L’esplosione vitivinicola della Romania, uno stato in grande crescita

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I vini rumeni stanno raggiungendo nuove vette qualitative e quantitative grazie a moderne tecniche di produzione e una innovativa gestione dei processi di vinificazione.

di Giovanna Romeo

Fino a 20 anni fa la produzione vitivinicola rumena era quasi inesistente. Oggi nonostante la scarsa presenza di turismo straniero, il settore del vino è cresciuto e maturato portando la Romania ad essere, secondo l’associazione rumena degli esportatori e produttori di vino (APEV), il quinto produttore mondiale per area di produzione di vite e uva, dopo Spagna, Francia, Italia e Portogallo. In termini di produzione di vino è sesto, dietro ai paesi citati e alla Germania.

La Romania è entrata a far parte dell’Unione Europea nel 2007. Il paese si è dedicato immediatamente nel rivedere le leggi sul vino e l’aggiornamento degli standard di etichettatura e produzione. L’industria enologica nel frattempo è profondamente cambiata, i vini sono migliorati, e sono generalmente prodotti da uve autoctone, puliti, definiti e con una buona gestione di legno e tannini. Parrebbe anche che tutti i rumeni che nel frattempo hanno imparato a cucinare in Italia siano tornati in patria per aprire propri ristoranti. Anche l’afflusso di chef e sommelier stranieri ha accelerato l’evoluzione della qualità del vino del Paese. Nel prestigioso hotel Marmorosch, a Bucarest, i tre incarichi di direttore marketing, chef e food and beverage manager, sono stati ricoperti da un lituano e due indiani. Carta vini sostanzialmente rumena, cibo internazionale.

La vinificazione in Romania è di lungo corso, risale infatti a 6000 anni fa. Sebbene la Romania sia una nazione parte dell’Europa meridionale con una moderata esposizione sul Mar Nero, molte delle regioni vitivinicole in crescita sono climaticamente strette tra i Carpazi alti 2500 metri, dove la parte settentrionale del paese condivide il 47° parallelo con la Loira, oltre al confine con Ucraina e Bulgaria e le evidenti influenze dell’Europa orientale. Ecco perché il paese è un po’ un enigma in termini di stili di vinificazione e produttori. Ci sono molti vini secchi prodotti che soddisfano i piatti locali e la cucina russa, mentre il polmone verde della Transilvania, vicino al confine con l’Ungheria, ha influenze sassoni ed è un piccolo areale che produce vini stupefacenti.

Le classificazioni dei vini secondo il Master of Wine Caroline Gilby, si basano sui regolamenti dell’UE e generalmente risalgono a quando il paese è entrato nell’UE. DOP, o denominazione di origine protetta, è il termine rumeno per DOC. Secondo le previsioni di produzione dell’APEV, su un totale di 5257.228 ettolitri di mosto prodotto, poco meno di un terzo era DOP, per cui il cento per cento delle uve utilizzate deve provenire dalla regione specificata. Tra i nomi più interessanti che Wine-Searcher riporta in un articolo dedicato, c’è la Feteasca Regala di Gramofon, azienda vinicola con sede nella Dealu Mare, la regione più vicina a Bucarest. È un bianco elegante di buona acidità. Ottimo anche il Merlot. Anche la Feteasca Alba di Mierla Alba e il loro rosato, sempre da uve Merlot, sono espressioni altrettanto interessanti. L’azienda è situata nel Dealu Mare ed è stata acquistata dal grande produttore rumeno Tohani. Facilmente raggiungibile in auto da Bucarest, dispone anche di un resort e ristorante, l’Appogeum, ospitato nell’ex tenuta del principe Nicolae di Romania.

Purtroppo, molto dei vini rumeni che arrivano nei mercati esteri non sono la migliore espressione di quanto prodotto e offerto all’interno del paese. Alcuni sono blend di uve autoctone, altri includono le uve bordolesi Cabernet Sauvignon e Merlot. “Se vogliamo costruire la reputazione della Romania all’estero, dobbiamo lavorare con varietà internazionali e autoctone“, afferma Paul Fulea, piccolo e rispettato produttore dell’etichetta Crama Histria, con sede nel sud del paese vicino al Mar Nero.

Al momento i principali paesi per l’esportazione di vini rumeni sono la Germania con il 28%, i Paesi Bassi 25% e gli Stati Uniti con esile 5%.

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