianeta. In prima linea, Ruinart (gruppo LVMH), il cui interesse per l’arte è antico quanto l’azienda stessa. Ruinart infatti celebrerà il suo 300° anniversario nel 2029 e da sempre ha visto il coinvolgimento di artisti eclettici. Il 2022 è la volta di Jeppe Hein, nome danese designato come erede dell’arte concettuale le cui opere si ispirano al minimalismo, una corrente dell’arte contemporanea apparsa negli anni ’60 negli Stati Uniti in reazione alla pittura figurativa e ironica della pop art . Sostenitore del “less is more” , Jeppe Hein ha immaginato un’installazione partecipativa intitolata “Champagne Stories” che fa appello ai cinque sensi – tatto, udito, vista, olfatto e gusto – e richiama i quattro elementi fondamentali anche per la creazione delle bollicine francesi: la terra, l’acqua, l’aria, e il fuoco.

Stesso approccio per la maison Rare Champagne(Piper-Heidsieck, Charles Heidsieck) che ha invitato l’artista visivo William Armor. Vincitore del premio Talento emergente del Grands Prix de la Création de la Ville de Paris nel 2019, l’autore si è cimentato in un pezzo importante, un rosé vintage Matusalemme 2012, che ha impreziosito con fiori. “Volevo esprimere gli aromi del Rare Rosé Millésime 2012. Interpretare l’eleganza attraverso un gioiello regale”, spiega l’artista. Un gioiello, sì, ma ecologico:“Il tappo in alluminio riciclato, così come un sacchetto di plastica accartocciato e rigato possono diventare dei fiori. Prendo i rifiuti quotidiani (sacchetti e/o bottiglie di plastica) per trasformarli in opere floreali” . William Armor ha trasformato persino il tartaro dei tini in ciondoli cristallizzati chiamati “gioielli della corona”.

Per la cooperativa Jacquart, la cui arte segna anche una rinascita in termini di impegno ecologico, dopo il pinguino dell’artista Vincent Rahir installato nel cortile dell’Hôtel de Brimont che metteva in guardia contro il riscaldamento globale, è la volta di un serpente con scaglie di metallo dalla lunghezza di 12 metri. Intitolata “La Mue”, l’opera monumentale immaginata dal duo di artisti di Reims, Véronique Durazzo Tordjeman e Didier Ducrocq, è realizzata con materiali riciclati. L’opera rimane un invito a riflettere sul mondo, sui nostri stili di vita e sulla nostra capacità di reinventarci.

Facebook
Twitter
LinkedIn