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porta del vento

L’isola degli autoctoni ad alta quota

Tempo di lettura: 3 minuti

Sicilia ad alta quota, tra correnti marine e sabbie che fanno da rettangolo ad un areale ben preciso, quello di Camporeale, in cui la storia locale parla della coltivazione di due super autoctoni da secoli: il Catarratto e il Perricone.

di Nello Gatti

Porta del Vento ne è uno dei principali “profeti”, dedito alla produzione di vini biologici e biodinamici sin dall’inizio, in cui le sperimentazioni su questi due cloni locali sono tutt’altro che terminate. Camporeale, viste le altezze e la vicinanza al mare, è un caso più unico che raro sia in Sicilia sia nel resto del Paese. Punto panoramico su vette di circa 600 m, è sita in un regno in cui il vento è il vero protagonista. Siamo a circa 20 km di distanza dal mare, prezioso alleato che asciuga i vigneti e  ripara dall’umidità, mentre gioca a tiro alla fune nelle escursioni termiche viste le importanti altezze. “Siamo partiti con circa 10 ettari di vigneto – racconta Marco Sferlazzo – per poi rafforzare la quota lungo le colline che spaziano dai 350 ai 600 m, prevalentemente esposti a nord. I suoli, di colore rossastro, denominati “terra vecchia”, derivante da strati sabbiosi particolarmente friabili, sono la grande peculiarità dei nostri terreni a metà strada tra Palermo e Trapani. Monreale è una DOC riconosciuta da qualche anno ma da sempre sono coinvolto in prima persona per una sua migliore caratterizzazione, in cui Catarratto, Insolia, Nero d’Avola, Perricone, Syrah saranno i vitigni impiegati per aumentare il valore identitario e territoriale della DOC”.

Con quali difficoltà è iniziata la tua impresa?

Nel 2006 la prima vendemmia è partita con dei requisiti ben chiari: biologici e biodinamici. Il mercato locale non ha compreso pienamente agli inizi questa filosofia produttiva ma adesso, a distanza di 16 anni, grazie alla maggiore consapevolezza e curiosità, stiamo veicolando il mercato attraverso una maggiore comprensione sul tema vino, terra e salute. Fondamentale è stata la partecipazione ad eventi e manifestazioni composte da piccoli produttori e non, associandomi immediatamente a Renaissance Italia e permettendomi di posizionare le mie etichette sui mercati esteri, tra cui Canada e Giappone. La nostra produzione oggi comprende 12 vini, di cui 5 da Catarratto. Puntiamo molto sulle varie interpretazioni dei nostri autoctoni quindi.

porta del vento

Due grandi autoctoni e nessun vincitore. Perricone e Catarratto. Cosa sai dirci a riguardo, dalla storia alla tua interpretazione in Cantina?

Il Perricone è una delle antiche varietà autoctone a bacca rossa della Sicilia. Ha seriamente corso il rischio di estinguersi, passando da 2000 ettari a 200, mentre oggi riprende quota e si aggira intorno ai 600, delimitando nelle province di Agrigento, Trapani e Palermo il suo habitat ideale. La resa non è particolarmente bassa e non è debole sul fronte delle malattie, pecca però sugli scostamenti sui valori dell’acidità in maturazione, rendendo i vini rustici ma talvolta piatti, caratterizzandosi per note non sempre gradevoli. Questo ci lascia intuire che serve una maggiore cura, quindi, per come lo interpretiamo noi, minore macerazione e una migliore osservazione in fase di maturazione, dividendo anche i tempi di raccolta. Se trattato bene dalla vigna alla bottiglia, può davvero sorprendere, come nel caso del nostro Metodo Classico che comincia a piacerci a tal punto da indurci nell’avviare anche un MC rosato quest’anno oltre a un esperimento piuttosto particolare, in cui un nostro particolare brevetto ci permette di ottenere la grappa di Perricone.

Circa il Catarratto, invece, è coltivato già dal 1600. Il bianco comune è la base di questa storia che ha creato nel dopoguerra diversi cloni, abbastanza diversi da quello di partenza. Per descriverlo in una parola: irregolarità. Nel colore, la forma del grappolo, le sensazioni tattili, il Catarratto sa rendersi unico in ogni suo esemplare. Trova poi qui caratteristiche molto interessanti, che valorizziamo dal 2009 con un Metodo Classico e un rifermentato in bottiglia, oltre al blend con il Grillo che lo rende capace di amplificare le sensazioni dal tocco tutto siciliano. Da tenere sotto osservazione i suoi comportamenti anche su medie e lunghe macerazioni, sempre attenti nel rilascio e nelle estrazioni per mantenere il vino coerente con gli schemi di partenza.

Cosa rappresenta la linea “voria”?

Iniziata dal 2015, è una parola siciliana che indica una brezza fresca che viene a cullarci. L’idea è un vino di pronta beva che abbia ancora quel profumo tipico di chi entra in Cantina, quindi brevissimi affinamenti sui lieviti per permettere ai primari di emergere. Oggi sono 3 etichette, anche in questo caso a base Catarratto e Perricone. Vuole puntare alla curiosità dei giovani, per non soffermarsi troppo sulle specifiche bensì su piacevolezza per potersi appassionare al territorio. Un vento benevolo che oggi accarezza ben 12 Paesi, in cui il 3’ per quota di volumi è la Francia, con diversi locali su Parigi che apprezzano particolarmente la nostra gamma. I nostri sono vini di luce, in cui salinità e mineralità sono l’identikit di una Sicilia autentica.

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