La musica può alterare la percezione del sapore del vino?

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Secondo le ricerche e i pareri degli studiosi riportati dal motore di ricerca Wine Searcher la risposta è sì: la colonna sonora che si ascolta durante una degustazione modifica le sensazioni gusto-olfattive date dal vino.

Non è fatto nuovo che negli ultimi anni si siano portati avanti studi e ricerche sul metodo fonobiologico, ovvero su come la musica possa creare benefici per la coltivazione delle vigne. A riguardo è stato scritto anche un libro – “L’uomo che sussurra alle vigne” – il cui autore, Carlo Cignozzi, coltiva Brunello sulle note di Mozart.

In questo caso però gli studi presi in esame da Wine Searcher spostano il focus su un’altra questione: se e quanto la musica possa alterare la nostra percezione di un vino durante la degustazione. Emerge che sono molti gli esperimenti portati avanti nel corso dello scorso decennio in questo campo.

Uno degli ultimi, condotto dalla Heriot-Watt University di Edimburgo, ha coinvolto 250 partecipanti che hanno bevuto vini rossi e bianchi, sia mentre ascoltavano musica che in silenzio, concludendo che ciò che assaggiavano cambiava fino al 60 percento a seconda della melodia.

Uno studio del 2017 di Charles Spencer, professore presso il Crossmodal Research Laboratory dell’Università di Oxford, rileva che “una rigorosa ricerca empirica è riuscita a dimostrare in modo convincente le connessioni che intercorrono tra udito e degustazione nel mondo del vino“, tanto che Mark Shield, un critico australiano, è arrivato persino a suggerire che “dovremmo smettere di fornire valori numerici per valutare i vini e invece semplicemente valutarli abbinandoli a un particolare brano musicale“.

In un suo studio del 2013, Spencer aveva già condotto due diversi esperimenti con piccoli gruppi di prova di circa 25 persone. Le sue scoperte includevano “una significativa approvazione dei partecipanti sull’abbinamento tra musica classica e vini pregiati che sembravano stare particolarmente bene (o male) insieme. Ad esempio, il quartetto per archi No 1 in D maggiore di Tchaikovsky è risultato un abbinamento ottimo con lo Château Margaux del 2004“.

Un’altra delle sue conclusioni riguardava il fatto che “i partecipanti hanno percepito il vino come più dolce e hanno apprezzato l’esperienza di più ascoltando la ‘musica di abbinamento’ che degustando il vino in silenzio“.

Spencer ha dichiarato a Wine Searcher che non esiste una formula assoluta per migliorare la nostra esperienza di degustazione: “Il modo più semplice per migliorare il gusto di ciò che stiamo bevendo è ascoltare la musica che ci piace“.

Altri accademici tendono ad essere d’accordo con Spencer.

Non c’è dubbio che la musica influenzi direttamente le nostre emozioni e questi sentimenti inconsci possono cambiare il modo in cui percepiamo gli stimoli attraverso i nostri sensi“, conferma il professor Larry Lockshin, professore di Marketing del Vino presso l’Università del South Australia ad Adelaide, secondo cui non ci si deve riferire ad un’unica tipologia di accompagnamento musicale: “la ricerca mostra che la musica di tipo diverso e con diverso ritmo può avere effetti differenti. Come sappiamo anche la musica viene percepita e apprezzata in modo differenziato. Come può un tipo di musica avere lo stesso effetto su una serie di persone?

Anna Mantheaki, distillatrice presso la Westward Whisky di Portland, enologa e viticoltrice, suggerisce un approccio innovativo per le aziende vinicole: provare a proporre delle playlist nelle proprie sale di degustazione e tentare di condurre dei semplici sondaggi sul gradimento del vino con differenti accompagnamenti musicali ai propri ospiti.

Uno dei problemi sollevati riguarda la consuetudine oramai consolidata per cui la maggior parte dei professionisti e dei critici cerca di degustare in ambienti silenziosi, quasi asettici, mentre questo tipo di ricerca ci pone la domanda se il vino possa essere meglio apprezzato, compreso e valutato con la giusta selezione musicale in abbinamento.

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